Dietro la bistecca 100% italiana c’è la deforestazione del Gran Chaco in Argentina

La deforestazione del Gran Chaco ha già distrutto 14 milioni di ettari, più di tutta la superficie agricola italiana. Tramite la farina di soia, l’intera filiera della zootecnia italiana è coinvolta

Deforestazione del Gran Chaco: l’impatto della zootecnia italiana in Argentina
Photo by Daniela Paola Alchapar on Unsplash

La deforestazione del Gran Chaco ha già distrutto 14 mln ha, più dell’intera superficie agricola italiana

(Rinnovabili.it) – Prendete un litro di latte, un petto di pollo, una braciola di maiale o un filetto di vacca. Tutti prodotti interamente italiani. In più di un caso su tre, comprando questi alimenti avete contribuito senza volerlo alla distruzione dell’ecosistema più ricco di biodiversità dell’Argentina attraverso la deforestazione del Gran Chaco. Come? Colpa della farina di soia, ingrediente centrale nella dieta degli allevamenti per l’alto valore proteico. L’Italia ne importa metà del fabbisogno e, di questa quota, il 77% viene dal paese sudamericano. Dove peraltro si produce esclusivamente soia da sementi geneticamente modificate.

Il Chaco americano è il secondo sistema forestale più grande del Sud America, dopo l’Amazzonia. La foresta secca più grande e importante del pianeta. La deforestazione del Gran Chaco ha già distrutto 14 milioni di ettari, più di tutta la superficie agricola italiana. Nel Chaco vivono più di 3400 specie di piante, 500 specie di uccelli, 150 mammiferi e più di 200 rettili e anfibi.

I riflettori sulla deforestazione del Gran Chaco

A ricostruire la filiera e individuare la zona d’origine della soia impiegata nelle formule dalla zootecnia del Belpaese è il rapporto “Soia – La via dell’ecocidio” a cui hanno lavorato le ong Periodistas por el planeta, Madre Brava, Somos Monte e l’italiana Fairwatch. “I tre principali commercianti di grano che esportano soia argentina e farina di soia in Italia sono la cinese Cofco, l’argentina Aceitera General Deheza e l’americana Bunge, rispettivamente con 712, 298 e 282mila tonnellate nel 2019”, scrivono gli autori. “Abbiamo potuto verificare che questi stessi venditori hanno enormi impianti di raccolta nelle aree devastate dalla deforestazione delle province settentrionali dell’Argentina”.

Ci sono buoni motivi per preoccuparsi della farina di soia argentina e delle scelte della filiera italiana. Tra i prodotti agricoli legati alla deforestazione, la soia è la principale causa di deforestazione associata ai consumi europei. In effetti, la soia destinata a nutrire polli, maiali e mucche europei ha causato più deforestazione di qualsiasi altro prodotto importato nell’UE tra il 2005 e il 2017, anche più dell’olio di palma.

Poi, perché è tutta la zootecnia italiana che usa la soia argentina. “Non è possibile collegare un solo prodotto alla deforestazione del Gran Chaco, poiché la farina di soia è impiegata lungo tutta la filiera alimentare italiana”, spiega il rapporto. Non solo. La soia prodotta nel nord, dove si trova questo ecosistema, viene miscelata quella prodotta nella regione della Pampa. Il mix è destinato alla penisola italiana, quindi tutta la farina viene contaminata con la soia frutto della deforestazione. Tutto ciò è destinato ad aumentare, peraltro, se l’Europa darà il via libera al trattato UE-Mercosur, l’accordo di libero scambio con 4 paesi latinoamericani.

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