Le aziende italiane possono essere player di primo piano nella transizione energetica nazionale, aiutando a generare e distribuire nuovo valore a comunità e territori. Plenitude accompagna le imprese nei nuovi modelli di condivisione energetica, affiancandole in tutte le fasi, dalla progettazione dell’impianto all’ottenimento degli incentivi.

Nuovi paradigmi energetici: la rivoluzione dell’energy sharing per l’impresa
La condivisione dell’energia può contribuire in maniera sempre più significativa alla transizione energetica del nostro Paese. In un momento come quello attuale, le nuove configurazioni dell’energy sharing e dell’autoconsumo riescono a far convergere l’impegno ambientale con una serie di vantaggi economici e sociali.
Un approccio ben conosciuto da Plenitude, che ha fatto della condivisione uno dei suoi valori portanti e che oggi è impegnata a supportare le aziende in questo nuovo ecosistema. In che modo? Attraverso un modello end-to-end che rende gli utenti finali artefici della propria energia e del proprio domani.
Esistono strumenti per alleggerire la spesa energetica e al tempo stesso per rendere le imprese più resilienti e competitive: modelli innovativi capaci di generare una serie di benefici a cascata a livello imprenditoriale ma anche territoriale. Soluzioni come le nuove configurazioni della condivisione energetica virtuale (ossia senza bisogno di un collegamento fisico da produttore a consumatore).
Le configurazioni dell’autoconsumo incentivabili
Dopo un primo periodo di sperimentazione, a gennaio 2024 è entrato in vigore in Italia il Decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica del 7 dicembre 2023 n. 414 e ss.mm.ii (Decreto CACER)[1], a seguito del recepimento della Direttiva comunitaria sulle rinnovabili (RED II). Il provvedimento ministeriale ha disciplinato in maniera definitiva il servizio erogato dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE) per l’autoconsumo diffuso.
Lato incentivi, il provvedimento ha introdotto una tariffa ventennale sull’energia rinnovabile prodotta dagli impianti ammessi e autoconsumata virtualmente dai membri della Comunità Energetica. L’incentivo varia tra 60 e 120 euro il MWh in base alla taglia dell’impianto e al valore zonale di mercato dell’energia elettrica, prevedendo alcune premialità in funzione della localizzazione geografica della configurazione
Per il Decreto CACER (Configurazioni di Autoconsumo per la Condivisione dell’Energia Rinnovabile), le tipologie di configurazione che accedono alla tariffa incentivante sono essenzialmente 3:
- I gruppi di Autoconsumatori di energia rinnovabile o Autoconsumatori Collettivi (AUC): modello solitamente rappresentato da un condominio, trattato come un unico soggetto, in cui l’energia elettrica prodotta dal proprio impianto fotovoltaico viene condivisa virtualmente con le unità immobiliari che lo compongono. L’amministratore del condominio assume solitamente il ruolo di “Referente” curando la costituzione e la gestione della configurazione.
- Comunità Energetiche Rinnovabili (CER): è il modello di comunità che aggrega il più alto numero di produttori da fonti rinnovabili e consumatori di energia connessi alla stessa cabina primaria. È un vero e proprio soggetto giuridico autonomo, per cui si rende necessaria la sottoscrizione di uno statuto che ne identifichi la costituzione e le finalità (ad es. cooperativa, associazione, fondazione, etc.). Il ruolo del “Referente” per una CER può essere svolto dalla stessa Comunità nella persona fisica che ne ha la rappresentanza legale, oppure da un membro della CER stessa o da un produttore “terzo” (ESCo certificata UNI11352) di un impianto la cui energia elettrica sia a disposizione della CER.
- Autoconsumatori individuali di energia rinnovabile “a distanza” (AID): configurazione che prevede un unico soggetto che assume sia il ruolo di produttore sia quello di consumatore. I punti di prelievo (POD) devono appartenere al medesimo soggetto e alla stessa cabina primaria. Per le configurazioni AID non è richiesta una figura giuridica e il ruolo di “Referente” può essere ricoperto dallo stesso autoconsumatore individuale o anche da un produttore terzo.
