C’è solo una via d’uscita dalla crisi climatica: chi inquina deve pagare. Parola dell’ONU

In un discorso molto affilato, il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, cita esplicitamente la necessità di passi concreti sul capitolo perdite e danni, il nodo più difficile da sciogliere dell’Accordo di Parigi: “è giunto il momento di andare oltre le discussioni infinite”

Crisi climatica: Onu, extraprofitti e Loss & Damage sono le priorità
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L’intervento di Guterres alla 77° UNGA ha messo al centro la crisi climatica

(Rinnovabili.it) – Tutte le economie avanzate dovrebbero “tassare gli extraprofitti delle compagnie fossili”. E usare il gruzzolo per attutire gli effetti della crisi climatica, di quella energetica e di quella alimentare. “Questi fondi dovrebbero essere reindirizzati in due modi: ai Paesi che subiscono perdite e danni causati dalla crisi climatica e alle persone che lottano con l’aumento dei prezzi di cibo ed energia”. Misure che, a considerarle bene, poggiano su un solo, semplice e sacrosanto principio: polluters must pay, “chi inquina deve pagare”. Lo ha detto il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, aprendo i lavori della 77° assemblea generale ieri al Palazzo di Vetro di New York.

Le perdite e i danni al centro dell’agenda Onu sulla crisi climatica

Un discorso più affilato del solito, più puntuale nell’indicare la via d’uscita dalle crisi multiple di questi anni, quello pronunciato dal diplomatico portoghese che da tempo, in ogni suo intervento, chiede ai governi di mettere fine alla “guerra suicida contro la natura” e di superare la “dipendenza” dalle fossili.

Il passaggio sugli extraprofitti è in linea con quanto deciso in queste settimane dall’Unione Europea. La Commissione ha appena presentato un pacchetto di misure contro la crisi energetica in vista dell’inverno senza gas russo, tra le quali prevede un “contributo di solidarietà” del 33% sui profitti da parte delle compagnie che producono petrolio, gas, carbone e prodotti raffinati. Profitti che, col balzo del MWh di oltre 7 volte visto negli ultimi 12 mesi, sono lievitati a dismisura. I riflettori adesso si spostano sugli Stati Uniti, dove il ricorso a questa formula invece fa storcere il naso a molti.

Se con la tassa sugli extraprofitti si mettono al riparo i cittadini dalla crisi energetica, per affrontare seriamente quella climatica c’è un tema che non è più rimandabile, suggerisce Guterres. Si tratta dei Loss & Damage, le cosiddette “perdite e danni”, vale a dire quella parte di finanza climatica che i paesi più ricchi – e più responsabili dell’aumento storico dei gas serra – dovrebbero sborsare in favore di quelli più vulnerabili, che stanno già subendo in modo evidente l’impatto del climate change.

Un tema, questo, che è al centro di un braccio di ferro in vista della COP27. I paesi più ricchi avrebbero volentieri fatto a meno di discuterne e infatti non era nemmeno finito in agenda, in un primo momento. Poi la pressione internazionale è salita, anche per iniziativa di parte del G77 – un gruppo di oltre 130 paesi che coordina le proprie azioni su alcuni temi nei consessi internazionali -, e i Loss & Damage sono tornati al centro del dibattito.

Il fatto che Guterres abbia usato proprio questa espressione, loss and damage, in apertura del suo discorso, è tutt’altro che casuale. Infatti è un punto su cui è tornato pochi minuti dopo. Con molta precisione e senza giri di parole. È giunto il momento di andare oltre le discussioni infinite.  I Paesi vulnerabili hanno bisogno di azioni significative. Le perdite e i danni si stanno verificando ora, danneggiando le persone e le economie, e devono essere affrontati ora – a partire dalla COP27. Si tratta di una questione fondamentale di giustizia climatica, solidarietà internazionale e fiducia”, ha detto il segretario generale dell’Onu.

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