Rifugiati climatici e loss & damage, le priorità ONU su crisi climatica e diritti umani

Ieri a Ginevra il 1° Special Rapporteur ONU su clima e diritti umani, nominato ad aprile, ha illustrato la sua agenda. Al primo posto il riconoscimento dei rifugiati climatici

Crisi climatica e diritti umani: le priorità Ian Fry, Special Rapporteur ONU
crediti: Adopt A Negotiator via Flickr | CC BY-ND 2.0

Fry: “L’enorme costo umano della crisi climatica viene ignorato”

(Rinnovabili.it) – “L’enorme costo umano della crisi climatica viene ignorato. Sentiamo parlare di soccorsi in caso di disastri, ma i costi a lungo termine non vengono affrontati. Dobbiamo fornire un sostegno duraturo alle persone colpite dal cambiamento climatico”. Con queste parole, il nuovo Special Rapporteur dell’ONU per climate change e diritti umani, Ian Fry, ieri ha presentato la sua agenda al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite a Ginevra.  

Rifugiati climatici

Al primo posto nell’agenda sulla crisi climatica, Fry mette i rifugiati climatici. Oggi chi è costretto a lasciare il proprio paese a causa di disastri climatici non ha nessun riconoscimento dal punto di vista giuridico. La convenzione di Ginevra, che regola la definizione di rifugiato accettata a livello internazionale, non prevede il clima tra i fattori che permettono di accedere a forme di protezione internazionale.

Questa situazione deve cambiare, si propone Fry. Il suo obiettivo, ha spiegato a Ginevra, è “affrontare le implicazioni sui diritti umani dello sfollamento dovuto ai cambiamenti climatici, compresa la protezione legale delle persone sfollate attraverso i confini internazionali.

Le altre priorità su crisi climatica e diritti umani

C’è poi grande attenzione ai paesi e alle popolazioni più vulnerabili. Nel radar dello Special Rapporteur finisce la finanza climatica “con enfasi particolare sul loss and damage, cioè il meccanismo per compensare le vittime del climate change delle perdite e i danni subiti che è ancora in discussione alla COP27.

Un tema che Fry conosce bene, avendo negoziato l’accordo di Parigi nel 2015 dove se ne era iniziato a parlare per Tuvalu, l’arcipelago del Pacifico per cui l’aumento del livello del mare è una minaccia tanto esistenziale quanto concreta.

Tra gli altri punti nell’agenda su crisi climatica e diritti umani, Fry mette il supporto ai contenziosi climatici, la promozione del principio della giustizia intergenerazionale, la giusta transizione per i lavoratori delle industrie a maggior tenore emissivo, le nuove tecnologie per mitigazione e adattamento.

Articolo precedenteIsole sostenibili, il report sulle isole minori di Legambiente e CNR
Articolo successivoConsiglio Ue, chi rifiuta lo stop alle nuove auto endotermiche nel 2035?

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui