Emissioni agricole, la Nuova Zelanda pensa a una tassa su vacche e concimi

La proposta arriva dall’agro-industria ed è tutto fuorché ambiziosa. Taglierebbe le emissioni di metano al massimo del 5,5% entro il 2030 e quelle del protossido di azoto al più del 3,2%

Emissioni agricole: la Nuova Zelanda prova a tassare il metano enterico
Foto di Wolfgang Ehrecke da Pixabay

Le emissioni agricole sono quasi il 50% del totale nazionale

(Rinnovabili.it) – La Nuova Zelanda potrebbe introdurre una tassa sulle emissioni agricole e, soprattutto, quelle degli allevamenti industriali. Due comparti che insieme rappresentano circa il 50% dei gas serra totali del paese. Ma c’è un ma. La proposta arriva da He Waka Eke Noa (HWEN), una partnership tra il governo e i big dell’agro-industria neozelandese tra cui Federated Farmers, Beef & Lamb and Dairy NZ. E potrebbe rivelarsi poco più di una misura cosmetica, che non abbatte davvero le emissioni.

Il piano di riduzione dei gas serra, d’altronde, è un rimedio per evitare di dover attuare tagli più seri o sborsare molti soldi. La premier neozelandese, Jacinda Andern, nei mesi scorsi aveva messo il comparto agricolo e zootecnico di fronte a un bivio. O spunta un piano di settore per abbattere le emissioni agricole, oppure scatta in automatico l’ingresso nell’ETS nazionale.

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Così è nata la proposta di HWEN. Se si scorre il piano di 84 pagine, però, si scopre che l’agro-industria propone ben poche riforme, e che l’impatto reale sarà probabilmente minimo. A dirlo sono gli autori stessi del documento: “se si applicasse un’imposta a livello di azienda agricola alle emissioni agricole, insieme a incentivi per azioni di riduzione delle emissioni, si potrebbe ottenere un’ulteriore riduzione del 4-5,5% delle emissioni lorde di metano e del 2,9-3,2% delle emissioni lorde di protossido di azoto da qui al 2030”.

In pratica, la proposta introdurrebbe un sistema di tassazione con coefficienti differenziati in base al tipo di gas serra (a seconda della permanenza più o meno lunga in atmosfera). Il calcolo delle emissioni agricole lo farebbe l’azienda stessa, attraverso un sistema centralizzato (ma immettendo dati autodichiarati). In più, lo stato dovrebbe fornire incentivi per tecnologie e misure che permettono di abbattere le emissioni e aumentare il sequestro del carbonio.

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In sintesi: il problema è il metano, ma siccome questo gas con potere climalterante 82,5 volte maggiore della CO2 nei primi 20 anni dura in atmosfera molto meno dell’anidride carbonica, allora il sistema farebbe pagare molto poco per il CH4. Questo è uno dei motivi per cui la proposta sulle emissioni agricole è stata immediatamente bocciata da Greenpeace Aotearoa, il ramo nazionale della ong.

“Il governo deve abbandonare l’idea dell’autoregolamentazione dell’industria, far entrare l’agroindustria a pieno titolo nel sistema di scambio delle quote di emissione ed eliminare gradualmente i fertilizzanti sintetici a base di azoto, che sono alla base delle emissioni agricole”, ha commentato Christine Rose di Greenpeace.

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