Il braccio destro di Bolsonaro è indagato per traffico illegale di legname

Perquisizioni nella notte nelle abitazioni di Ricardo Salles, numero 1 del ministero dell’Ambiente e fedelissimo del presidente. Colpiti anche un suo stretto consigliere speciale e il capo dell’Ibama. Sospesi dall’incarico una decina di alti funzionari del dicastero. Il terremoto fa traballare Bolsonaro

Traffico illegale di legname: indagato il ministro dell’Ambiente brasiliano
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L’inchiesta sul traffico illegale di legname è partita dalla Florida a inizio 2020

(Rinnovabili.it) – Ricardo Salles ha favorito il traffico illegale di legname. Con questa accusa la polizia federale brasiliana ha fatto irruzione in casa dell’attuale ministro dell’Ambiente brasiliano la notte scorsa per una perquisizione. Stessa sorte è toccata al suo sottoposto, Eduardo Bim. Se il posto del ministro traballa, il presidente Bolsonaro vede incrinarsi le politiche di deforestazione selvaggia promosse dal 2019 a oggi.

Al centro dell’indagine c’è un sospetto traffico illegale di legname proveniente dall’Amazzonia e venduto sui mercati europei e negli Stati Uniti. Proprio dall’America sarebbe partita la scintilla che ha fatto scoppiare il caso. Secondo alcune fonti, tutto avrebbe avuto origine dal controllo di un carico sospetto al porto di Tampa, in Florida, avvenuto nel gennaio del 2020.

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Cosa è avvenuto esattamente? Una volta fermato il carico, le autorità americane hanno chiesto spiegazioni all’Ibama, l’agenzia di protezione ambientale brasiliana. I funzionari dell’agenzia hanno guardato le carte e sono giunti alla conclusione che si trattava di legname proveniente da deforestazione illegale. Poco dopo aver comunicato il responso ai colleghi negli States, però, è arrivato il dietrofront: i loro superiori dentro l’Ibama hanno bloccato tutto, sconfessando la prima versione e facendone passare un’altra, secondo cui il carico era perfettamente legale.

A stretto giro si è attivato Salles: a febbraio 2020 incontra i vertici di alcune delle compagnie coinvolte in quel carico sospetto. E poco dopo fa cambiare le leggi rendendo più semplice l’export: cioè togliendo alcuni requisiti di attestazione sull’origine del legname.  

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L’operazione ha già causato un terremoto tra i ranghi del ministero dell’Ambiente. Il giudice della Corte suprema brasiliana ha destituito una decina di funzionari di alto livello dell’Ibama, presieduta proprio da Bim. Controllato anche Leopoldo Penteado Butkiewicz, consigliere speciale di Salles.

Dall’arrivo di Bolsonaro alla presidenza del Brasile, nel gennaio 2019, la deforestazione in Brasile è tornata a crescere a ritmi che non si vedevano dal 2012. Bolsonaro ha facilitato il disboscamento, portato avanti una lotta senza quartiere alle ong e ai gruppi indigeni che si battono per la protezione dell’ecosistema delle foreste pluviali, e mandato l’esercito sul campo per intimidire gli attivisti con la scusa della lotta alla deforestazione.

Da qualche mese, il presidente brasiliano sta negoziando con gli Stati Uniti un accordo che impegnerebbe il Brasile a fermare il logging in cambio di un pagamento di almeno 1 miliardo di dollari l’anno. Al tavolo dei negoziati siedono anche Gran Bretagna, Norvegia e alcuni paesi europei. Il nodo della deforestazione è anche al centro della battaglia politica, tutta europea, sull’accordo UE-Mercosur. L’accordo di libero scambio tra Bruxelles e Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay non contiene garanzie di protezione dell’Amazzonia e delle altre foreste sudamericane e potrebbe favorire il disboscamento per monocolture come la soia.

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