L’estrazione di Bitcoin fa male al clima come l’industria delle fossili

Uno studio pubblicato su Scientific Reports calcola il danno a clima e ambiente delle criptovalute come percentuale del loro valore di mercato. E lo paragona con quello di altri beni. I Bitcoin fanno male al clima come il gas fossile o l’industria della carne

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Foto di Photospirit da Pixabay

Nuove stime sul peso per il clima del mining di criptovalute

(Rinnovabili.it) – Il danno al clima e all’ambiente generato dall’estrazione di Bitcoin è pari a 1/3 del valore di mercato generato dalla criptovaluta dalla sua comparsa ad oggi. Cioè: alto, altissimo. Un impatto climatico, per avere un’idea più precisa, che è paragonabile a quello della filiera globale del gas fossile o dell’allevamento di bestiame.

Lo ha calcolato lo studio Economic estimation of Bitcoin mining’s climate damages demonstrates closer resemblance to digital crude than digital gold pubblicato su Scientific Reports. Gli autori calcolano l’impatto sul clima di una serie di beni in termini di percentuale sul loro valore di mercato. E permettono così di confrontarne le performance climatiche, stimate come la media durante il periodo 2016-2021.

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Tre i risultati principali per quanto riguarda l’estrazione di Bitcoin. Nei 5 anni esaminati, i danni climatici per moneta sono aumentati, anziché diminuire, con la maturazione dell’industria. In alcuni frangenti va peggio: “durante alcuni periodi di tempo, i danni climatici superano il prezzo di ogni moneta creata”. L’anno peggiore è il 2020, quando la percentuale dei danni sul valore totale era all’82%. Ma il superamento del 100% non è raro: accade in media una volta ogni 20 giorni. In ogni caso, la media sul lustro, calcolano gli autori, è che per ogni dollaro di valore di Bitcoin, l’impatto climatico ne vale 0,35 centesimi.

Valori del tutto in linea con l’industria globale della carne, che negli ultimi 5 anni avrebbe accumulato danni climatici pari al 33% del proprio valore di mercato. E appena sotto quelli dell’industria del gas fossile, che sale al 46%, e della benzina (41%). D’altronde l’estrazione di Bitcoin è talmente energy intensive da superare abbondantemente il consumo energetico annuo di interi paesi ad economia avanzata, come l’Austria o la Svezia. Secondo alcune stime, ogni singola transazione in Bitcoin “brucia” 700 kWh di elettricità, il consumo energetico annuo di un cittadino del Marocco.

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