Una nuova analisi di T&E ha mostrato perché i requisiti "Made-in-EU" sono un premio di sovranità che vale la pena pagare.

Riduzione del divario tra il costo delle batterie prodotte nell’UE e quelle cinesi
Aumentare la produzione in Europa potrebbe ridurre il divario tra il costo delle batterie prodotte nell’UE e quelle provenienti dalla Cina a quasi il 30%, rispetto all’attuale 90%. Lo ha dichiarato Transport & Environment (T&E) in un rapporto. Il gruppo ambientalista ha esortato l’UE a sostenere il settore attraverso i propri piani “Made in Europe”.
La Commissione Europea sta per presentare l’“Industrial Accelerator Act“, parte del più ampio Clean Industrial Deal, per proteggere le aziende dell’UE dalla concorrenza di Cina e Stati Uniti in settori strategici come: batterie, energia solare ed eolica, produzione di idrogeno e veicoli elettrici. La norma introdurrà requisiti di produzione in Europa utili a dare priorità ai prodotti fabbricati localmente quando si utilizzano fondi pubblici. Alcune case automobilistiche sostengono che tali requisiti avrebbero come effetto indesiderato un aumento eccessivo del costo delle batterie, arrivando a minare la competitività dei loro modelli.
Mentre l’Unione Europea è impegnata a discutere se stabilire criteri “Made-in-EU” per i finanziamenti pubblici all’interno dell’Industrial Accelerator Act, l’analisi di T&E ha evidenziato che l’aumento della scala produttiva ridurrà l’attuale vantaggio di costo dei produttori di batterie cinesi. Secondo il gruppo, solo con i criteri “Made-in-EU” l’industria in Europa potrà crescere e migliorarsi, per arrivare poi a ridurre il divario di costo attuale.
L’accesso alle batterie, ai loro componenti e ai minerali critici resta una prerogativa essenziale per la sicurezza economica e la resilienza dell’Unione Europea. I materiali delle batterie, tuttavia, soffrono delle stesse vulnerabilità sperimentate per le terre rare. Considerato il rischio di strumentalizzazione del commercio già osservato proprio con le terre rare, l’Europa dovrebbe giocare d’anticipo e tutelarsi.
I risultati del report di Transport & Environment
I risultati del report hanno mostrato che:
- Una quota sostanziale della catena del valore degli EV è già locale, con il 45%-70% del valore dei componenti chiave prodotti in Europa.
- Le batterie costituiscono la quota principale dei costi di produzione e variano dall’83% all’86% a seconda della casa automobilistica. Se questa produzione fosse riportata in Europa, le batterie arriverebbero a costituire oltre il 90% dell’aumento dei costi aggiuntivi.
- Sebbene le celle prodotte in Europa siano in media il 17% più care di quelle statunitensi e il 90% più care di quelle cinesi, il divario di costo è dovuto soprattutto alle limitate economie di scala europee piuttosto che a uno svantaggio strutturale.
- una maggiore efficienza produttiva potrebbe ridurre il divario di costo a 14 dollari per kilowattora entro il 2030, a fronte di un potenziale valore di 41 dollari.
Tutto questo si tradurrebbe in un costo aggiuntivo medio per un veicolo elettrico di 500 € nel 2030 (con un ventaglio compreso tra 300 € a 750 € a seconda del produttore). L’impatto sul prezzo finale potrebbe essere minore se si utilizzassero incentivi pubblici. Secondo T&E, si dovrebbe considerare tale cifra come una sorta di premio di sovranità, o una polizza assicurativa, per proteggere l’Europa dalla volatilità geopolitica e dalle possibili interruzioni della catena di approvvigionamento.












