La via cinese al taglio delle emissioni di gas serra

Serve un tetto assoluto alla CO2. Un passo inedito per la Cina. Ma necessario. E una revisione profonda dell’ETS appena lanciato. Tempistiche certe su elettrificazione dei trasporti e addio ai veicoli ICE. E stop graduale agli investimenti esteri nel carbone. Lo sostiene un centro di ricerca cinese molto vicino al governo

Emissioni di gas serra: le priorità per la Cina
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I consigli di policy del CCICED a Pechino per abbattere le emissioni di gas serra

(Rinnovabili.it) – La Cina deve mettere un tetto assoluto alle sue emissioni di gas serra, almeno da qui al 2025. Altrimenti rischia di non centrare i suoi obiettivi sul clima. È il suggerimento più importante che arriva a Pechino dal China Council for International Cooperation on Environment and Development (CCICED), che è uno dei centri di ricerca più importanti del paese ed è guidato dal vicepremier Han Zheng.

In un documento molto denso, il CCICED mette in fila i consigli di policy con cui la Cina può sincronizzare la sua transizione ecologica con gli obiettivi che si è data, vale a dire raggiungere il picco di carbonio entro il 2030 e la neutralità climatica prima del 2060. Target annunciati per la prima volta dal presidente Xi Jinping ormai un anno fa, senza altri dettagli fondamentali sulle tempistiche e sulle azioni prioritarie. Anche il quattordicesimo piano quinquennale pubblicato lo scorso marzo resta sul vago nei capitoli dedicati alla transizione energetica.

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Sulle emissioni di gas serra Pechino deve compiere un passo del tutto inedito, sostengono i ricercatori. Stabilire un valore massimo alle emissioni di gas serra è qualcosa che la Cina ha sempre voluto evitare. Il governo ha preferito indicare obiettivi di intensità energetica e intensità di carbonio in modo da garantirsi più flessibilità e spazio di manovra.

Ma il CCICED avverte: può non bastare. Per essere certi di far calare il volume emissivo del paese entro la fine del decennio, l’esecutivo deve assegnare un tetto massimo a ciascuna provincia e a determinate industrie, quelle più inquinanti.

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Altre azioni sono fondamentali per raddrizzare la rotta. Tra quelle più urgenti, il CCICED indica apportare dei correttivi al sistema ETS appena inaugurato. È un mercato del carbonio enorme, anche se per ora copre soltanto il settore energetico: regola qualcosa come il 15% delle emissioni di gas serra mondiali. Ma non ha un tetto prestabilito al numero di quote che si possono scambiare, e i suoi prezzi restano molto bassi (circa 7 euro per tonnellata di CO2, mentre l’ETS UE viaggia sui 60 euro).

In parallelo, Pechino deve anche stendere dei piani dettagliati per l’elettrificazione del suo sistema di trasporto e per il phase out dei veicoli convenzionali a combustione. Inoltre, deve impegnarsi per riconvertire il sistema energetico in modo che sia basato sulle energie rinnovabili. Un capitolo anche sul carbone, ma solo a proposito di quello estero: il documento afferma che la Cina dovrebbe “limitare e fermare gradualmente” l’uso di fondi pubblici negli investimenti esteri di energia dal carbone. Una richiesta, questa, messa sul tavolo solo pochi giorni fa dall’inviato speciale di Biden sul clima John Kerry.

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