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Gruppo Saviola, la sostenibilità è un vantaggio competitivo

Il Gruppo Saviola ha avuto una visione pionieristica della produzione sostenibile quando ancora non se ne parlava. Il fondatore ha inventato un nuovo modo per fare pannelli per i mobili con il 100% di legno riciclato. Quindi non abbattendo alberi, ma utilizzando il legno vecchio. In pratica, ogni giorno si salvano 10mila alberi

Gruppo Saviola, la sostenibilità è un vantaggio competitivo
Valentina Bolis (Foto Fondazione Symbola)

Fare impresa tra profitto e sostenibilità

Il Gruppo Saviola, prima azienda al mondo certificata FSC 100%, produce pannelli truciolari (Pannello Ecologico®) con il 100% di legno riciclato e conta 15 stabilimenti nel mondo.

Il fatturato dimostra che essere sostenibili non è una scelta di ripiego per idealisti scollati dalla realtà e dal giusto principio che un’impresa deve fare profitti: nel 2024 il fatturato è stato di 773 milioni di euro.

La storia di questa azienda è l’esempio che l’economia circolare diventa un’opportunità per fare impresa in maniera più competitiva.

A Mantova, nel corso del Seminario Estivo di Symbola, abbiamo incontrato Valentina Bolis, Head of Communication e Comitato ESG del Gruppo Saviola, che ci ha raccontatocome si è sviluppata questa visione sostenibile del fare impresa.

La materia prima seconda ha un valore

Lei ha affermato che spesso la materia prima seconda viene fraintesa come un materiale di scarto, che desta poco attenzione, invece ha un valore.

Assolutamente sì, diciamo che c’è una percezione spesso sbagliata che probabilmente deriva da una cultura ancora non molto sensibile sull’economia circolare, dove il prodotto generato dalla materia prima seconda viene considerato un prodotto secondario di serie B o povero.

In realtà non è così. Anzi, il mondo del legno arredo si compone proprio di questo elemento fondato sulla circolarità: i pannelli semilavorati e poi forniti all’industria del mobile sono basati sul riciclo e sul recupero, e fanno grande il design dell’Italia nel mondo.

Quindi nel settore del legno arredo la circolarità è un plus, perché oltre a unire il design e la qualità, include anche il valore aggiunto della responsabilità. In questo modo il consumatore può fare una scelta doppiamente responsabile, cioè fare bene all’ambiente e acquistare un prodotto di valore e di altissima qualità.

Solo legno post-consumo

Quali sono i numeri della filiera del riciclo del legno?

Attenendoci ai numeri di Saviola, che è stato il primo riciclatore ad aver inventato questa filiera, abbiamo 1.650.000 tonnellate di legno post-consumo che viene avviato a recupero ogni anno. Per dare un’idea, è un volume che equivale a circa 30 volte le dimensioni del Colosseo.

Se poi contiamo tutta la filiera siamo tra i 3.500.000 e i 4.000.000 di tonnellate.

Si tratta di legno post-consumo, ovvero mobili vecchi, pallet, cassette della frutta. Insomma, tutto quello che è legno dismesso.

Ogni giorno Saviola salva 10mila alberi

Quando ha iniziato Saviola?

L’azienda nasce nel 1963 per intuizione di Mauro Saviola.

Negli anni Ottanta – quindi in un periodo in cui la sostenibilità non era un tema particolarmente sentito – inventò un nuovo modo per fare pannelli per i mobili con il legno riciclato. Quindi non abbattendo alberi, ma utilizzando il legno vecchio.

Con il nostro lavoro preserviamo le foreste: salviamo circa 10mila alberi al giorno, ovvero in un anno si risparmia una foresta grande come il Comune di Roma.

Questo ha ovviamente una ripercussione positiva anche sulla qualità dell’aria: parliamo di 2milioni di tonnellate di CO2 non immesse nell’ambiente, pari alle emissioni di 1.300.000 auto.

Un modello di produzione circolare al 100%

Quindi prendete il materiale legnoso anche dalle isole ecologiche?

Sì. Il network di Saviola libera le isole ecologiche dai rifiuti legnosi. Per noi lo scarto di altri processi produttivi diventa nuova materia prima, permette di ridurre i rifiuti e rimetterli in circolo nel mercato. Ovviamente, questo grazie a un accurato processo in cui vengono lavorati, purificati, selezionati.

Oltre alle isole ecologiche, ci sono società che si occupano del trattamento di rifiuti ma abbiamo anche dei nostri clienti.

Noi vendiamo ai nostri clienti il prodotto finito, cioè il pannello. Ma anche i nostri clienti spesso ci lasciano gli scarti delle loro lavorazioni.

Pertanto, possiamo dire che questo è un modello circolare al 100%. Infatti, non c’è nessuno spreco, tranne ovviamente l’unico rifiuto che noi non possiamo inserire nel nostro sistema, ovvero il legno contaminato da agenti chimici.

La visione di Saviola: partire da quello che c’è

Questo modo di concepire l’azienda richiede anche una grande visione per il futuro.

