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Le CER in Emilia-Romagna crescono del 73% ma solo una su quattro è già operativa

Dati aggiornati al 2025: 104 comunità energetiche, ma solo il 24% è operativo tra ritardi su impianti e incentivi.

CER Emilia-Romagna: crescita del 73%
CER in Emilia-Romagna: crescita del 73% – fonte pixabay

44 nuove CER in Emilia-Romagna

In Emilia-Romagna, lo sviluppo delle CER accelera con numeri in forte aumento ma ancora segnato da ritardi nella piena operatività.

Il quadro aggiornato dalla Regione indica che al 31 dicembre 2025 si contano 104 comunità energetiche rinnovabili costituite, di cui 28 già operative con riconoscimento del GSE, mentre la crescita nell’ultimo anno ha raggiunto il +73%, pari a 44 nuove realtà.

Si tratta di un’espansione significativa, che tuttavia non si traduce ancora in un sistema pienamente funzionante. La maggioranza delle iniziative resta infatti bloccata nelle fasi intermedie, tra completamento degli impianti e accesso agli incentivi, confermando come il percorso verso la condivisione effettiva dell’energia sia ancora incompleto.

L’analisi della Regione su 45 comunità energetiche, pari al 43% del totale regionale, consente di ricostruire con precisione modelli organizzativi, criticità operative e prospettive di crescita.

CER in Emilia-Romagna, solo il 24% è operativo

Tutte le comunità analizzate risultano formalmente costituite, ma il passaggio alla piena operatività resta limitato. La maggior parte, pari al 56%, non ha ancora avviato la fase di condivisione dell’energia e in molti casi non ha completato l’iter di riconoscimento.

Un ulteriore 20% si trova in una fase intermedia, in attesa del via libera definitivo, mentre soltanto circa un quarto ha raggiunto una condizione operativa stabile.

Questo dato evidenzia una distanza ancora significativa tra la nascita formale delle comunità e la loro capacità di generare benefici concreti, soprattutto in termini di produzione e condivisione di energia rinnovabile.

La distribuzione delle CER in Emilia-Romagna

La diffusione delle comunità energetiche segue una geografia precisa, con una concentrazione lungo l’asse della Via Emilia.

Le province di Forlì-Cesena e Modena rappresentano insieme il 42% del campione analizzato, confermando il ruolo di queste aree come poli principali di sviluppo.

Tuttavia, la distribuzione non coincide sempre con il livello di maturità dei progetti. In alcune zone, infatti, la crescita numerica delle comunità non è accompagnata da un corrispondente avanzamento verso l’operatività, segnalando una fase ancora disomogenea del sistema regionale.

Dal punto di vista organizzativo emerge una netta prevalenza del modello guidato da enti pubblici, scelto dal 60% delle comunità, che vede Comuni e amministrazioni locali come promotori delle iniziative.

Questo approccio si affianca a esperienze collaborative nate dal basso, mentre resta marginale il ruolo di investitori privati. Sul piano giuridico domina la forma dell’associazione non profit, preferita per la sua semplicità gestionale e per i minori oneri nella fase di costituzione.

Accanto a questa soluzione si osserva la presenza di cooperative e fondazioni, segnale di una graduale evoluzione verso modelli più strutturati.

24 mesi di media per realizzare una CER

Il percorso che porta alla realizzazione delle comunità energetiche è lungo e caratterizzato da una forte variabilità. In media sono necessari 24 mesi, con tempi che possono oscillare tra un minimo di 5 mesi e un massimo di 50 mesi.

Le fasi più lunghe coincidono con quelle operative: la realizzazione degli impianti richiede mediamente 10 mesi, mentre l’accesso agli incentivi si attesta su circa 8 mesi. Le comunità già operative mostrano tempi più contenuti, con una media di 22 mesi, mentre quelle ancora in attesa di riconoscimento arrivano a 27 mesi, evidenziando ritardi soprattutto nella fase impiantistica.

Secondo lo studio condotto dalla Regione, le difficoltà principali emergono nelle fasi più concrete del percorso di sviluppo. La realizzazione degli impianti e l’accesso agli incentivi sono percepite come le più critiche, mentre gli aspetti tecnico-giuridici risultano meno problematici.

Le comunità individuano nella semplificazione burocratica e nella stabilità del quadro incentivante i fattori più rilevanti per favorire la crescita. Il dato evidenzia come le barriere normative e amministrative incidano più delle criticità finanziarie o tecniche, rallentando il passaggio dalla progettazione all’operatività.

Le aspirazioni delle CER: ambiente, indipendenza energetica e benefici economici

Le finalità delle comunità energetiche vanno oltre la semplice produzione di energia. L’analisi mostra che il 71% delle realtà punta alla riduzione delle emissioni e ai benefici ambientali, mentre il 67% individua tra gli obiettivi principali il contrasto alla povertà energetica e la diffusione della cultura energetica.

Circa la metà delle comunità, pari al 51%, mira anche a vantaggi diretti per i membri, come il risparmio in bolletta e il rafforzamento delle relazioni sociali. Ne emerge un modello che combina dimensione ambientale, economica e sociale, coerente con l’impostazione europea delle comunità energetiche.

Dimensioni e struttura delle CER in Emilia-Romagna

Le comunità analizzate presentano dimensioni ancora contenute, sia in termini di potenza installata sia di numero di membri. Nel 47% dei casi gli impianti hanno una capacità inferiore a 200 kW, mentre la metà delle comunità conta meno di dieci partecipanti.

Sul piano finanziario prevale l’autonomia, con il 59% delle comunità che non ha fatto ricorso a prestiti bancari . Il crowdfunding resta poco utilizzato, segno di una limitata diffusione di strumenti alternativi di finanziamento e di modelli economici ancora in fase di definizione .

Guardando al breve periodo, le priorità risultano chiaramente orientate al consolidamento delle iniziative esistenti. Il 76% delle comunità punta ad ampliare la base sociale, mentre il 69% intende aumentare la quantità di energia prodotta e condivisa.

Restano invece meno centrali gli obiettivi legati alla creazione di reti e collaborazioni o allo sviluppo di attività commerciali nel mercato elettrico, a conferma di una fase ancora iniziale del ciclo di vita delle comunità.

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About Author / Alessandro Petrone

Giornalista da oltre 20 anni, nel corso della sua carriera si è occupato di politica, economia, attualità e costume. È stato Caporedattore e Direttore Responsabile per una Casa Editrice che pubblica magazine generalisti in Italia, Germania, USA e Cina. Ha scritto e collaborato con aziende e media che si occupano di automotive, con particolare attenzione ai temi della mobilità sostenibile. Si è avvicinato al mondo dell’energia lavorando come ufficio stampa per multinazionali del settore. Da allora, si occupa assiduamente di temi legati alla transizione energetica, soprattutto nel settore automotive, e alle energie rinnovabili, scrivendo per La Repubblica, AdnKronos, 9 Colonne, The Post International. È altresì appassionato di tecnologia, informatica, fotografia e cucina con un passato da attivista LGBTQIA+.