L'associazione europea dell'acciaio Eurofer ha spiegato in una nota che le proposte hanno individuato delle possibili soluzioni, ma non sarebbero riuscite a fornire una risposta completa e duratura alla fuga di carbonio e alla perdita di occupazione.

Le modifiche proposte al meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera dell’Unione Europea rappresentano un passo avanti per i settori europei dell’acciaio e dell’alluminio, ma non una soluzione definitiva, secondo le associazioni del settore. Il 17 dicembre la Commissione Europea ha annunciato alcune proposte per rafforzare e ampliare il campo di applicazione del Regolamento CBAM dell’UE. Tali modifiche consentono l’inclusione di alcuni prodotti a valle, come macchinari, elettrodomestici e rottami.
Quali prodotti rientrano nell’estensione del Regolamento CBAM dell’UE?
In totale, sono 180 prodotti a valle aggiunti all’ambito di applicazione del CBAM. Sono prodotti ad alto rischio di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio e con un’elevata percentuale di acciaio e/o alluminio. Tra questi figurano macchinari, componenti per veicoli, elettrodomestici e attrezzature per l’edilizia. Un esempio sono i fili metallici, le funi e i cavi realizzati per oltre il 95% in acciaio inossidabile. Tuttavia, l’elenco proposto include anche beni più complessi basati su più input CBAM, come le lavatrici, composte per circa il 60% da acciaio, il 5% da alluminio e il 5% da cemento.
Perché l’ambito di applicazione del CBAM verrebbe esteso ai prodotti a valle?
Il CBAM si applica attualmente ad alluminio, cemento, elettricità, fertilizzanti, idrogeno e ferro e acciaio. Il meccanismo stabilisce un prezzo per le emissioni incorporate ai prodotti importati. Serve a garantire alle importazioni parità di trattamento rispetto ai beni prodotti nell’UE, dove si paga un prezzo per il carbonio nell’ambito del sistema di scambio di quote di emissione (ETS). Per via di tale meccanismo, i produttori dell’UE che utilizzano questi materiali come input per produrre beni più a valle della catena del valore (i prodotti a valle, appunto) potrebbero dover affrontare costi maggiori a causa dell’introduzione graduale del CBAM e della graduale eliminazione delle quote gratuite ETS.
La stragrande maggioranza, ossia il 94%, dei prodotti a valle interessati hanno un elevato contenuto (in media il 79%) di acciaio e alluminio. Questi materiali sono utilizzati in macchinari e attrezzature specializzate, come supporti in metallo comune, cilindri, radiatori industriali o macchine per la fusione. Solo piccola quota, ossia il 6%, dei prodotti a valle interessati è costituita anche da beni per uso quotidiano in casa, come le lavatrici.
Un produttore UE di questi beni a valle selezionati potrebbe quindi dover sostenere costi più elevati per materiali e componenti di input a causa dell’introduzione di un prezzo per il carbonio sia sui beni importati (tramite il CBAM) sia sui beni di origine UE (tramite l’ETS). Tutto questo potrebbe spingere i produttori a trasferire la produzione in Paesi terzi con politiche climatiche meno ambiziose o a sostituire i beni con importazioni ad alta intensità di carbonio.
La Commissione propone un’estensione dell’ambito di applicazione del CBAM
Consapevole di questo rischio, la Commissione ha proposto un’estensione dell’ambito di applicazione del CBAM a prodotti a valle selezionati ad alta intensità di acciaio e alluminio. L’inclusione garantirebbe che, per questi prodotti, si paghi lo stesso prezzo per le emissioni incorporate nelle importazioni e per le emissioni associate ai prodotti fabbricati nell’UE.
La Commissione, dunque, vorrebbe estendere la portata del CBAM a questi 180 prodotti ad alta intensità di acciaio e alluminio, con l’obiettivo di garantire una riduzione delle emissioni e scoraggiare una loro rilocalizzazione. Wopke Hoekstra, Commissario europeo per il clima, aveva affermato che nella fase pilota il CBAM si è dimostrato troppo ampio, troppo macchinoso, con troppe lacune, come “un buon formaggio ma con qualche buco”. Per colmare le lacune, la Commissione ha affermato che avrebbe esteso l’imposta ai prodotti a valle come lavatrici, radiatori industriali e utensili da giardino.
Come si applicherà il Regolamento CBAM dell’UE ai prodotti a valle?
Per la Commissione Europea, l’estensione del CBAM ai prodotti a valle e l’inclusione dei rottami metallici pre-consumo (ossia quei materiali scartati prima di raggiungere il consumatore) dovrebbe rendere il CBAM più efficace, affrontando meglio il rischio di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio. I rottami pre-consumo sono i rottami metallici generati durante il processo di produzione prima che un bene raggiunga il consumatore. I rottami post-consumo sono invece i metalli a fine vita, come le lattine in alluminio utilizzate per le bevande.
Cosa chiedono all’UE i produttori europei dell’acciaio
Nel delineare queste proposte, la Commissione ha considerato le osservazioni presentate dagli operatori dell’industria metalmeccanica europea in merito al rischio che le industrie preoccupate per una perdita di competitività trasferissero le proprie attività al di fuori della regione, evitando così i costi previsti dalle politiche climatiche dell’Unione. L’associazione europea dell’acciaio Eurofer ha spiegato in una nota che le proposte hanno individuato delle possibili soluzioni, ma non sarebbero riuscite a fornire una risposta completa e duratura alla fuga di carbonio e alla perdita di occupazione. A detta dell’associazione, i prodotti a valle compresi nella proposta sono ancora troppo limitati.
Il produttore norvegese di alluminio Norsk Hydro ha svolto un ruolo di primo piano nella campagna di lobbying per l’estensione del regolamento CBAM ai prodotti downstream e ai rottami. L’azienda ha avvertito che il 35% della capacità di riciclo dell’alluminio nell’UE potrebbe svanire se i rottami di alluminio entrassero nell’Unione senza essere soggetti ad alcuna tassa sulle emissioni di carbonio. Norsk Hydro, come riporta Reuters, ha riconosciuto che l’inclusione dei rottami pre-consumo sia un grande passo avanti. Tuttavia, l’azienda ritiene che anche i rottami post-consumo dovrebbero essere inclusi nel campo di applicazione.