Sicuramente la grande visione l’ha avuta il fondatore. Mauro Saviola ha avuto un’intuizione che è stata spinta anche da ragioni economiche, perché ovviamente le nazioni del nord Europa hanno molta più materia prima rispetto all’Italia. Ad esempio, l’Austria e la Germania sono ricche di foreste e quindi hanno una maggiore disponibilità di legno.

Negli anni Ottanta, per riuscire a reggere la competizione con i Paesi del nord Europa, Saviola si era inventato un’altra idea: usare il legno che già c’era, che aveva già una storia, senza abbattere gli alberi.

Spesso la sostenibilità viene vista un po’ come un obbligo a cui l’industria deve sottostare. In realtà l’intuizione di Saviola dimostra che non è esattamente così. Si può avere anche una nuova visione, in cui l’economia circolare diventa un’opportunità per fare impresa in maniera più competitiva.

Grazie a questa intuizione, Mauro Saviola probabilmente ha offerto una vita ancora molto lunga a questo sistema industriale.

Creare prodotti di design e altissima qualità da uno scarto

Quindi, per rassicurare i consumatori possiamo dire che la durata e la qualità del legno di seconda mano sono come quelle del legno di prima scelta?

In realtà non c’è una prima o una seconda scelta. Questa tipologia di materiale ormai ha raggiunto una qualità talmente elevata e talmente paragonabile a quella del legno vergine che non c’è nessuna penalizzazione sul prodotto.

Direi invece che quello che manca oggi è la consapevolezza. Per questo motivo, Saviola sta facendo una campagna di comunicazione sul pannello ecologico per informare i consumatori.

In sostanza, non omette di dire che dietro il nostro prodotto c’è quello che prima era uno scarto. Ma evidenzia che riusciamo a dare nuova vita allo scarto e quindi a creare un nuovo prodotto di design e di altissima qualità con quello che altri considerano un rifiuto.

Molto spesso il consumatore ha in casa questa tipologia di pannello e magari lo ignora, proprio perché non c’è stata una campagna di sensibilizzazione così forte.

Oggi la stiamo facendo perché crediamo che unire design, bellezza e responsabilità ambientale sia il connubio perfetto.

Un investimento tecnologico importante

L’impiego di materiale di scarto cambia le tecniche di produzione?

L’intuizione di Mauro Saviola non fu solo brillante, ma anche particolarmente sfidante.

Quando decise di convertire la produzione all’uso esclusivo di legno riciclato, fece un investimento tecnologico non indifferente, perché cambiò tutti gli impianti del gruppo.

Si è trattato di una vera e propria rivoluzione, tanto che ormai da decenni non possiamo più lavorare legno vergine per fare i pannelli. Infatti, i nostri impianti sono tarati solo per lavorare il legno riciclato.

La cultura contadina che non spreca nulla

Cosa si fa con le parti accessorie del legno riciclato?

Non recuperiamo solo il legno che usiamo, recuperiamo anche il ferro, il vetro, l’alluminio, l’ottone, le maniglie, le cerniere: in pratica tutto quello che faceva parte del mobile.

Del mobile recuperiamo il legno con cui realizziamo i pannelli, ma vendiamo tutte le altre componenti ad altre riciclerie che riutilizzeranno anche quel ferro (circa 16mila tonnellate, ovvero 2 torri Eiffel), quell’alluminio (circa 959 tonnellate, che corrispondono a 78,5 milioni di lattine) e quel rame (28 tonnellate, come un cavo che va da Napoli a Londra e ritorno) per fare altra materia prima seconda che diventerà materia prima. Quindi non si spreca nulla.

Probabilmente questa idea del non sprecare è frutto anche della cultura contadina di questo territorio, che non butta via niente.

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About Author / Isabella Ceccarini

Europeista sostenitrice dell’Italia, non ama i confini mentali e geografici. Di formazione umanistica, è curiosa delle novità e affascinata dalla contaminazione tra saperi diversi. Giornalista da più di trent’anni, ha lavorato a lungo come caporedattore per un trimestrale di politica universitaria e ricerca. Ha scritto a quattro mani il libro Perché l’università. Riflessioni sull’etica del sapere che raccoglie pensieri e interviste a esponenti di spicco del mondo dell’istruzione superiore e di organizzazioni internazionali. Ha collaborato con diverse case editrici alla stesura di libri e cataloghi per mostre ed eventi occupandosi di progettazione e coordinamento editoriale. È attenta ai temi etici di cui ha scritto per il mensile della Società San Vincenzo de’ Paoli e ha fatto parte della giuria del Premio letterario Città di Castello nella sezione riservata ai giovani. Organizza e modera tavole rotonde su temi che spaziano dalla salute all’agricoltura, nonché corsi di formazione per i giornalisti. Ha ideato e condotto due eventi per il format #leparolevalgono di Treccani. Dal 2017 è entrata a far parte del team di Rinnovabili dove si dedica in particolare all’agrifood ma ama anche allungare lo sguardo ai temi ambientali. Per Rinnovabili progetta e conduce Agrifood Forum, evento annuale sulla sostenibilità alimentare.