Le CER escono dal recinto dell'incentivo e diventano infrastruttura sociale, piattaforma di servizi e strumento di governance locale.

Articolo di Doriana Silvestri, Dottore Commercialista, Esperta Terzo Settore e Sostenibilità; Sergio Olivero, Energy Center del Politecnico di Torino e membro del Gruppo TENVAL; Giorgio Nanni – Legacoop e membro del Gruppo TENVAL
L’energia condivisa entra nella grammatica della politica industriale territoriale. Nella Plenaria Marco Biagi del CNEL, il convegno “Energia condivisa per una nuova infrastruttura sociale. Le comunità energetiche rinnovabili, driver di innovazione, servizi e sviluppo territoriale”, promosso dal Gruppo di lavoro TENVAL di CNEL e dall’Osservatorio sulle Comunità Energetiche di ENEA, ha spostato il baricentro del dibattito: non più soltanto kWh prodotti e autoconsumati, ma reti sociali, dati, servizi, finanza, inclusione e capacità dei territori di governare il valore che generano.
Nella stessa giornata del 1 luglio 2026 CNEL ed ENEA hanno firmato un accordo interistituzionale, che promuove le CER come modello di sviluppo e transizione energetica trasparente, che mira a rispondere ai bisogni concreti delle comunità locali.
Il tema delle CER, in apparenza tecnico, è in realtà politico nel senso più alto del termine. Le Comunità di Energia Rinnovabile (CER) sono nate nel quadro europeo come soggetti autonomi, aperti e mutualistici. In Italia il loro sviluppo è stato possibile grazie al recepimento della RED II e della direttiva europea sul mercato elettrico 2019/944: un impianto regolatorio che consente a cittadini, piccole imprese, enti locali e terzo settore di condividere energia rinnovabile e di trattenere sul territorio i benefici ambientali, economici e sociali prodotti dalla transizione.
Dall’incentivo al mercato dei servizi energetici
Il passaggio decisivo è culturale prima ancora che normativo. Una CER non è una semplice scatola amministrativa per distribuire tariffe premio legate all’energia condivisa. È un soggetto giuridico autonomo, con finalità mutualistiche, capace di generare valore e vincolato a redistribuirlo tra membri e territorio. È, in questo senso, un soggetto giuridico senza scopo di lucro che può diventare catalizzatore organizzativo e strumento imprenditoriale per la governance dell’energia locale.
Le difficoltà restano: lentezze nell’elaborazione delle regole, problemi interpretativi, dubbi fiscali, oneri amministrativi e asimmetrie informative hanno frenato molte iniziative. Ma la loro esistenza non cancella la portata della trasformazione. Al contrario, conferma che le CER devono essere messe nelle condizioni di svolgere pienamente le funzioni a cui sono abilitate: non solo autoconsumo, ma anche flessibilità, bilanciamento di rete, servizi ancillari, trading e valorizzazione dei dati energetici.
È qui che il modello cambia scala. La complessità dei servizi erogabili al mercato energetico supera le capacità operative delle singole comunità. Servono economie di scala, piattaforme digitali e strumenti di intelligenza artificiale capaci di gestire dati, profili di consumo, produzione distribuita e scelte di redistribuzione del valore. Obiettivo strategico è creare un ecosistema per le CER, svilupparne i modelli di business e mantenere il baricentro sulle persone e sui territori.
L’obiettivo è preservare lo spirito delle direttive europee: produrre benefici ambientali, economici e sociali a livello di comunità, evitando che la filiera della transizione sia catturata da logiche puramente estrattive. Le ESCo e le utilities restano interlocutori industriali importanti; ma le CER -se si alleano e si dotano di capacità tecnica- possono ridurre l’intermediazione obbligata e negoziare alla pari con operatori, investitori e istituzioni.
La nuova questione sociale dell’energia
Le CER riportano al centro del sistema energetico il cittadino, sia come consumatore sia come produttore-consumatore, cioè prosumer. Questa centralità non è retorica. Oggi la transizione energetica rischia di essere discriminatoria: chi vive in un’abitazione autonoma, con spazi per fotovoltaico, accumulo e ricarica elettrica, può trasformare la casa in un piccolo hub energetico; chi abita in un condominio urbano, magari in un edificio storico o multipiano, incontra vincoli strutturali che impediscono di accedere alle stesse opportunità. Ne deriva un effetto discriminatorio implicito nella transizione verde, che rischia di escludere proprio una quota rilevante della popolazione urbana.
Un secondo banco di prova è il Conto Termico 3.0, strumento gestito dal GSE per promuovere efficienza energetica e produzione di energia termica da fonti rinnovabili, anche mediante tecnologie come le pompe di calore. La misura può accelerare l’elettrificazione dei carichi termici e la sostituzione delle caldaie tradizionali. Tuttavia, la gestione tecnico-amministrativa resta complessa: senza accompagnamento, famiglie e piccole imprese possono diventare deboli di fronte ad asimmetrie informative, offerte opache o strategie speculative.
Le CER possono svolgere una funzione di facilitazione e tutela. La legge assegna loro un ruolo di intermediari e aggregatori orientati alla redistribuzione del valore verso chi lo genera: cittadini, piccole imprese, enti locali. La risorsa strategica, in questo scenario, non è soltanto l’impianto fotovoltaico ma il dato energetico generato dai POD, i Point of Delivery, cioè i contatori elettrici.
Ogni POD rappresenta un’unità di produzione o consumo: una famiglia, un cittadino, una piccola impresa. È un nodo informativo. Aggregare POD in forme riconoscibili consente di costituire insiemi omogenei di punti di prelievo e immissione, raggiungere massa critica e costruire capacità di interlocuzione con aziende energetiche, ESCo, DSO, Terna, GSE, GME, banche e investitori. Mettere i titolari dei POD al centro significa cambiare i modelli di business dell’energia: non più utenti dispersi, ma comunità capaci di rappresentare dati, fabbisogni e valore.
