Un'azienda cinese controllata da Changan ha sviluppato una turbina a carburante che trasforma le BEV in auto ibride

La turbina che trasforma l’elettrica in range extender
Una sorta di retrofit per auto elettriche. Dalla Cina arriva una nuova tecnologia che potrebbe aiutare a superare l’ansia da ricarica delle BEV, trasformandole in auto dotate di range extender. Nel mercato attuale i dati sulle immatricolazioni ci dicono che gli automobilisti europei, italiani inclusi, preferiscono le auto ibride su tutte le nuove motorizzazioni. Piacciono molto anche le plug-in, meno le elettriche pure, per i motivi che ormai conosciamo: costi iniziali più alti, infrastrutture critiche. Ma è questione di tempo ed è fisiologico alla transizione. Ma veniamo all’innovazione sviluppata da un’azienda satellite di Changan: Hunan Tyen.
La turbina range extender
L’azienda cinese ha realizzato il primo Power Turbine Generator (PTG) sviluppato internamente. Si tratta di una turbina che trasforma le elettriche in ibride con tecnologia range extender. Come? Il sistema ha un approccio fuel-to-electricity, cioè consente la ricarica rapida di energia senza eseguire nessuna modifica sul veicolo. Il motore termico, cioè la turbina, funge da carica batteria mentre l’auto è in movimento.
Come funziona?
Secondo le informazioni diffuse dall’azienda, la turbina è piccola, leggera e ha un’altissima densità di potenza. Grazie a simulazioni 3D sui flussi d’aria e a cuscinetti a sfera avanzati, hanno ridotto gli attriti, guadagnando un 5% di efficienza rispetto alle turbine standard. Il modulo opera come un range extender ed è governato da una centralina elettronica sofisticata, che ha il compito di coordinare l’attivazione della turbina in tempo reale, basandosi esclusivamente sulle effettive necessità di ricarica della batteria del veicolo.
Turbina range extender, strategia di integrazione e riduzione dei costi
Per Changan, il modulo presenta un’estrema flessibilità di impiego, potendo essere installato sia su auto elettriche già in circolazione come soluzione post-vendita, sia integrato direttamente nelle linee di produzione di nuovi modelli. Questa doppia possibilità apre la strada alla realizzazione di versioni range extender equipaggiate con pacchi batteria di dimensioni ridotte. Un simile approccio non solo ottimizza i pesi del veicolo, ma favorisce soprattutto un significativo contenimento dei costi di produzione, rendendo la mobilità elettrica più accessibile.
Risposte alle criticità della mobilità elettrica
Hunan Tyen mira a risolvere i principali limiti che ancora frenano la diffusione di massa dei veicoli a batteria, come la riduzione dell’autonomia in climi freddi, l’elevato consumo energetico durante i tragitti autostradali ad alta velocità e le carenze della rete di ricarica pubblica.
La sfida tecnica principale affrontata nello sviluppo del PTG riguarda l’elevata densità di potenza concentrata in una struttura estremamente compatta. Poiché l’unità di controllo genera carichi termici considerevoli durante il funzionamento, è stato necessario progettare canali di raffreddamento ad alta efficienza e strategie di gestione termica di precisione. Grazie a complesse simulazioni, i progettisti sono riusciti a garantire la stabilità operativa del sistema anche sotto sforzo prolungato, assicurando al contempo un’ottima adattabilità a diversi tipi di carburante.
Oltre l’automotive: droni e attrezzature mobili
Le potenzialità commerciali della micro-turbina superano i confini del mercato automobilistico per abbracciare settori altrettanto promettenti. Ad esempio nella propulsione di droni di grandi dimensioni, che necessitano di tempi di volo prolungati, così come nell’alimentazione di attrezzature mobili utilizzate in contesti esterni e remoti.
Evoluzione industriale rispetto alle soluzioni artigianali
L’idea di installare un generatore a bordo di veicoli elettrici per estenderne il raggio d’azione non è inedita, come dimostrato da diversi esperimenti artigianali realizzati autonomamente da proprietari di Tesla. Tuttavia, la proposta di Hunan Tyen segna il passaggio da una dimensione amatoriale a una soluzione industriale. La sfida resta anche nel quadro normativo: in molti mercati internazionali, qualsiasi modifica sostanziale al sistema di propulsione originale richiede nuove e costose omologazioni, un ostacolo burocratico che potrebbe limitare significativamente la diffusione di questa tecnologia.












