I contaminanti emergenti includono sostanze eterogenee di cui ancora non si sconoscono gli effetti nel lungo periodo. La presenza di tracce nell’acqua, nel suolo e nell’aria fa crescere la preoccupazione per eventuali danni alla salute umana e agli ecosistemi. Perché è utile un approccio integrato

Approccio One Health, ricerca e trasparenza
I contaminanti emergenti sono composti chimici spesso non inclusi nei programmi di monitoraggio sistematico e le cui normative sono ancora in fase di sviluppo.
Tuttavia quando si trovano nell’ambiente in quantità ridotte, potrebbero avere effetti a lungo termine e accumularsi, poiché non si degradano facilmente.
Tra i contaminanti emergenti rientrano sostanze eterogenee: farmaci, prodotti per la cura della persona, pesticidi, microplastiche, PFAS, micotossine, sostanze che possono alterare il sistema ormonale, ritardanti di fiamma.
I contaminanti emergenti sono nell’acqua, nel suolo e nell’aria
Negli ultimi anni sono state trovate tracce di contaminanti emergenti nell’acqua, nel suolo e nell’aria: è quindi cresciuta la preoccupazione per eventuali danni per la salute umana (interferenze ormonali, sviluppo di resistenza agli antibiotici, potenziale tossicità a lungo termine) e per gli ecosistemi (effetti sulla riproduzione e la sopravvivenza delle specie, accumulo nei tessuti degli animali e quindi nella catena alimentare).
Un altro problema riguarda la loro diffusione globale: attraverso aria e acqua possono arrivare ovunque.
Finora si è cercato di mitigare gli effetti dei vecchi inquinanti, ma la continua introduzione di nuove sostanze impone di concentrarsi sulla valutazione del rischio dei contaminanti emergenti e sulla loro regolamentazione.
L’industrializzazione ha cambiato i modelli di inquinamento
La ricerca Emerging contaminants: a One Health perspective, pubblicata in “The Innovation”, si propone di identificare le fonti e gli impatti dei contaminanti emergenti sulla salute dell’uomo e del Pianeta auspicando l’adozione di un approccio One Health che spinga verso azioni urgenti per la salvaguardia dell’ecosistema.
Prima della Rivoluzione Industriale, i patogeni naturali – tra cui batteri, funghi e virus – erano i principali contaminanti che minacciavano la salute dell’uomo e degli ecosistemi.
L’industrializzazione ha portato cambiamenti significativi nei modelli di inquinamento, introducendo nell’ambiente nuovi contaminanti come metalli pesanti, sostanze chimiche industriali e particolato.
L’uomo ha progressivamente impoverito le risorse naturali e sviluppato nuove molecole chimiche per perseguire lo sviluppo globale sconvolgendo però gli ecosistemi naturali.
Attività antropiche e rilascio degli inquinanti
Numerose sostanze chimiche pericolose vengono costantemente rilasciate nell’ambiente attraverso diverse attività antropiche come l’estrazione mineraria, la lavorazione dei minerali, la produzione di energia, l’edilizia e l’agricoltura.
Per avere un’idea della crescita esponenziale di queste sostanze, basta pensare che il Chemical Abstract Service Registry è cresciuto da 20 milioni nel 2002 a oltre 204 milioni nel 2023: ovvero quasi 15mila nuove sostanze chimiche al giorno.
I contaminanti emergenti possono entrare nell’ambiente attraverso diverse vie, come scarichi industriali, deflussi agricoli e smaltimento improprio dei rifiuti, con conseguente contaminazione di aria, acqua, suolo e cibo. Possono diventare parte di miscele complesse di inquinanti chimici e biologici nonché subire ulteriori trasformazioni e essere trasportati a lunghe distanze, creando sostanze chimiche impreviste e causando inquinamento chimico in aree lontane dalla fonte.
Inquinamento, una minaccia globale
L’inquinamento è una minaccia globale che rende urgenti e necessarie strategie in grado di affrontare le problematiche interconnesse tra ambiente e salute umana e animale in una prospettiva One Health.
L’approccio integrato delle conoscenze in vari settori come medicina, veterinaria, scienze ambientali e sanità pubblica aiuterà a ridurre i rischi legati ai contaminanti emergenti.
Lo studio sottolinea quindi la necessità di una risposta collaborativa, multisettoriale e transdisciplinare per affrontare efficacemente le sfide poste dai contaminanti emergenti e promuovere un futuro sostenibile e sano per tutte le forme di vita.
Crescita demografica e contaminanti emergenti
La crescita demografica dell’ultimo secolo ha stimolato una crescente domanda di beni di consumo. Lo smaltimento improprio di questi prodotti ha portato alla loro onnipresenza nell’ambiente naturale, causando una continua contaminazione con sostanze chimiche potenzialmente nocive provenienti da diverse fonti. Un esempio per tutti è quello della plastica.
Le fonti di contaminanti emergenti derivano in gran parte dagli scarichi degli impianti di trattamento delle acque reflue che includono effluenti provenienti dai settori domestico, industriale e ospedaliero, nonché dal deflusso delle acque piovane dall’agricoltura (inclusi allevamento e acquacoltura) e dalle aree urbane.
La produzione alimentare
Anche la produzione alimentare è aumentata per soddisfare la crescente domanda globale. Di conseguenza, le attività agricole contribuiscono al rilascio di contaminanti emergenti nell’ambiente.
Questo è spesso collegato allo scarico di prodotti agrochimici, residui di antibiotici provenienti dai reflui zootecnici, detriti di microplastiche derivanti dall’uso estensivo di teli di pacciamatura in plastica e agenti patogeni introdotti attraverso l’applicazione di letame zootecnico o di fanghi di depurazione come fertilizzanti.
Altre importanti fonti di inquinanti vengono dai percolati delle discariche, dove vengono depositati i rifiuti domestici e dai rifiuti edili. Insomma, la produzione di sostanze inquinanti è infinita.
Raggiungere uno sviluppo sostenibile rimane un obiettivo ambizioso anziché una realtà concreta: mancano impegni globali unificati per mitigare e prevenire l’inquinamento ambientale.
Ostacoli e proposte
Lo studio evidenzia 4 grandi ostacoli per mitigare l’inquinamento globale:
- la produzione di sostanze chimiche è in aumento e molte non sono testate a fondo. È necessario intensificare la ricerca sulle sostanze chimiche e creare un database pubblico completo che ne descriva dettagliatamente le fonti e il comportamento ambientale. Inoltre, bisogna incrementare la valutazione degli effetti avversi;
- famiglie e luoghi di lavoro contribuiscono in modo significativo alla contaminazione ambientale rilasciando sostanze chimiche nocive attraverso vari prodotti di uso quotidiano, tra cui dentifricio, shampoo, creme per il corpo, detergenti e sacchetti di plastica. Nonostante la loro tossicità, molte aziende continuano a usare i PFAS nei loro prodotti. Questo evidenzia l’importanza della trasparenza nei processi di produzione chimica e sottolinea la necessità di testare approfonditamente le sostanze chimiche prima che entrino nei beni di consumo;
- combattere l’inquinamento ambientale è un’impresa ardua. Non sempre le diverse tecniche di bonifica ottengono risultati incoraggianti. La ricerca suggerisce di potenziare la ricerca su sistemi innovativi e personalizzati di bonifica. In pratica, promuovere la chimica e l’ingegneria verde e sostenibili è la chiave per prevenire l’inquinamento;
- inquinamento ambientale, cambiamento climatico e altri fattori sono interconnessi. Servono quindi approcci integrati: una strategia olistica è fondamentale per orientare il mondo verso un futuro più resiliente e sostenibile.













