Con il regolamento Espr, Bruxelles introduce il divieto per le grandi aziende e obblighi di trasparenza sui prodotti distrutti. Ogni anno fino al 9% dei tessili invenduti finisce al macero, generando 5,6 milioni di tonnellate di CO₂

Stop alla distruzione dei rifiuti tessili
L’Unione europea interviene con decisione contro la distruzione dei rifiuti tessili, capi di abbigliamento, accessori e calzature invendute. Con nuove misure adottate nell’ambito del regolamento sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili (Espr), la Commissione europea punta a fermare una pratica che ogni anno brucia risorse, genera inquinamento e alimenta lo spreco.
Secondo le stime dell’esecutivo Ue, tra il 4% e il 9% dei prodotti tessili invenduti in Europa viene distrutto prima ancora di essere indossato. Una montagna di rifiuti che produce circa 5,6 milioni di tonnellate di emissioni di CO₂ all’anno, un volume paragonabile alle emissioni nette totali della Svezia nel 2021. Numeri che fotografano un paradosso: capi nuovi trasformati in rifiuti con un forte impatto ambientale.
Trasparenza e divieto distruzione rifiuti tessili: cosa prevede l’Espr
Per contrastare questa pratica, l’Espr introduce un doppio binario: obbligo di divulgazione e divieto di distruzione. Le aziende dovranno comunicare i volumi di beni di consumo invenduti che smaltiscono come rifiuti. Inoltre, viene stabilito il divieto di distruzione per abbigliamento, accessori e calzature rimasti invenduti.
Gli atti delegati e di esecuzione adottati dalla Commissione chiariscono le modalità applicative; l’atto delegato definisce le deroghe, consentendo la distruzione solo in circostanze specifiche, come motivi di sicurezza o danni ai prodotti. Le autorità nazionali saranno incaricate di vigilare sul rispetto delle norme.
Un formato standard per la rendicontazione
Per facilitare la trasparenza, l’atto di esecuzione introduce un formato standardizzato per la comunicazione dei dati sugli invenduti. Il nuovo schema entrerà in vigore da febbraio 2027, concedendo alle imprese il tempo necessario per adeguarsi.
Il calendario delle misure è già definito: il divieto di distruzione per le grandi aziende scatterà il 19 luglio 2026, mentre le medie imprese dovranno conformarsi entro il 2030. Le norme sulla divulgazione sono già operative per le grandi aziende e si applicheranno anche alle medie nello stesso anno.
Verso un’economia circolare nel settore tessile
L’obiettivo della riforma è favorire la transizione verso un modello di economia circolare. Le imprese sono incoraggiate a migliorare la gestione delle scorte, ottimizzare lo smistamento dei resi e valutare alternative come rivendita, rigenerazione, donazioni e riutilizzo.
“La distruzione di beni invenduti è una pratica che genera spreco”, sottolinea la Commissione. In Francia, ogni anno vengono distrutti prodotti per un valore di circa 630 milioni di euro.
Per la commissaria all’Ambiente Jessika Roswall, il settore tessile è “all’avanguardia nella transizione verso la sostenibilità, ma permangono ancora delle sfide. I numeri sui rifiuti dimostrano la necessità di agire. Con queste nuove misure, il settore tessile sarà in grado di orientarsi verso pratiche sostenibili e circolari, aumentando la competitività e riducendo la dipendenza”.