TENVAL, il laboratorio per la Casa delle CER
Il 5 febbraio 2026 si è insediato al CNEL il Gruppo di lavoro TENVAL – Transizione energetica: creare valore per uno sviluppo locale inclusivo – dedicato alle reti di comunità energetiche rinnovabili. Il gruppo è coordinato dal consigliere CNEL Paolo Pirani, con il supporto metodologico e relazionale di Doriana Silvestri. Nel perimetro dell’azione di TENVAL ci sono le economie di comunità e le reti di comunità energetiche sociali come strumenti per una produzione green capillare, equa e partecipata da cittadini e PMI, con obiettivi di aggregazione degli investimenti, redistribuzione del valore e sviluppo di distretti energetici per l’autonomia locale.
I membri del Gruppo TENVAL sono Sergio Olivero (CONCERNET), Giorgio Nanni (Legacoop), Nicoletta Gozo (Osservatorio CER-ENEA), Silvia Chiassai Martini (Fondazione CER Italia), Lucio Brignoli (Sinergia), Alessandro Caffi (CEI), Sergio Porcellini, Maria Adele Prosperoni (Confcooperative), Carlo De Masi e Raffaele Morese. La logica non è costruire un tavolo autoreferenziale, ma un dispositivo tecnico e relazionale capace di mettere insieme settore pubblico e privato, comunità scientifica, regolatori, fornitori di tecnologia, operatori dell’energia e comunità finanziaria. L’Energy Center del Politecnico di Torino rappresenta un autorevole riferimento scientifico.
Il programma di lavoro è ambizioso: redigere proposte di legge e documenti per comunicare le opportunità della transizione a interlocutori pubblici e privati; elaborare un codice di condotta volontario per le CER; disegnare processi organizzativi per fare del CNEL la “Casa delle CER“; promuovere le reti di CER; portare le CER italiane nel dibattito sull’economia sociale, anche valutando strumenti come lo status di start-up innovative a vocazione sociale e agevolazioni mirate per la gestione ordinaria.
Con TENVAL, il CNEL può mettere a valore una prerogativa istituzionale rara: la facoltà di iniziativa legislativa, come leva per proporre al Parlamento testi e riforme a sostegno delle comunità energetiche per una transizione energetica equa ed inclusiva.
Una rivoluzione dei modelli di business
Gli aspetti qualificanti del Gruppo TENVAL convergono in un punto: partire dagli aggregatori di CER e dai titolari di POD, cioè da chi produce valore attraverso i dati energetici. La redistribuzione non può arrivare dopo, come compensazione marginale; deve essere progettata prima, nella governance, nei contratti, nei codici di condotta e nelle piattaforme. È qui che si gioca la differenza tra una transizione subita e una transizione partecipata.
Per questo il messaggio è potenzialmente dirompente: basta pensare alle CER come strumenti minori, dipendenti dall’intermediazione di ESCo e utilities. Le CER, se si alleano, e si dotano di strumenti digitali, possono gestire da sole molte funzioni di utilizzo, negoziazione e valorizzazione del dato. Non significa espellere il mercato, ma riequilibrarlo. Significa costruire una capacità negoziale collettiva dei territori dentro il mercato dell’energia.
CNEL può assicurare la terzietà e l’indipendenza richiesta da questa trasformazione. Può riunire enti regolatori, pubbliche amministrazioni, imprese, parti sociali, università, centri di ricerca, banche e investitori. Può produrre disegni di legge organici, meditati e multidisciplinari. Può dare voce a consumatori, produttori e prosumer che oggi rischiano di essere trattati come destinatari finali, non come generatori di valore.
La “Casa delle CER” non è quindi uno slogan. È l’infrastruttura istituzionale necessaria perché l’intuizione europea – comunità energetiche aperte, autonome, mutualistiche e capaci di redistribuire benefici – diventi pratica industriale, sociale e territoriale. Senza CER, l’idea resta frammentata; senza un supporto alla governance -assicurato da TENVAL- le CER rischiano di rimanere sole. La transizione energetica, al contrario, ha bisogno di comunità organizzate, dati governati e valore restituito a chi lo produce.
Gli aspetti qualificanti del modello CNEL-TENVAL
- Partire dai titolari di POD: consumatori, produttori e prosumer che generano valore attraverso dati e profili energetici. L’obiettivo è la “democrazia energetica” dove il valore torna a chi lo ha generato.
- La prospettiva TENVAL vuole mettere in luce il ruolo di disintermediazione dei processi di transizione energetica: le CER, se alleate, possono gestire funzioni collettive e negoziare condizioni migliori con operatori e investitori.
- Mettere i POD al centro equivale a cambiare il modello di business dell’energia, spostando il potere informativo dal singolo utente disperso alla comunità organizzata.
- Il principio, come scritto nelle direttive europee è che l’energia condivisa deve produrre benefici ambientali, economici e sociali per membri e territori.
- Il CNEL intende trasformare questo principio europeo in proposte normative e legislative organiche, con un metodo che tiene insieme diritto, economia, tecnologia, welfare locale e mercato.
- La forza istituzionale del CNEL sta nel comporre pubblico e privato, parti sociali, terzo settore, ricerca, regolatori, finanza e industria dell’energia.
- Diventare la Casa delle CER significa offrire un luogo terzo, stabile e riconoscibile alla rappresentanza dei territori nella transizione energetica.
- TENVAL è lo strumento tecnico e relazionale per costruire questa Casa: ascolta, aggrega, formula regole, propone codici etici e organizza la massa critica delle comunità.