Alla tariffa sopracitata vanno aggiunti anche altri benefici economici, a cominciare dal corrispettivo di valorizzazione. Il corrispettivo consiste nella restituzione delle componenti tariffarie previste da ARERA (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) sull’energia autoconsumata.
Il corrispettivo può variare di anno in anno e include la tariffa di Trasmissione in BT (Bassa Tensione), il valore massimo della componente variabile Distribuzione BT(Bassa Tensione) -AU (Altri Usi) e le perdite di rete (queste ultime due solo per i gruppi di autoconsumatori collettivi).
Infine, l’energia in eccesso prodotta da un impianto fotovoltaico di proprietà del produttore ed immessa in rete, può essere venduta al GSE (Gestore dei Servizi Energetici) tramite il Ritiro Dedicato (RID) o in alternativa, venduta direttamente sul mercato libero a fornitori di energia.
A quanto sopra si aggiunge che le configurazioni CER e AUC hanno potuto accedere anche al contributo fino al 40% in conto capitale previsto dal PNRR che si è chiuso lo scorso 30 novembre.
I benefici dell’energia condivisa
Ognuno dei modelli citati – CER, AUC, AID – può rappresentare un cambiamento rilevante nell’ambito della transizione energetica, con vantaggi diretti per le imprese. Da un punto di vista prettamente economico, i partecipanti possono godere di una riduzione dei costi legati all’energia, grazie alla produzione autonoma e alla successiva condivisione di energia pulita, migliorando contemporaneamente la stabilità energetica a livello locale.
Ma ovviamente l’autoconsumo diffuso, affidandosi alla generazione di energia rinnovabile distribuita, porta benefici diretti anche ad ambiente e clima, offrendo un contributo tangibile al raggiungimento degli obiettivi di transizione energetica e aiutando a rendere più sicuro e resiliente il sistema elettrico nazionale.
Non solo. Sul piano sociale, le CACER hanno la funzione di consolidare il legame comunitario e incoraggiare la partecipazione attiva dei singoli individui, facilitando al contempo l’inclusione e creando nuove sinergie tra cittadini, soggetti privati ed enti pubblici. In altre parole, le nuove configurazioni dell’autoconsumo diffuso possono divenire un vero e proprio propulsore dello sviluppo sostenibile all’interno dei territori.
Il modello Plenitude
Per cogliere a pieno le opportunità della nuova era dell’energy sharing è necessario, però, sapersi destreggiare con abilità tra norme, regolamenti, vincoli e scadenze. Ma soprattutto trovare soluzioni capaci non solo di rispondere alle esigenze individuali ma di adattarsi al contesto territoriale e sociale.
È esattamente in questo scenario che si inserisce Plenitude, Società Benefit controllata Eni, attiva in oltre 15 Paesi del mondo. L’azienda oggi si posiziona come partner esperto per accompagnare i clienti, in particolare le imprese, nella transizione energetica e in particolar modo nelle nuove modalità dell’energy sharing virtuale. Come? Fornendo un modello end-to-end per tutte le configurazioni di autoconsumo diffuso ammissibili al servizio di incentivazione erogato dal GSE; un percorso completo che va dalla valutazione delle necessità singole alla realizzazione di soluzioni concrete e sostenibili.
Un impegno che si è andato concretizzando fin dalla fase sperimentale – ancor prima che l’Italia formalizzasse la normativa CACER – ad esempio con il progetto pilota “EvoNaRse” configurazione di autoconsumo collettivo avviato a Napoli con la partecipazione di RSE (Ricerca su Sistema Energetico). E che oggi prosegue con prodotti e servizi ad hoc non solo per condomini ma anche per le imprese nelle differenti configurazioni sia CER che AID.
