Il Recovery Fund per decarbonizzare la nostra economia

“Le risorse che l’Ue mette a disposizione della ripresa vanno usate per mettere in sicurezza il Paese e vincere la sfida climatica creando nuova economia e nuova occupazione”, scrive l’on. Muroni.

Recovery Fund

di Rossella Muroni 

(Rinnovabili.it) – Di fronte alla crisi del covid l’Europa si è dimostrata pronta a misure inedite, dalla sospensione del Patto di Stabilità ai fondi di Next Generation Eu. È una straordinaria occasione da cogliere per rilanciare economia e lavoro in chiave green. 

Dobbiamo quindi gettare le basi per una ripresa fondata su ricerca e innovazione, sulla neutralità climatica e sugli obiettivi di riduzione delle emissioni dell’Accordo sul Clima di Parigi. Come ci chiede l’Europa dobbiamo investire anche sulla parità di genere e sulle giovani generazioni. Perché è da loro che prendiamo in prestito sia le risorse che l’ambiente.

E come ho detto al Premier Conte in Aula alla Camera, nella discussione seguita alle sue comunicazioni in vista dell’importante Consiglio Europeo di questi giorni che dovrà chiudere l’accordo sul Recovery Fund, le risorse che l’Ue mette a disposizione della ripresa vanno usate per mettere in sicurezza il Paese e vincere la sfida climatica creando nuova economia e nuova occupazione. Dovranno quindi andare alla transizione climatica e la trasformazione della nostra economia dovrà essere al centro del piano che porteremo in Europa.  

Per un piano davvero efficace e capace di rilanciare la nostra economia in chiave green dobbiamo farci guidare dai principi di convergenza, resilienza e trasformazione. Dobbiamo anche dirci chiaramente che proprio la normalità cui molti vorrebbero tornare, fatta di sfruttamento rapace di risorse finite e insopportabili disuguaglianze diffuse, era il problema. E che non ha nulla del cambiamento radicale che ci serve, o della discontinuità richiesta rispetto al passato, la visione di sviluppo e futuro che ancora oggi esprime una parte della maggioranza. Basti pensare che proprio nel giorno in cui a Montecitorio discutevamo sull’accordo da chiudere in Europa rispetto al Next Generation Eu, 21 deputati del Pd hanno pensato di chiedere, con una risoluzione alle Commissioni Ambiente e Trasporti, risorse del Recovery Fund europeo non per vincere la sfida climatica e spingere sulla transizione ecologica, ma per costruire il vecchio caro Ponte sullo Stretto della berlusconiana Legge Obiettivo.  

Questo per dire che per essere un Paese ad alta sostenibilità sociale e ambientale servono il coraggio e la coerenza di investire le risorse che avremo a disposizione su decarbonizzazione dell’economia, rinnovabili, efficienza, recupero dei materiali, messa in sicurezza del territorio, mobilità e agricoltura sostenibili. Ossia su nuove filiere industriali e lavoro green. Tutto senza perdere di vista l’equità, la coesione e la giustizia sociale.

Già oggi l’Italia può competere a livello internazionale in termini di brevetti, ricerca e innovazioni. Peccato che troppo spesso le soluzioni made in Italy hanno cittadinanza all’estero, ma non in casa. È nostro il brevetto del solare a concentrazione, eppure abbiamo perso 300 milioni di investimenti perché non siamo riusciti a fare un singolo impianto, non siamo riusciti a passare dai progetti alla loro realizzazione. Nel nostro Paese per fare un campo eolico ci vogliono cinque anni, un tempo troppo lungo. Perché vuol dire che una volta realizzata, quella pala progettata cinque anni fa sarà ormai vecchia.

È questo il processo di semplificazione che serve al Paese: credere in noi stessi, darci regole certe e chiare, sapere cosa si deve fare per trasformare gli slogan, come il Green New Deal, in azioni economiche e ambientali davvero sostenibili e che guardino al futuro. Infine ci serve uno Stato che non rinunci la suo ruolo di indirizzo, ma che investa e spinga produzioni e consumi nella giusta direzione. Perché l‘ambiente non è un limite, ma la chiave di volta di uno sviluppo equo e sostenibile. Spero che l’Italia riesca a far passare questa linea in Europa, quella della sostenibilità e della solidarietà. Perché nessuno si salva da solo.

Per dirla con Spinelli, la via da percorrere non è facile né sicura, ma deve essere percorsa e lo sarà. 

di Rossella Muroni, ecologista e deputata LeU della Commissione Ambiente

1 commento

  1. Condivido quanto scritto dall’on. Muroni. Tra i vari settori, citati dall’on.Muroni, su cui il Paese deve avere il coraggio di investire risorse, è compreso anche quello della mobilità.
    Mai come oggi l’evoluzione dei mezzi di trasporto sta cambiando la vita della collettività e influenzando notevolmente lo sviluppo socio-economico puntando soprattutto sulla sostenibilità del cambiamento.
    Tra le varie tecnologie che puntano a rivoluzionare i servizi di trasporto si possono citare: l’auto elettrica a guida autonoma, gli aerei a propulsione elettrica e, nelle città di un futuro molto prossimo, veicoli elettrici capaci di decollare e atterrare in verticale.
    La propulsione elettrica si sta diffondendo nelle diverse modalità di trasporto (su strada, via mare e aerea) grazie soprattutto allo sviluppo dell’Ingegneria Elettrica che mette a disposizione avanzate tecnologie e metodologie di progettazione.
    In Italia, purtroppo fanalino di coda riguardo alla mobilità elettrica, considerando solo il trasporto su strada con auto e camion a propulsione elettrica, l’Ingegneria Elettrica consentirebbe di ricreare una industria elettromeccanica per la progettazione e costruzione di una nuova generazione di motori elettrici, e una nuova industria automobilistica per la progettazione e costruzione di una nuova generazione di mezzi di trasporto. Ciò consentirebbe di rilanciare la vera crescita del nostro paese e di generare occupazione per tanti giovani. Allora quale dovrebbe essere oggi il vero impegno della Politica? Dovrebbe essere quello di predisporre finalmente un piano industriale a medio e a lungo termine per dare l’opportunità al sistema delle imprese di rigenerarsi e, con l’impiego delle nuove avanzate tecnologie, di creare sviluppo e innovazione oggi indispensabili per la vera crescita del nostro paese.”
    Enzo Chiricozzi
    Professore Emerito di Macchine Elettriche nell’Università dell’Aquila

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