L'editoriale di Alberto Romagnoli, Consigliere CNI, con deleghe a Territorio, Ambiente e Comunicazione

di Alberto Romagnoli
La transizione energetica ha definitivamente superato la fase delle dichiarazioni di principio ed è entrata nel campo delle decisioni strutturali. Le recenti novità normative – dal Decreto Transizione sulle aree idonee al recepimento della RED III, fino alle misure contenute nella Manovra 2026 – delineano un quadro in cui gli obiettivi europei si traducono in scelte operative che incidono sul territorio, sulle filiere produttive e sull’organizzazione stessa del sistema Paese.
In questo contesto, il ruolo dell’ingegneria è centrale. Non come semplice funzione esecutiva, ma come infrastruttura culturale e tecnica capace di governare la complessità. La definizione delle aree idonee per le rinnovabili, ad esempio, non è un atto neutro né meramente amministrativo: implica valutazioni energetiche, ambientali, agricole, paesaggistiche e infrastrutturali che richiedono competenze integrate e visione di lungo periodo. È una sfida che può essere vinta solo attraverso metodo scientifico, pianificazione e responsabilità.
La stessa logica vale per il recepimento della RED III, che impone tempi più rapidi, procedure semplificate e un deciso cambio di passo nell’implementazione degli impianti rinnovabili. Accelerare è necessario, ma accelerare bene è indispensabile. Senza qualità progettuale, senza integrazione con le reti, senza attenzione alla sicurezza e alla resilienza dei sistemi, la transizione rischia di generare nuove criticità anziché soluzioni.
Non a caso, accanto ai temi energetici, questa newsletter affronta anche il nodo della sicurezza nazionale. Oggi l’energia non è solo una questione ambientale o industriale, ma un elemento strategico.
La sicurezza degli approvvigionamenti, la stabilità delle infrastrutture critiche, la capacità di innovare in settori chiave come l’idrogeno, la mobilità sostenibile, la robotica e l’intelligenza artificiale sono fattori determinanti per l’autonomia e la competitività dell’Italia nel contesto globale.
L’ingegneria è chiamata a operare proprio in questo spazio di intersezione tra tecnologia, economia e interesse pubblico. È una professione che progetta soluzioni, ma anche scenari; che traduce le politiche in sistemi funzionanti; che accompagna il cambiamento senza perdere di vista la sicurezza, l’equità e la sostenibilità.
Obiettivo 4.0 nasce con questa finalità: dare voce a un’ingegneria che non subisce la transizione, ma la governa. Un’ingegneria capace di dialogare con le istituzioni, con il mondo produttivo e con la società, contribuendo a costruire un futuro energetico e infrastrutturale solido, consapevole e fondato sulla conoscenza.
La transizione non è solo una sfida tecnologica. È una prova di maturità per il Paese. E l’ingegneria italiana è pronta a fare la sua parte.












