Copernicus, temperature globali: nuovo record nel 2019

L’anno appena terminato è stato è stato il secondo più caldo mai registrato al mondo e il primo nella classifica europea

Credit: Copernicus Sentinel Data processed by ESA, CC BY-SA 3.0 IGO
Credit: Copernicus Sentinel Data processed by ESA, CC BY-SA 3.0 IGO

I dati Copernicus mostrano un aumento delle temperature globali sia a breve che a lungo termine

(Rinnovabili.it) – Il 2019 è stato il secondo anno più caldo mai registrato e il primo se guarda ai termometri della sola Europa. A confermarlo sono in queste ore i dati diffusi dal Copernicus Climate Change Service (C3S). Il servizio mostra come le temperature globali del 2019 siano state di 0,04 gradi Celsius inferiori  solo a quelle del 2016, quando la colonnina di mercurio era salita di ben 0,12 gradi  grazie anche all’inteso contributo de El Nino.

Il celebre fenomeno climatico non si è fatto sentire lo scorso anno, ma nonostante ciò il riscaldamento ha segnato un record. Le temperature globali sono state di 0,6 gradi Celsius più alte rispetto alla media del 1981-2010 seguendo un trend  quasi immutabile. La temperatura terrestre degli ultimi cinque anni è stata infatti di 1,1 °C più alta rispetto ai tempi preindustriali e, come rivela il C3S, quest’ultimo lustro è stato in assoluto il più caldo mai registrato.

“Il 2019 è stato un altro anno eccezionalmente caldo, in effetti il ​​secondo più caldo a livello globale nel nostro set di dati, con molti dei singoli mesi che hanno battuto ogni record“, ha spiegato Carlo Buontempo, capo del C3S.
Discorso a parte per l’Europa che, con temperature stagionali generalmente superiori alla media, ha vissuto nel 2019 il suo anno solare più caldo.

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Nel complesso, il 2019 è stato testimone di eccezionali livelli di calore sia a breve che a lungo termine. Il riscaldamento più pronunciato è stato registrato in Alaska e in altre parti dell’Artico, in vaste aree dell’Europa orientale e meridionale, dove dicembre è stato in media più caldo i 3,2° C rispetto al periodo di riferimento 1981-2010, nell’Africa meridionale e in Australia, devastata dagli incendi e più calda di tre gradi rispetto alle medie storiche di dicembre. Al contrario, il Canada centrale e sudorientale hanno registrato temperature annue inferiori alla media.

 

Il C3S ha anche affermato che le concentrazioni di carbonio atmosferico hanno continuato ad aumentare nel 2019, raggiungendo i livelli più alti mai registrati. Attualmente, spiegano dal Centro Climatico, le concentrazioni di CO2 sono le più elevate da almeno 800.000 anni.
Lo scorso anno le Nazioni Unite avevano avvertito che, per limitare gli aumenti di temperatura a 1,5 ° C come deciso con l’accordo sul clima di Parigi, le emissioni di gas serra prodotte dall’uomo sarebbero dovute calare del 7,6% ogni anno fino al 2030. Come purtroppo evidenziato in occasione della COP 25 di Madrid, gli attuali impegni per ridurre le emissioni si stanno dimostrati del tutto insufficienti.
Il tasso di crescita delle temperature globali non accenna a diminuire: gli incendi che in questi primi giorni del 2020 hanno devastato enormi territori nell’Australia sud-orientale e le inondazioni responsabili della morte di decine di persone in Indonesia sono catastrofi destinate, a detta degli stessi scienziati e meteorologi, a diventare più frequenti e più intense nei prossimi mesi, quando cioè le temperature globali saliranno ulteriormente.

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