Risacca, nuova vita alle reti da pesca abbandonate in mare

Tre ragazzi di Mazara del Vallo (Sicilia) con Risacca vogliono creare un laboratorio per recuperare la plastica delle reti da pesca abbandonate in mare, rigenerarla, trasformarla in altri oggetti e creare posti di lavoro sostenibili. È iniziato il crowdfunding a cui si può partecipare fino al 13 febbraio

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Foto di Thanasis Papazacharias da Pixabay

di Isabella Ceccarini

Quella di Risacca è una bella storia italiana di innovazione e di economia circolare che nasce al Sud, in Sicilia. Il laboratorio delle idee si scatena per salvare il mare dalla plastica.

Salviamo il mare dalla plastica

Nel 1997 viene scoperta nell’Oceano Atlantico un’isola di plastica grande quanto un continente. Anche se da allora l’attenzione al problema è complessivamente cresciuta, la plastica in mare continua a essere una presenza – è proprio il caso di dirlo – ingombrante.

Le reti da pesca abbandonate in mare costituiscono una gran parte di questi rifiuti in plastica che stanno soffocando il mare. Vale forse la pena riflettere sul fatto che il mare, con le sue correnti, è in movimento continuo e quindi trasporta anche i rifiuti da un luogo all’altro: non ha senso pensare che se l’isola di plastica è nell’Oceano Atlantico la questione non ci riguarda perché è lontana da noi.

Il mare è lo stesso in tutto il Pianeta, ha un ruolo essenziale per la nostra sopravvivenza: produce più del 50% di ossigeno, assorbe un terzo dell’anidride carbonica e regola il clima con l’azione delle correnti e delle maree. Una funzione equilibrante che può svolgere solo se è in buona salute.

Creare lavoro e tutelare l’ambiente con l’innovazione

Carlo Roccafiorita, Federica Ditta e Cristiano Pesca sono tre professionisti under 35 che risiedono a Mazara del Vallo, uno storico porto peschereccio siciliano ovviamente legato all’industria ittica. Ormai da diversi anni Mazara sta vivendo una brutta crisi, tra disoccupazione, calo dell’indotto e mancato ricambio generazionale.

I tre giovani mazaresi non si vogliono arrendere alla crisi, ma vogliono creare lavoro e tutelare l’ambiente grazie all’innovazione. Con questo spirito hanno dato vita a Risacca: recuperare la plastica delle reti, rigenerarla, trasformarla in altri oggetti e creare posti di lavoro sostenibili.

A Mazara ogni anno vengono scartate più di 10 tonnellate di reti da pesca;gli oneri di smaltimento sono a carico dei pescatori, che spesso finiscono per smaltire le reti in modo illegale.

Un laboratorio specializzato nel riuso e riciclo delle reti da pesca

L’idea di Risacca è di creare a Mazara del Vallo il primo laboratorio specializzato nel riuso e riciclo delle reti da pesca recuperate e generare un impatto positivo per la comunità.  Il laboratorio prevede una sartoria sociale e un centro per il riciclo in un container rigenerato.

In pochi mesi Risacca ha riciclato una tonnellata di reti da pesca trasformandola in nuovi oggetti e ha vinto il premio europeo Green Impact MED.

Con una tonnellata di rete si possono ottenere 200 sedie, 2mila cover, 10mila bottoni, e tanti altri oggetti che fanno parte della nostra vita quotidiana. Servono però un laboratorio e un centro per il riciclo dove artigiani e operatori potranno curare tutte le fasi di rigenerazione del prodotto e ottenere prodotti che vanno dalla penna all’arredo urbano.

Come partecipare al crowdfunding

Il progetto di Risacca è stato selezionato da Impatto+, il bando di Banca Etica che promuove progetti a impatto sociale e ambientale.

Risacca ha avviato un crowdfunding: il traguardo minimo complessivo ammonta a 35mila euro. Se entro 60 giorni dall’inizio della campagna raggiunge il 75% dell’importo, Risacca ha diritto a un co-finanziamento di Etica Sgr. Per partecipare alla raccolta fondi, cliccare su Produzioni dal Basso. C’è tempo fino al 13 febbraio.

Più plastica recuperata significa generare più lavoro e avere un impatto economico e ambientale positivo sulla comunità. Il primo laboratorio avrà sede a Periferica, parco culturale mazarese, ma i tre creativi mazaresi guardano lontano e vorrebbero replicarlo in ogni porto italiano.

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