Quattro paesi ci spingono verso +5°C di riscaldamento globale

Il report di Paris Equity Check inchioda Pechino, Mosca, Brasilia e Canberra alle loro responsabilità in una fase densa di incontri internazionali sul clima, nei quali si decide la traiettoria del cambiamento climatico nei prossimi 10-30 anni

Clima: la traiettoria di riscaldamento globale segna ancora +2,4°C
Foto di Jürgen Jester da Pixabay

L’apporto di Cina, Russia, Brasile e Australia al riscaldamento globale

(Rinnovabili.it) – Il G20 Clima di Napoli che è finito venerdì scorso si è arenato proprio sui punti più importanti: lotta al riscaldamento globale, via sussidi alle fossili e stop al carbone. A bloccare un testo più ambizioso sono stati India, Russia, Cina, Arabia Saudita. Tra ieri e oggi il presidente della Cop26, il britannico Alok Sharma, sta tenendo una riunione con i ministri dell’Ambiente di una cinquantina di paesi per trovare un terreno comune e dare qualche chance di successo al vertice che si terrà a Glasgow a novembre. Anche qui il grosso dei problemi deriva dalla spaccatura tra le economie avanzate dei paesi del G7 e i paesi in via di sviluppo, con questi ultimi che frenano.

Sia il fallimento del G20 sia i timori di flop che circondano la COP26 sono scritti nero su bianco. Lo spiegano i ricercatori di Paris Equity Check, gruppo che determina quanto le traiettorie dei paesi sono in linea con l’accordo di Parigi, confrontando i contributi determinati a livello nazionale (NDC, i piani dichiarati dai singoli paesi) con le traiettorie di emissioni nazionali. Basta leggere gli NDC di Cina, Brasile, Russia e Australia.

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Le politiche di questi 4 paesi sono su una traiettoria tutt’altro che allineata con Parigi. A conti fatti, il riscaldamento globale implicato nei loro piani porterebbe il pianeta verso un drammatico +5°C. Un dato che ha origine nella continua dipendenza di queste economie dai combustibili fossili. Ma la discrepanza tra la traiettoria attuale e quella stabilita dall’accordo sul clima è così ampia che secondo i ricercatori è improbabile che la COP26 riesca a strappare un’intesa all’altezza delle aspettative.

Come spiega al Guardian Yann Robiou du Pont, ricercatore di Paris Equity Tracker: “La ricerca sottolinea ciò che molti di noi temono: le principali economie semplicemente non stanno facendo abbastanza per affrontare la crisi climatica e, in molti casi, i paesi del G20 ci stanno lasciando sulla buona strada verso un mondo di più ondate di calore, inondazioni ed eventi meteorologici estremi”.

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