Prevedere le frane, Paola Reichenbach è la 1° donna insignita della Varnes Medal

Il riconoscimento le è stato conferito per il contributo scientifico e per l’impegno profuso a livello internazionale nello sviluppo di metodi e tecniche innovative per la modellazione della suscettibilità e pericolosità da frana, e per il costante ruolo di mentore svolto nell’ambito di numerose collaborazioni con ricercatori e studenti della comunità scientifica internazionale.

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Prevedere le frane, Paola Reichenbach è la 1° donna insignita della Varnes Medal
via depositphotos.com

dii Paola Salvati

(Rinnovabili.it) – Il 6 novembre si è concluso a Kyoto (Giappone) il Quinto Forum mondiale sulle frane (World Landslide Forum), che ha visto l’attiva partecipazione in presenza e in modalità virtuale di centinaia di studiosi della comunità scientifica internazionale interessata alla tematica. Questa conferenza si svolge ogni tre anni e offre agli iscritti un vasto programma, suddiviso in sessioni tematiche durante le quali vengono presentati ed esaminati casi di studio da tutto il mondo e contributi che affrontano i molteplici aspetti legati al tema della franosità.

In particolare, sono stati descritti e discussi argomenti che riguardano il riconoscimento e la mappatura dei dissesti attraverso le più moderne tecnologie, l’applicazione di modelli statistici per la previsione spaziale e temporale delle frane, nonché l’utilizzo di sofisticati strumenti per il monitoraggio da terra o da satellite e la valutazione di possibili scenari di danno atteso.

Nell’ampio programma del forum, particolare interesse riscuote la sessione relativa al conferimento di premi e medaglie con i quali si onorano gli scienziati che si sono distinti per la rilevanza delle ricerche svolte e per il contributo scientifico apportato in campo internazionale. Tra i premi assegnati ogni anno dall’International Consortium on Landslides (ICL) uno tra i più prestigiosi è la Varnes Medal, che per il 2021 è stata assegnata alla dottoressa Paola Reichenbach, dirigente di ricerca dell’Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del Consiglio nazionale delle ricerche (Irpi-Cnr). Il riconoscimento le è stato conferito per il contributo scientifico e per l’impegno profuso a livello internazionale nello sviluppo di metodi e tecniche innovative per la modellazione della suscettibilità e pericolosità da frana, e per il costante ruolo di mentore svolto nell’ambito di numerose collaborazioni con ricercatori e studenti della comunità scientifica internazionale. A questo premio sono legati grandi nomi di scienziati che, come si dice, hanno fatto scuola e costituito le basi fondanti degli avanzamenti scientifici sviluppati negli ultimi venti anni.

Abbiamo domandato alla dottoressa Reichenbach come ha appreso la notizia e quale sia stata la sua prima reazione. “Ho accolto la comunicazione dell’ICL con grande stupore, immaginabile emozione e immenso onore, anche perché è la prima volta che una ricercatrice donna riceve questo premio. Ho trascorso una considerevole parte della mia carriera occupandomi dei molteplici aspetti che riguardano i movimenti franosi, un lungo e costante lavoro svolto insieme ai colleghi del gruppo di ricerca di Geomorfologia dell’Irpi di Perugia e alle numerose collaborazioni intraprese a livello nazionale e internazionale, ma non avrei mai pensato di poter raggiungere questo traguardo”.

Per capire meglio la sua storia e come sia arrivata ad essere un riferimento per la comunità internazionale le abbiamo chiesto di rispondere ad alcune domande. 

Non è facile riassumere in poche battute la sua carriera e le sue esperienze lavorative, ma come è iniziato il suo percorso?

La mia esperienza scientifica è iniziata con una produttiva permanenza presso il servizio Geologico Americano (USGS) come visiting scientist. Durante questo periodo ho avuto la possibilità di applicare all’Italia le tecniche, al tempo pionieristiche, della geografia digitale e dei sistemi informativi territoriali (GIS). Negli anni ‘90, né il nostro Istituto né l’USGS avevano a disposizione la potenza di calcolo indispensabile per l’elaborazione dei dati, era stato quindi necessario utilizzare le infrastrutture e le attrezzature della NASA. Numerosi lavori scientifici sono stati poi realizzati utilizzando modelli statistici e sistemi informativi territoriali. L’esperienza negli Stati Uniti è stata sicuramente molto formativa perché mi ha permesso di conoscere e interagire con realtà di ricerca internazionali, elemento fondamentale per la crescita di ogni singolo ricercatore. Successivamente ho svolto gran parte della mia attività presso il gruppo di Geomorfologia dell’IRPI di Perugia, mantenendo e costruendo una rete di rapporti con altri enti di ricerca italiani, europei e internazionali. Le conoscenze relative ai sistemi informativi territoriali, acquisite presso l’USGS, sono state di grande supporto nel campo della mappatura dei movimenti franosi e della modellistica della suscettibilità e pericolosità da frana.

