Per ridurre lo spreco alimentare serve la condivisione di conoscenze

Il progetto di cooperazione internazionale S.K.I.P.E. punta sulla condivisione di conoscenze ed esperienze come strumento per aumentare l’efficienza in postraccolta

ridurre spreco alimentare
via depositphotos.com

di Francesco Genovese

Il progetto S.K.I.P.E. “Sharing knowledge to increase postharvest efficiency”, partito nel mese di ottobre 2021, è un progetto di cooperazione internazionale finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del programma operativo FESR Basilicata 2014-2020 (Asse 1 – “Ricerca, sviluppo tecnologico e innovazione” (OT1).

Il progetto, a carattere pilota, intende approfondire lo stato della innovazione tecnologica sui prodotti ortofrutticoli, con la finalità di ridurre gli sprechi di prodotto nella fase primaria della produzione, considerato che questo è attualmente un problema diffuso della filiera agroalimentare, a livello mondiale, come riportato anche dalla FAO. 

Considerando le perdite come un’inefficienza della filiera produttiva, per ogni singolo prodotto, le attività di ricerca e studio della presente proposta sono finalizzate ad affrontare le problematiche considerate di maggiore rilievo nell’ambito della filiera ortofrutticola, con un approccio integrato, orientato al mercato e con un occhio alle ricadute sociali, economiche, e in termini di impatto sui consumatori. Dai dati oggi disponibili, relativi alle diverse tipologie di prodotti, si evince che frutta e ortaggi presentano percentuali di perdita comprese nell’intervallo tra 10-15%, che però possono triplicarsi per specifici prodotti in relazione all’utilizzazione finale, ai mercati di destinazione, alle modalità di conservazione ecc. 

Per raggiungere questi obiettivi, la proposta di ricerca, fondata sul principio della cooperazione e dello scambio tra più partner in ambito internazionale, propone la condivisione di conoscenze ed esperienze nel settore della postraccolta dei prodotti ortofrutticoli, tra il Dipartimento SAFE dell’Università di Basilicata e due partner membri delle aree UE (Romania – Technical University Of Cluj Napoca – North Center University Of Baia Mare (UTCLUJ-CUNBM) e extra UE (Bosnia-Herzegovina – Federal Agromediterranean Institute of Mostar). I risultati da sviluppare intendono promuovere buone pratiche operative per la riduzione degli sprechi in postraccolta, e nella trasformazione dei prodotti ortofrutticoli, e condividere le esperienze tra i partner coinvolti nel progetto, trasferendole mediante opportune attività di divulgazione e dimostrative, oltre che con lo sviluppo di linee guida, protocolli e studi pilota. 

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In Figura: prove sperimentali per la messa a punto di protocolli di confezionamento di ciliegie e uva da tavola, condotte presso l’Università degli Studi della Basilicata (laboratorio Mac-Lab). Credits: Francesco Genovese

La scelta dei due partner romeni e bosniaci parte dalla importante considerazione che, negli ultimi anni, i paesi dei Balcani hanno visto crescere la loro produzione ortofrutticola, con importanti eccellenze riferite ad alcune produzioni (lamponi, susine, uve), ed è attuale l’esigenza di incrementare la conoscenza nel campo della postraccolta, anche attraverso attività di cooperazione e di ricerca:

A titolo di curiosità, si evidenzia che la produzione di frutta in Romania si svolge in molte parti del paese, ma si concentra soprattutto nelle zone più alte: i pendii meridionali dei Carpazi, che serpeggiano attraverso il paese. La Romania è da tempo un importante produttore di frutta in Europa, grazie al microclima e alle condizioni del suolo. Il governo rumeno ha stanziato un budget di 200 milioni di euro nell’ambito del programma di sviluppo rurale POP 2014-2020 per la modernizzazione della frutticoltura, con l’obiettivo di promuovere la coltivazione di circa 16.000 ettari. Oltre ai fondi per nuove piantagioni e nuove tecniche di produzione, sono stati stanziati anche fondi per lo sviluppo della filiera. 

La proposta operativa contenuta nel progetto S.K.I.P.E. è caratterizzata dai seguenti punti specifici: 

– sviluppo di una raccolta di dati (database) identificativi dell’attuale scenario delle produzioni ortofrutticole e del livello tecnologico raggiunto, nei Balcani, oltre che in Italia, con notevole riferimento alla situazione presente in Basilicata, e ai potenziali legami commerciali tra i Paesi;

– individuazione di una o più strategie per la riduzione delle perdite in postraccolta, e definizione di opportuni interventi tecnologici in grado di contrastare l’attività metabolica dei prodotti in abbinamento ad opportuni sistemi di confezionamento; 

– stesura di protocolli di lavorazione, commercializzazione e trasformazione, da condividere con i partner del progetto, anche per la produzione di estratti e prodotti trasformati ad elevato valore nutrizionale, a partire da combinazioni di frutta e ortaggi. I partner potranno adattare i protocolli ai loro contesti produttivi, o migliorarli per la trasformazione di prodotti ortofrutticoli non presi in esame nel progetto pilota;

– valutazione dell’impatto delle strategie proposte, per il mercato produttivo di riferimento, in termini di costi, sostenibilità, e percezione dei consumatori.

Per tutti i risultati ottenuti nel progetto, verrà garantita un’ampia divulgazione sui canali istituzionali, e sul sito web di progetto, di prossima pubblicazione. 

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