Sempre in nome di una maggiore semplificazione, l'accordo in questione accoglie alcune deroghe al principio di non deterioramento della qualità delle acque.

Il Parlamento Europeo e il Consiglio hanno raggiunto un accordo provvisorio sulla protezione delle acque superficiali e sotterranee dell’UE. L’accordo punta alla riduzione dell’inquinamento e al miglioramento degli standard di qualità delle acque dell’Unione, un passo avanti certamente importante. Tuttavia, le tempistiche indicate dagli Stati Membri per attuare i nuovi standard sono troppo lunghe e rischiano di compromettere l’efficacia della direttiva, a giudizio degli ambientalisti.
Ad ottobre 2022 la Commissione aveva avanzato una proposta per aggiornare gli elenchi degli inquinanti delle acque superficiali e sotterranee da monitorare e controllare. Dopo l’accordo provvisorio raggiunto tra i legislatori UE, il prossimo passo spetta al Consiglio, che dovrebbe adottare formalmente la propria posizione e passare la palla al Parlamento per l’approvazione in seconda lettura. Una volta entrata in vigore la direttiva, entro il termine del 22 dicembre 2027, i Membri UE dovranno recepire le modifiche alle tre direttive pertinenti: la direttiva quadro sulle acque, la direttiva sugli standard di qualità ambientale e la direttiva sulle acque sotterranee.
L’accordo provvisorio permetterebbe di aggiungere agli elenchi degli inquinanti delle nuove sostanze con effetti negativi provati scientificamente sull’ambiente e sulla salute umana e di aggiornare i limiti per gli inquinanti già indicati dagli elenchi precedenti.
Una migliore protezione delle acque superficiali e sotterranee dell’UE?
Per quanto concerne le acque sotterranee, l’accordo provvede ad ampliare l’elenco delle sostanze da sottoporre a standard di qualità ambientale (i valori soglia), compresi i PFAS (sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche, comunemente chiamate “inquinanti eterni”), alcuni prodotti farmaceutici e sostanze industriali e metaboliti non rilevanti dei pesticidi. In base all’accordo, sarà inoltre creata una lista di controllo su sostanze potenzialmente preoccupanti da monitorare per l’eventuale inclusione nell’elenco degli inquinanti.
Rispetto alle norme attuali, l’accordo raggiunto permette inoltre di ampliare l’elenco delle sostanze prioritarie nelle acque superficiali per le quali si applicano valori soglia. Tra queste nuove sostanze figuaro i PFAS (tra cui l’acido trifluoroacetico o TFA), alcuni prodotti farmaceutici (come diclofenac e ibuprofene), sostanze industriali (bisfenolo-A) e pesticidi (glifosato). In base agli studi scientifici preparati dall’ECHA, le microplastiche e gli indicatori di resistenza antimicrobica dovranno far parte delle liste di controllo, qualora diventino disponibili metodi affidabili di campionamento e analisi dai costi contenuti.
In base all’accordo sulla protezione delle acque superficiali e sotterranee gli Stati Membri saranno chiamati a:
- comunicare ogni tre anni i dati sulla qualità biologica relativi alla salute degli ecosistemi acquatici nelle acque superficiali;
- comunicare ogni due anni i dati sulla qualità chimica delle acque superficiali e sotterranee, con la possibilità di farlo annualmente su base volontaria;
- resta invariato l’obbigo di realzione sullo stato generale dei corpi idrici ogni sei anni, in linea con il ciclo di sei anni previsto per i piani di gestione dei bacini idrografici.
La gestione del monitoraggio
L’accordo provvisorio tra i legislatori dell’UE prevede anche che la Commissione valuti la possibilità di istituire e finanziare un “meccanismo di monitoraggio congiunto” dell’UE per sollevare gli Stati Membri dagli oneri amministrativi ed economici. A 18 mesi dall’entrata in vigore della direttiva, nel caso, dovrebbe essere elaborata una proposta legislativa utile a realizzare il meccanismo.
Responsabilità estesa del produttore
A tre anni dall’entrata in vigore delle nuove norme, invece, la Commissione sarà chiamata a valutare la possibilità di includere un meccanismo di responsabilità esteso ai produttori delle sostanze elencate, in modo tale che questi contribuiscano ai costi dei programmi di monitoraggio.
Accesso alla giustizia ambientale
Su iniziativa del Parlamento, sarà previsto l’obbligo per gli Stati Membri di garantire ai cittadini e alle organizzazioni non governative l’accesso a procedure di revisione amministrativa e giudiziaria. Lo scopo è poter garantire la possibilità di contestare le violazioni delle misure ambientali (in linea con quanto stabilito dalla Convenzione di Aarhus).
Protezione delle acque superficiali e sotterranee, il parere degli ambientalisti
Sempre in nome di una maggiore semplificazione, l’accordo in questione include alcune deroghe a breve termine al principio di non deterioramento della qualità delle acque. I Membri dell’UE sono riusciti a indebolire gli obblighi e a ottenere tempi più lunghi per agire contro l’inquinamento idrico. Ci sarà tepo fino al 2039, con la possibilità di arrivare adirittura al 2045, per conformarsi ai nuovi standard richiesti dall’UE.
Sara Johansson, responsabile senior delle politiche per la prevenzione dell’inquinamento idrico presso l’Ufficio europeo per l’ambiente, ha commentato così l’intesa provvisoria raggiunta tra Parlamento e Consiglio: “Dopo oltre tre anni di negoziati, l’UE ha finalmente concordato standard aggiornati sull’inquinamento idrico, un passo avanti necessario. Tuttavia, questo progresso è gravemente compromesso dalle tempistiche eccessive che gli Stati Membri si sono dati per limitare l’inquinamento nelle acque dell’UE. Ciò indebolisce il potenziale della Direttiva quadro sulle acque come strumento di prevenzione. Gli Stati membri devono ora includere misure concrete per fermare l’ulteriore inquinamento nei Quarti Piani di Gestione dei Bacini Idrografici”.
Manon Rouby, responsabile delle politiche e consulente legale di Pesticide Action Network (PAN) Europe, invece ha detto: “In tutta Europa, le acque sono inquinate da TFA, un piccolo residuo di pesticida PFAS che può essere tossico per la riproduzione. Non monitorando immediatamente queste sostanze in tutti i tipi di corpi idrici, l’UE perde un’importante opportunità di affrontare la tutela dell’acqua e della salute con l’importanza e l’urgenza che meritano.”
Infine, i ritardi nell’adozione degli standard aggiornati sull’inquinamento delle acque lasciano poco tempo alle autorità statali per elaborare misure contro i nuovi inquinanti nei prossimi piani di gestione dei bacini idrografici (RBMP), da ultimare entro la fine del 2027.
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