In tutti i casi l’obiettivo è il medesimo: rendere gli utenti finali protagonisti del cambiamento, accompagnandoli in ogni fase. Dalla verifica di fattibilità e definizione di un piano preliminare alla progettazione di una soluzione su misura e supporto nell’identificazione di eventuali altri soggetti partecipanti alla Comunità. Dall’installazione fisica dell’impianto, collaudo e gestione delle pratiche amministrative alla fornitura di strumenti tecnologici per il controllo costante dello stato di servizio dell’impianto fotovoltaico.,
Un approccio a 360° frutto del profondo bagaglio di competenze che la società ha maturato nell’ambito dei nuovi paradigmi energetici, e della sua capacità di tradurre l’evoluzione normativa in soluzioni di mercato concrete.
WeCER, la comunità energetica rinnovabile nazionale
Entrando nel dettaglio, l’offerta messa a punto da Plenitude per le PMI nel settore delle CER propone anche grazie a partner selezionati, veri e propri modelli tailor made e chiavi in mano. Un esempio su tutti: la CER nazionale WeCER sviluppato dall’ESCo torinese COESA con cui Plenitude ha siglato un accordo .
Si tratta di una comunità energetica su scala nazionale nata per riunire diverse configurazioni di prosumer e consumatori sotto un’unica e più efficiente gestione centralizzata. In questo caso Plenitude si occupa della progettazione e installazione degli impianti fotovoltaici, consentendo alle imprese di accedere all’energia rinnovabile senza investimento iniziale grazie a formule contrattuali specifiche come l’Energy Performance Contract (EPC) e il Power Purchase Agreement (PPA) on-site. We CER supporta le aziende occupandosi di presentare le domande di accesso agli incentivi e della loro ripartizione, della rendicontazione e delle richieste di eventuali modifiche della configurazione presso il GSE per tutta la durata della Comunità Energetica, pari a 20 anni.
“In Plenitude, crediamo che le Comunità Energetiche rappresentino una delle leve strategiche per la decarbonizzazione del tessuto produttivo italiano”, ha dichiarato Vincenzo Viganò, Head of Retail Italian Market di Plenitude. “La collaborazione con COESA va in questa direzione e rappresenta un ulteriore tassello nel nostro percorso verso la transizione energetica, permettendoci di ampliare la nostra offerta di soluzioni integrate e di favorire il consumo di energia da fonti rinnovabili nonché la competitività delle aziende sul mercato nazionale e internazionale”.
AID, sostenibilità senza vincoli
L’offerta di Plenitude si estende anche al supporto nello sviluppo di configurazione AID, come dimostrato dal progetto con l’azienda Nuova Simplast, lanciato a luglio di quest’anno. Nuova Simplast si occupa di stampaggio avanzato di materie plastiche ed era alla ricerca di soluzioni per la produzione di energia da fonti rinnovabili. Il progetto prevede nello specifico la realizzazione di un impianto fotovoltaico con una capacità installata di 758 kWp, per una produzione stimata di circa 860 MWh all’anno e la condivisione virtuale dell’energia prodotta con 5 punti di fornitura di Nuova Simplast.
L’impianto verrà installato su un terreno industriale attualmente inutilizzato di proprietà di Nuova Simplast, adiacente alla sua sede, superando quindi i limiti strutturali dell’installazione sui tetti.
Grazie a questo progetto, Nuova Simplast potrà inoltre accedere agli incentivi statali ventennali previsti dalla legge per le Comunità Energetiche, cui una parte verrà destinata, come da normativa, a supporto di iniziative sociali sul territorio che ospita l’impianto.
Plenitude supporterà Nuova Simplast in tutte le fasi di realizzazione dell’iniziativa: dalla progettazione fino alla richiesta di accesso agli incentivi, fornendo anche la piattaforma tecnologica “Plenitude Comunità Energetiche” che permetterà di gestire e monitorare la configurazione AID.
[1] Dlgs. 199/2021 e ss.mm.ii., Testo Integrato Autoconsumo Diffuso, Allegato A della Deliberazione ARERA 727/2022/R/eel e ss.mm.ii. (“TIAD”); Regole Operative per l’accesso al servizio per l’autoconsumo diffuso e al contributo PNRR approvate con decreto direttoriale n. 22/2024 e ss.mm.ii. (“Regole Operative”).
In collaborazione con Plenitude











