Stop agli HFC: a Vienna raggiunto l’accordo

L’accordo si regge su un compromesso e ha due velocità: per i paesi industrializzati lo stop avverrà nel 2030, mentre per quelli in via di sviluppo solo nel 2040

Stop agli HFC: a Vienna raggiunto l’accordo

 

(Rinnovabili.it) – I 197 paesi firmatari del Protocollo di Montreal hanno dato luce verde a una bozza di accordo per limitare l’uso degli idrofluorocarburi (HFC). Ieri, nella giornata conclusiva del summit di Vienna, sono state poste le basi per un patto globale sui gas ritenuti tra i maggiori responsabili dell’effetto serra, che possono essere 10mila volte più potenti in termini di capacità di riscaldare il pianeta rispetto alle emissioni di CO2. L’accordo dovrà ora essere approvato in via definitiva ad ottobre, durante l’incontro conclusivo di Kigali in Ruanda.

Il patto sugli HFC viene considerato anche dalle associazioni ambientaliste come uno dei progressi più importanti del 2016 per rispettare l’accordo sul clima raggiunto l’anno scorso a Parigi: a differenza della COP21, infatti, questo accordo sarà vincolante. Ulteriori misure per implementare l’accordo di Parigi saranno in discussione nel prossimo meeting internazionale, la COP22 di Marrakesh che si svolgerà a metà novembre.

 

A Vienna sono stati discussi e limati i dettagli dell’accordo e soprattutto le tempistiche. Dalla bozza emerge un piano globale a più velocità. I paesi più industrializzati si dovrebbero impegnare a bandire definitivamente gli HFC entro il 2030, mentre alle nazioni in via di sviluppo – che ne fanno largo uso e dovranno affrontare costi più alti per passare all’uso di nuove tecnologie – sono stati concessi 10 anni in più. Inoltre questi paesi potranno contare sul supporto finanziario di Stati Uniti e Unione Europea.

Mancano per ora dettagli certi sull’ammontare di questi aiuti. Per quanto riguarda la tempistica, invece, sembrano averla spuntata quei paesi – India in testa – che chiedevano un lasso di tempo maggiore per adeguarsi ai nuovi standard. Nuova Delhi è arrivata a Vienna chiedendo 15 anni (orizzonte che doveva valere per tutti e 197 i paesi), mentre gli Usa (e gli stati insulari) premevano per 5 anni. La soluzione a due velocità quindi è riuscita a mettere tutti d’accordo, concedendo quasi un decennio in più ai paesi più poveri, ma al prezzo di una tempistica ben più dilatata anche per le nazioni industrializzate.

Tutti gli occhi sono ora puntati sul summit finale di Kigali, che metterà la parola fine a un anno di incontri. I primi passi erano stati mossi a Dubai lo scorso novembre. Se verrà approvato, l’accordo sugli HFC dovrebbe risparmiare alla Terra un aumento della temperatura di circa mezzo grado entro la fine del secolo.

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