A San Valentino dite no all’oro sporco

Per limitare i danni associati all’estrazione dei metalli preziosi a San Valentino i produttori di gioielli firmano la campagna contro l’oro sporco “No Dirty Gold” per salvare l’ambiente

San Valentino campagna no-dirty-gold-(Rinnovabili.it) – Tra fiori, regali e cioccolati c’è chi a San Valentino non dimentica l’importanza dell’impegno ambientale. Si tratta di oltre un centinaio di produttori  internazionali di gioielli hanno deciso di affiancare al rosso, colore della passione, anche il verde del rispetto per la natura impegnandosi ad acquistare metalli preziosi provenienti esclusivamente da miniere e giacimenti ecologicamente responsabili.

Aderendo alla campagna mondiale “No Dirty Gold” numerosi marchi tra cui Tiffany & Co., Wal-Mart, Cartier, e Argos hanno firmato l’impegno che oltre all’approvvigionamento sicuro delle materie prime lotta per il rispetto dei diritti dei lavoratori.

 

Quando si acquista un anello non si sa infatti che la produzione di quel gioiello ha creato in minera almeno 20 tonnellate di rifiuti. A rivelare i retroscena della produzione di oggetti preziosi la Earthworks che insieme all’EPA statunitense ha sottolineato dimostra come l’estrazione dei metalli sia l’attività a maggiore produzione di emissioni inquinanti tossici degli Stati Uniti. Inoltre, sottolineano le società, le miniere d’oro utilizzano un quantitativo di acqua pari al fabbisogno della popolazione di una grande città statunitense in un anno oltre ad ingenti quantitativi di energia. Calcolando nel giorno di San Valentino circa il 20% di chi fa un regalo sceglie un gioiello l’impatto di questa operazione costa al pianeta circa 4,4 miliardi di dollari. Per questo l’adesione alla campagna “No Dirty Gold” oltre a sensibilizzare produttori e gioiellieri vuole diffondere le 10 regole da seguire per gestire correttamente il settore.

“L’oro sporco non è certamente romantico” ha affermato Payal Sampat di Earthworks “I retailer non vogliono che i consumatori associno i gioielli in oro con fiumi inquinati e lavoro minorile, e si uniscono nel chiedere all’industria mineraria di ripulire tutti i processi.”