Textile Hub è una delle infrastrutture più innovative d’Italia per il recupero delle fibre tessili. Intelligenza artificiale, innovazione e ricerca per accompagnare la trasformazione della filiera nel nuovo scenario europeo dell’economia circolare

A Prato il Textile Hub per il recupero degli scarti tessili
L’intelligenza artificiale applicata ad un’infrastruttura ad alta innovazione per il recupero e la valorizzazione dei rifiuti tessili. Nasce a Prato – uno dei poli produttivi più importanti d’Italia ed Europa per la produzione di tessuti – il Textile Hub, impianto progettato per trattare fino a 33.000 tonnellate di rifiuti tessili all’anno. Mentre l’Ue sta ridisegnando le regole del settore per arginare il fenomeno del fast-fashion in favore di prodotti più durevoli, riutilizzabili e riciclabili, l’impianto in Toscana punta a diventare il riferimento in Italia per rendere possibile questo processo di trasformazione.
Investimento sulla tecnologia
Prato è la città che da oltre un secolo rappresenta la punta di diamante in Italia per competenza industriale nel distretto tessile, e che ora intende ampliare la propria identità alla rigenerazione dei materiali, con l’ambizione di fare delle proprie competenze e know-how un punto di riferimento europeo per l’economia circolare applicata al tessile. I numeri lo confermano: Textile Hub è stato realizzato da Plures con un investimento di 31,3 milioni di euro, sostenuto anche da PNRR e agevolazioni del piano Industria 4.0.
Dicevamo dell’IA applicata al riciclo tessile, con la finalità di raccogliere quantità crescenti di abiti e materiali a fine vita. Da qui il plus dell’intelligenza artificiale, che è saper riconoscere con estrema precisione le diverse fibre che li compongono, separandole in modo corretto per poi destinarle al riutilizzo o al riciclo. Abbinata all’IA, l’occhio con tecnologia a infrarossi (NIR) che identifica automaticamente la composizione e il colore dei materiali tessili con livelli di rapidità e precisione impossibili per l’uomo. La tecnologia promette di migliorare l’efficienza del processo e aumentare la qualità delle fibre recuperate.
Textile Hub: numeri importanti
L’investimento giustifica anche la grandezza del progetto di Prato che diventerà operativo a fine 2026 e darà lavoro a circa 50 addetti impegnati nelle attività di cernita semi-automatica dei materiali, una fase ancora oggi determinante per garantire qualità ed efficienza. L’impianto si sviluppa su 7.000 metri quadrati di superficie coperta, ai quali si aggiungono circa 10.000 metri quadrati di aree esterne dedicate alla logistica e alle movimentazioni dei materiali. Il Textile Hub potrà processare fino a 33.000 tonnellate di rifiuti tessili all’anno, di cui 20mila tonnellate di materiali post consumo e 13mila tonnellate di scarti pre-consumo provenienti in larga parte dal distretto tessile pratese.
Come si sviluppa il riciclo
L’intento principale è valorizzare al massimo le fibre tessili. I capi in buone condizioni saranno destinati direttamente al riuso, mentre quelli usurati verranno selezionati per il riciclo, trasformandoli in nuova materia prima (end of waste). A pieno regime, si stima che il 60% del materiale post-consumo potrà essere igienizzato e riutilizzato; il restante 40% verrà invece suddiviso per tipologia di fibra e sottoposto a pre-sfilacciatura, avviando così il ciclo di riciclo meccanico.
Lo chiede l’Europa
La nascita del Textile Hub intercetta una fase cruciale di transizione per il tessile in Europa. Tra raccolta differenziata dei tessili, normativa EPR, Ecodesign, Passaporto Digitale e criteri di End of Waste, prende forma un nuovo modello industriale. Un modello in cui il recupero di materia diventa un vantaggio competitivo per l’intero comparto.
“L’Europa sta indicando una direzione sempre più chiara per il futuro del settore tessile; noi abbiamo scelto di anticipare questa trasformazione, realizzando un’infrastruttura capace di dare risposte concrete a una sfida che riguarda l’ambiente, ma anche la competitività del nostro sistema produttivo – le parole di Lorenzo Perra, presidente di Plures -. È questo il senso del Piano Industriale di Plures: costruire oggi gli impianti che renderanno possibile l’economia circolare di domani’.












