Disgelo tra Cina e USA al G20 di Bali, riparte la cooperazione sulla crisi climatica

Il faccia a faccia tra Biden e Xi riavvia la macchina della cooperazione sul clima tra i due più grandi inquinatori mondiali. Il primo test è evitare il fallimento della COP27

Crisi climatica: a Bali va in scena il disgelo tra Cina e USA
李 季霖 via Flickr | CC BY-SA 2.0

Il dossier climate change era congelato da agosto per le tensioni sulla visita di Nancy Pelosi a Taiwan

(Rinnovabili.it) – Il G20 di Bali porta il disgelo tra Cina e Usa. Almeno per quanto riguarda la cooperazione sulla crisi climatica. Il bilaterale tra il presidente Joe Biden e uno Xi Jinping fresco di storica riconferma ai vertici del partito e dello stato cinese ha rimesso in modo la collaborazione tra i due più grandi inquinatori mondiali. Ritenuta essenziale per strappare risultati decenti alla COP27 in Egitto.

L’incontro sull’isola indonesiana chiude 4 mesi di nuovi irrigidimenti tra le due superpotenze. Tensioni innescate dalla visita della speaker della Camera, Nancy Pelosi, a Taiwan, l’isola che Pechino rivendica come parte integrante dello stato cinese. Lo scorso agosto la risposta di Xi era stata durissima: blocco della cooperazione su molti dossier, tra cui appunto il contrasto alla crisi climatica. Una decisione che ha sicuramente contribuito a rallentare i progressi nei negoziati al vertice sul clima.

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Proprio ai negoziati in corso a Sharm el-Sheikh si riferisce esplicitamente il comunicato della Cina sul bilaterale con gli Stati Uniti. I due paesi, si legge, “hanno concordato di lavorare insieme per promuovere il successo della ventisettesima Conferenza delle Parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici”. Mentre “la risposta al climate change” è definita inseparabile dal “coordinamento e cooperazione” tra Cina e USA. Da parte americana si afferma invece più genericamente che “Stati Uniti e Cina devono collaborare per affrontare le sfide transnazionali” ma si cita al primo posto la crisi climatica, davanti alla stabilità macroeconomica globale, la sicurezza sanitaria e la sicurezza alimentare globale.

Che sia vero disgelo lo si capisce anche da un altro, importante segnale. Proprio ieri l’inviato speciale per il clima di Pechino, Xie Zenhua, ha assicurato che la Cina non si oppone a mantenere l’obiettivo degli 1,5 gradi come principale punto di riferimento per l’azione climatica e di metterlo nero su bianco nell’accordo finale della COP27, come già fatto l’anno scorso a Glasgow. Un’affermazione importante visto che proprio la Cina, insieme ad altri paesi, in questi giorni ha lavorato dietro le quinte per indebolire il riferimento agli 1,5°C e tenere solo quello ai 2°C. Una posizione che era stata denunciata – pur senza fare nomi – dall’omologo USA di Xie, John Kerry.

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