Cina, finanziamenti a eolico e solare solo se meno costosi del carbone

Il Governo di Pechino ha annunciato nuove restrizioni per i finanziamenti a impianti eolici e solari, ma ha anche aperto a investimenti delle comunità locali

eolico solare

Nuovi standard per gli impianti eolici e solari in Cina. Obiettivo: competere con i costi della produzione fossile

 

(Rinnovabili.it) – Il Governo cinese ha annunciato che non finanzierà nuovi impianti eolici o solari a meno che non siano competitivi con il prezzo dell’energia prodotto dal carbone. L’annuncio del National Development and Reform Commission (NDRC) e della National Energy Administration (NEA) è arrivato il 10 gennaio, appena un mese dopo che un impianto nella città di Golmud era riuscito a immettere sul mercato l’energia prodotta da rinnovabile a un costo inferiore di quella derivata da fonti fossili, 0,316 yuan (circa 4 cent di euro) contro i 0,325 del carbone.

 

La misura si inserisce in una serie di ulteriori condizioni necessarie ai nuovi progetti di produzione di energie rinnovabili per essere approvati di qui fino al2020 e mira a far ripartire il settore dopo che lo scorso anno il Governo di Pechino aveva bruscamente interrotto i sussidi ai progetti di produzione energetica rinnovabile in corso. Un anno record, il 2018, con un incremento di potenza da rinnovabili pari a 53 Gigawatt, costato, però, un debito di quasi 18 miliardi di dollari in sovvenzioni ancora da erogare.

Tra i principali fattori a determinare la crisi, la rete di trasporto e distribuzione che, nel 2017, ha fatto si che il 12% dell’energia prodotta dal solare e il 6% di quella eolica andassero persi.

 

Meno sussidi, ma anche maggiore possibilità per le comunità locali di investire direttamente in progetti che rispettino il principio della competitività con i costi della produzione fossile: “Alcune regioni con ottime risorse naturali e una costante domanda si sono già liberate dei vincoli dei sussidi statali o hanno raggiunto la parità di prezzo con il carbone a livello di rete”, spiegano dal NDRC che, comunque, offrirà supporto per quanto riguarda impianti di distribuzione e trasporto.

 

>>Leggi anche Energie rinnovabili: la Cina verso le prime quote minime obbligatorie<<

 

Il ritiro dell’investimento massiccio governativo, che fino allo scorso maggio ripagava con una quota fissa ogni kWh prodotto, arriva dopo anni in cui i costi di installazione di nuovi impianti sono costantemente andati a calare: risparmi fino al 45% nei costi di costruzione per il solare tra il 2012 e il 2017 e circa il 20% per l’eolico.

Tra le novità della manovra, anche l’introduzione di un sistema di certificati verdi sull’energia prodotta.

 

Buone le reazioni dei produttori: la China Photovoltaic Industry Association ha accolto con favore la manovra che liberalizza, in sostanza, buona parte del mercato e permette di sviluppare nuovi impianti senza dover rispondere a requisiti minimi in termini di quantità ma “solo” in termini di costo finale. “I progetti eolici e solari sovvenzionati dal Governo continueranno a esistere – hanno spiegato le associazioni di produttori – quelli non sussidiati saranno semplicemente una aggiunta”.

 

Articolo precedenteL’India lancia il primo Programma Nazionale per l’Aria Pulita
Articolo successivoNorme per la gestione acque pubbliche, le Regioni scuotono la testa

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui