Sbiancamento dei coralli, a marzo la Barriera rischia una nuova catastrofe

Da un mese le temperature delle acque sono 2°C più alte della norma. La Noaa lancia l’allarme: nelle prossime settimane si verificherà di nuovo un esteso coral bleaching

Sbiancamento dei coralli, a marzo la Barriera rischia una nuova catastrofe

 

(Rinnovabili.it) – Torna l’allarme rosso per la Grande Barriera Corallina. La National  Oceanic and Atmospheric Administration americana (Noaa) ha appena rilasciato le nuove mappe termiche satellitari delle acque al largo dell’Australia orientale, dove le temperature sono già eccezionalmente alte dopo che la scorsa settimana una forte ondata di calore ha colpito il paese arrivando a picchi di 47°C. Sulla base di questi dati, gli scienziati prevedono che a marzo si possa verificare di nuovo uno sbiancamento dei coralli di massa, nelle stesse zone messe a dura prova lo scorso anno.

I dati sono stati confermati dalla Great Barrier Reef Marine Park Authority: da un mese le temperature superficiali del mare tra Cape Tribulation e Townsville sono fino a 2°C più alte della norma per questo periodo dell’anno. In realtà il processo di coral bleaching è già in atto, rivela la Australian Marine Conservation Society, che ha ottenuto delle evidenze fotografiche recenti in cui si vede senza ombra di dubbio che alcuni coralli nell’area dell’isola di Palm hanno già perso la loro pigmentazione.

 

I coralli iniziano a sbiancare quando le acque circostanti diventano più calde della norma. A meno che le temperature non scendano in tempi relativamente rapidi iniziano a morire. Nelle fasi di medio stress, invece di sbiancare i coralli diventano “fluorescenti” perché aumentano la loro pigmentazione. A questa fase segue la loro morte. È possibile che le parti del reef colpite dal bleaching si riprendano, ma affinché ciò avvenga è necessario un periodo di circa 5 anni senza nuovi stress termici.

Secondo le previsioni della Noaa, inoltre, nel mese di marzo le sezioni della barriera più a rischio sono quelle settentrionale e centrale. Proprio in questi settori tra 2015 e 2016 si è verificata una massiccia morìa di coralli, uccidendo in media tra il 70 e l’85% del reef. Considerando l’intera barriera, l’anno scorso è morto circa il 22% dei coralli. Nonostante sia stato l’evento più catastrofico della storia per questa meraviglia della natura protetta dall’Unesco, il governo australiano non ha aumentato a sufficienza il suo impegno per salvaguardarla. Mentre più organizzazioni ambientaliste stimano che servirebbero almeno 10 mld di dollari, l’esecutivo ne ha stanziati appena 2.

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