Perché è così importante la ricerca nel campo della modellazione della suscettibilità e pericolosità da frana?  

Un modello di suscettibilità fornisce informazioni estremamente importanti per un territorio, perché misura la sua propensione a franare. Questi modelli statistici di classificazione si basano sull’identificazione di relazioni statistiche fra la presenza o l’assenza di frane e alcune variabili geo-ambientali che caratterizzano il territorio. Il prodotto finale più noto e diffuso sono le mappe di suscettibilità. Queste mappe rappresentano l’importante informazione di base, propedeutica alle successive elaborazioni finalizzate alla zonazione della pericolosità e del rischio da frana.  Ecco perché queste ricerche sono rilevanti nel settore della gestione del territorio, in quanto possono essere considerati strumenti a supporto della pianificazione territoriale, e nel campo della protezione civile. In Italia abbiamo sistemi molto complessi di previsione delle frane e le carte di suscettibilità possono essere un importante componente dei sistemi di allertamento per la possibile occorrenza di fenomeni franosi indotti da piogge. Il Dipartimento della protezione civile nazionale, per esempio, ha a disposizione un sistema di allertamento nazionale realizzato dall’istituto dove lavoro, che può essere utilizzato insieme alle procedure definite per individuare le criticità meteorologica.

Come vengono recepite dalla popolazione e dagli amministratori i risultati delle ricerche sulla franosità?

Purtroppo non sempre le informazioni e le analisi fornite dal “mondo scientifico” quali strumenti per una gestione consapevole del territorio, riescono a essere pienamente comprese e utilizzate da chi si occupa di pianificazione e controllo. Molto spesso si tratta di un problema lessicale, un problema di linguaggio. A volte le parole hanno un significato diverso a seconda del contesto nel quale si usano e quindi il messaggio fornito della comunità scientifica non viene recepito nella maniera corretta. Inoltre la percezione del rischio da frana, fondamentale per il successo di molte strategie di adattamento e di riduzione, non è sempre corretta. Una recente ricerca sull’argomento, ha evidenziato che parte della popolazione italiana ha in genere una scarsa consapevolezza delle conseguenze e della probabilità di occorrenza di eventi idrogeologici calamitosi, nonostante tutte le regioni italiane siano state ripetutamente interessate da frane e inondazioni con effetti sulla popolazione, sugli edifici e sulle infrastrutture. Il mondo scientifico dovrebbe strutturare ancor più di adesso parte delle proprie attività verso una corretta comunicazione e divulgazione.

Come sappiamo lei è la prima ricercatrice donna a ricevere la Varnes Medal, fino ad oggi appannaggio di soli uomini. Questo testimonia il fatto che la ricerca in questo campo non offre molte possibilità di ricoprire posizioni apicali e riconoscimenti internazionali alle donne. Che consigli si sentirebbe di dare a una giovane ricercatrice che si affaccia a questo mestiere?

Penso che esistano ancora una notevole difficoltà e pregiudizio nei confronti delle donne, soprattutto per quanto riguarda la progressione di carriera e il loro inquadramento nelle posizioni di vertice, come si evince dalla scarsa rappresentanza nei ruoli direttivi in tutti gli ambienti lavorativi. La situazione sta lentamente cambiando. In molti contesti è presente una maggiore attenzione e consapevolezza legata alla parità di genere, seppur collegata alla presenza di strumenti normativi di contrasto alla disuguaglianza.  

Mi auguro che si possa arrivare in tempi brevi a condizioni lavorative, nel nostro caso ad attività scientifiche, libere da condizionamenti, nelle quali le discipline siano accessibili e fruibili da entrambi i generi senza divisioni di ruoli derivate da preconcetti e stereotipi largamente superati. Non bisogna negare che esista una differenza tra uomini e donne ma questa diversità deve diventare uno strumento di crescita, di sviluppo e progresso e non essere considerata un ostacolo. Per questo motivo durante la cerimonia di premiazione ho dedicato il riconoscimento a tutte le donne che finalizzano le loro attività alla comprensione e all’analisi dei diversi aspetti scientifici, compresi tutti gli sforzi compiuti per divulgare e far conoscere al pubblico i risultati delle loro ricerche.

di Paola Salvati, referente di Irpi-Cnr della rubrica 4 Elements

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