La Strategia integrata per il mare dell’Italia

l ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani: è un grande crocevia dei problemi dell’ambiente, ha un’importanza trasversale. Proteggerlo significa difendere la biodiversità e l’economia. L’urgenza sui cambiamenti climatici è diventata capitale

mare
Foto di Máté Markovics da Pixabay

di Tommaso Tetro 

Un piano di monitoraggio e servizio anti-inquinamento 

(Rinnovabili.it) – “Abbiamo una strategia integrata per il mare” che è qualcosa di “un’importanza trasversale fondamentale”. Il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani parla in occasione della Giornata mondiale degli oceani, in una trasmissione ad hoc condotta Piero Angela su Rai play.

Dal ministero informano che “la direzione generale mare e coste è in prima linea nell’attuazione della Strategia marina, collaborando con l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) e il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa), gli istituti di ricerca e le aree marine protette”. C’è un “Piano di monitoraggio nazionale” che “prevede attività di campionamento trasversali al fine di indagare gli elementi caratteristici dell’ambiente marino e i fattori di pressione e di impatto che gravano sugli ecosistemi”. Ma non soltanto questo. Per il mare c’è anche un’ulteriore azione messa in campo dal ministero con il servizio antinquinamento marino che opera lungo le coste dell’Italia per prevenire e contrastare l’inquinamento da idrocarburi in mare, e l’avvio di un’attività sperimentale di raccolta dei rifiuti marini galleggianti e della plastica in mare.

Proteggere l’ambiente marino è “fondamentale, non solo per la conservazione della biodiversità, ma anche per la nostra economia; molti settori dipendono direttamente o indirettamente dai nostri mari, dagli oceani e dalle coste”.

Secondo Cingolani il mare rappresenta “il termosifone del Pianeta: copre il 70% della superficie ed è il primo scambiatore di calore”; per esempio “i cicli meteorologici dipendono dalla temperatura del mare. Variare la temperatura del mare ha un primo importantissimo effetto sulla variazione del clima globale. Questo genera altri problemi, il riscaldamento che porta allo scioglimento dei ghiacci, e questo innalza il livello dei mari, con grandi pericoli sulle coste; soprattutto l’Italia potrebbe soffrire dell’innalzamento dei mari in maniera sostanziale. L’innalzamento dei mari che oggi è intorno ai 19 centimetri rispetto al secolo scorso è tale a questo ritmo di riscaldamento e di scioglimento dei ghiacci che veramente rischiamo che i bambini che oggi sono alle scuole elementari quando avranno l’età mia, intorno ai 60 anni, si troveranno probabilmente a dover vivere lontano dalle coste perché le coste odierne non ci saranno più”.

Ma il mare è anche “una riserva di biodiversità enorme ed è anche una riserva alimentare: c’è più di un terzo della popolazione terrestre che ha una dieta a base di pesce; rappresenta comunque una sorgente di cibo enorme. Il mare insomma non è una cosa a sé è forse il grande crocevia di tutte le problematiche che riguardano l’ambiente e il nostro uso scriteriato dell’ambiente. Parlare di oceani in questo momento è parlare di futuro”.

L’acqua è una risorsa essenziale per il Pianeta, non solo dal punto di vista biologico ma anche economico. Tutti gli asset chiave legati all’oceano hanno un valore di circa 24mila miliardi di dollari arrivando a rappresentare la settima economia mondiale. In tutto il mondo sono circa 350 milioni le persone che lavorano in settori legati al mare e, solo in Europa, sono 5 milioni gli occupati nel campo della ‘blue economy‘. In Europa la ricchezza generata da questo comparto è cresciuta mediamente del 9,7% all’anno tra il 2009 e il 2016. I settori della ‘blue economy’: pesca, acquacoltura, turismo, biotecnologie marine, industrie estrattive, desalinizzazione, energia marina rinnovabile, trasporti marittimi, porti e servizi correlati, smaltimento dei rifiuti.

I mari e gli oceani rappresentano un ricco capitale naturale: coprono il 70% del Pianeta e occupano un’area di 360 milioni di chilometri quadrati. Oltre il 50% dell’ossigeno che respiriamo proviene dagli oceani e il 30% delle emissioni di carbonio viene assorbito dall’ambiente marino. Più del 90% delle merci scambiate viaggia via mare. La ‘blue economy’ produce mezzi di sussistenza “per oltre 820 milioni di persone. Il pesce fornisce a 3,2 miliardi di persone quasi il 20% dell’assunzione media di proteine animali“.

Poi, un tema caro al ministro. La lotta alla burocrazia che sembra più difficile di quella contro la natura. “Non ci possiamo permettere il lusso di seguire norme troppo arzigogolate – avverte Cingolani – è una sfida nella sfida. A volte ho la sensazione che sia più facile combattere l’ineluttabilità della natura, con le sue emergenze, che l’ineluttabilità delle norme che in fondo le facciamo noi. A livello nazionale la prima cosa da fare è avere la percezione che non abbiamo più tempo – osserva il ministro parlando degli effetti dei cambiamenti climatici – l’urgenza a questo punto è diventata capitale. La burocrazia deve capire, e in generale lo Stato, deve fare un grande lavoro di ottimizzazione. E questo vale per tantissimi aspetti della transizione ecologica, in cui non c’è più tempo da perdere”.

Mentre “a livello internazionale c’è un’ulteriore complicazione: la grande diseguaglianza. Mettere d’accordo 8 miliardi di persone è una sfida gigantesca. Questo è un problema globale. Per questo esiste la Cop26, il G20, e tutte le organizzazioni internazionali. Ma anche qui io temo che non ci sia più tempo da perdere: bisogna fare un po’ meno di diplomazia e un po’ più di fatti reali”.

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