La Commissione prepara una legge sul clima UE a favore dell’industria

Stallo ai negoziati. Il Consiglio non ha un nuovo mandato dagli Stati per scendere a compromessi. L’aula di Strasburgo lotta contro l’introduzione di un obiettivo ‘netto’ sui tagli alle emissioni che spianerebbe la strada a soluzioni nature-based

Legge sul clima UE: l’obiettivo al 2030 divide Parlamento e Consiglio
Foto di USA-Reiseblogger da Pixabay

Fumata nera al 5° round negoziale per la legge sul clima UE

(Rinnovabili.it) – Ancora una fumata nera per la legge sul clima UE. Nessun progresso con il quinto round negoziale del trilogo, il formato che mette allo stesso tavolo Commissione, europarlamento e Consiglio. La riunione del 26 marzo ha affrontato tutti i nodi principali, ma senza riuscire a sbloccare l’impasse. Tutto questo mentre la scadenza si avvicina. Bruxelles vorrebbe avere un ok definitivo al testo entro metà del prossimo mese, in modo da dimostrare al summit sul clima del 22 aprile, organizzato dagli Stati Uniti, di aver fatto i compiti a casa.

Il punto più rovente dei negoziati è l’obiettivo comunitario di riduzione delle emissioni. L’assemblea di Strasburgo continua a battersi per strappare il 60% di tagli rispetto ai livelli del 1990. Il Consiglio invece resta fermo al suo 55%, anche perché i ministri competenti dei Ventisette non hanno dato un nuovo mandato con la possibilità di arrivare a compromessi. La Commissione, che ha appoggiato l’obiettivo del 55%, in questo dialogo svolge la funzione del mediatore.

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 E in conferenza stampa, a chiusura lavori, ci pensa il parlamentare tedesco dei Verdi Michael Bloss a dare una descrizione icastica dell’ultimo round negoziale: “Non abbiamo ottenuto nulla. Non c’è accordo su niente. Non ci sono progressi. Questo è davvero frustrante per me, perché mi aspettavo che avremmo fatto dei progressi questa volta “, ha detto il rappresentante del team negoziale dell’europarlamento.

I negoziati si stanno svolgendo a porte chiuse, ma secondo fonti riservate sentite da Climate Home News il Consiglio starebbe bloccando tutto. L’assenza di un nuovo mandato da parte degli Stati viene mascherato dietro una sequela di questioni tecniche avanzate dal team negoziale.

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Ma Bloss bacchetta anche la Commissione. Il punto che più fa problema al parlamento è l’insistenza dell’esecutivo europeo su un aspetto molto scivoloso. Bruxelles vuole che la legge sul clima UE indichi un obiettivo “netto”. Cosa significa? In pratica, nel computo del taglio delle emissioni rientrerebbero non rientrerebbero soltanto i tagli effettivi, ma anche le compensazioni dovute al sequestro di carbonio ottenuto tramite agricoltura e foreste.

Il parlamento da questo orecchio non ci sente e pretende due carbon budget separati: uno per i tagli reali alle emissioni, e l’altro per i sequestri. La paura di Strasburgo è che un obiettivo “netto” permetta all’industria di piantare alberi invece di impegnarsi sul serio nella transizione verso un modello produttivo più pulito.

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