Un tempo simbolo di libertà e priorità assoluta per i neo-maggiorenni, oggi la patente e il possesso dell'auto registrano un crollo strutturale tra gli under 25. I giovani preferiscono la mobilità sostenibile, lo sharing e i servizi on-demand, spinti da ragioni economiche, sensibilità ambientale e nuove alternative tecnologiche.

Generazione zero auto, perché la patente non piace più?
C’era un tempo in cui allo scoccare della maggiore età, i 18 anni, era quasi automatico chiedere alla propria famiglia di iscriversi alla Scuola Guida per prendere la tanto desiderata patente. Non si chiamava neanche Patente B, la lettera che indica il mezzo, era un accessorio. L’auto era il sogno dei neo-maggiorenni. Era, perché oggi le statistiche ci dicono che non è più così. Siamo nell’era della Generazione “Zero Auto”, un fenomeno socio-economico in cui i giovani non vedono più il possesso di una macchina come una priorità da avere appena 18ennei Anzi, spesso la si vive come un ostacolo. Meglio la micromobilità elettrica, il monopattino, l’e-bike o al massimo l’auto elettrica, ma in sharing, da prenotare via app. Ma cosa dicono esattamente i numeri?
Il crollo delle patenti e delle immatricolazioni under 25
I dati più recenti confermano che non si tratta di una situazione passeggera, bensì di un trend strutturale che si è consolidato nell’ultimo decennio. Secondo i dati dell’Osservatorio assicurativo di Segugio.it, se tra gli over 50 la percentuale di chi ha preso la patente a 18 anni tocca il 72%, tra gli under 25 la quota crolla al 46%. Siamo arrivati a meno della metà dei giovani italiani che corre a prendere la patente appena maggiorenne.
Infatti, nell’arco di dieci anni, il numero di auto intestate agli under 25 è sceso sotto la soglia delle 600.000 unità, registrando una contrazione del 33%. Più in generale, i dati del MIT ci dicono che nel mercato complessivo le immatricolazioni faticano a recuperare i livelli pre-pandemia (con circa il 20% in meno rispetto al 2019), trainate al ribasso proprio dalla rinuncia dei conducenti tra i 18 e i 29 anni. Anche se i dati più recenti evidenziano comunque una crescita.
Un ulteriore segnale di questo passaggio epocale, arriva dalle stesse autoscuole: anche in questo caso i dati del MIT mostrano che l’esame teorico della patente B è diventato un filtro severissimo, tanto che con un tasso di bocciatura alla teoria salito al 38%, si scoraggia chi non ha proprio una vera urgenza nel mettersi al volante.
Perché i giovani scelgono di non guidare?
Le ragioni che spingono i nuovi giovani a non prendere la patente B sono diverse. Sicuramente barriere economiche, ma ci sono sempre state anche in passato; la proprietà dell’auto è un costo imporante e molti giovani preferiscono allocare le risorse economiche che derivano dalla famiglia d’origine in altre spese, come viaggi e formazione.
Oggi c’è una maggiore consapevolezza dei problemi globali, quindi una nuova sensibilità ambientale da qui anche l’accessibilità di nuove tecnologie di trasporto. Nelle grandi aree urbane, un monopattino elettrico, una e-bike o un abbonamento al car sharing rispondono perfettamente alle necessità di spostamento senza l’onere del parcheggio, della manutenzione e della svalutazione del mezzo. La mobilità si è trasformata da bene di proprietà a servizio on-demand. Si cammina, prende un bus o la metro, e poi si raggiunge un locale con la bici o in sharing. Scegliere la mobilità attiva o elettrica leggera non è solo una scelta di convenienza economica, ma una dichiarazione di intenti ecologica contro l’intasamento e l’inquinamento delle città autocentriche.
Verso un nuovo modello di pianificazione urbana
Per le case automobilistiche e per chi amministra le città, questa è la sfida del decennio. Le case produttrici stanno progressivamente rimodulando l’offerta spingendo su formule di noleggio a lungo termine flessibile e quadricicli elettrici leggeri, che intercettano quella fetta di giovani che necessita di un mezzo coperto senza i vincoli dell’auto tradizionale. La patente B a 18 anni rimane fondamentale nelle province, nelle aree interne e per specifiche esigenze lavorative, ma ha perso il suo status di passaporto per la libertà.












