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Come la crisi della natalità potrebbe cambiare il futuro dell’energia

Nn solo effetti economici e sociali, ogni modica demografica ha impatti netti anche sul sistema energetico.

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Come la crisi della natalità potrebbe cambiare il futuro dell'energia
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Gli effetti della crisi della natalità sul sistema energetico

Il futuro spaventa. In un mondo in cui le incertezze finanziarie, climatiche ed ambientali si sommano ai timori generati da conflitti e pandemie, la scelta di fare figli appare sempre meno ferma. Ed è ormai da qualche anno che si parla di crisi della natalità come un problema addirittura sottovalutato, i cui effetti sul progresso economico potrebbero essere disastrosi.

Viene da chiedersi allora quali impatti questa tendenza demografica avrà sul sistema energetico. Sappiamo infatti che ad ogni aumento della popolazione globale è corrisposto anche un aumento del fabbisogno energetico e per molto tempo questa relazione è stata fonte di allarme. Fino alla fine dello scorso secolo, il tasso di fertilità si era mantenuto ben al di sopra di quello che viene considerato l’indice di stabilità demografica globale a lungo termine. Al punto che la principale preoccupazione era la sovrappopolazione e i possibili effetti di una crescita esponenziale delle nascite sulla disponibilità delle risorse terrestri. Non solo energia ovviamente, ma anche cibo, acqua, habitat naturali.

I dati ONU sul calo globale della fertilità

Ma i trend demografici hanno subito una brusca frenata. Tra il 2000 e il 2025, i tassi di fertilità sono diminuiti in tutte le regioni del mondo analizzate dalle Nazioni Unite, mentre parallelamente la vita ha continuato ad allungarsi. Le nascite sono crollate e le politiche messe in campo dalle grandi economie per risollevarle si sono rivelate un buco nell’acqua. Al punto che sembra ormai ineluttabile che nei próximos 25 anni, l’Asia orientale, l’Europa e la Russia registrino un calo demografico significativo.

Nel dettaglio i dati ONU mostrano che il numero medio di nascite per donna è diminuito da circa cinque negli anni ’50 e ’60 a poco più di due nel 2024 e si prevede che scenderà a 1,8 entro il 2100. Oltre la metà di tutti i paesi e le aree nel mondo ha ora tassi di fertilità inferiori a 2,1 nati vivi per donna, livello considerato necessario affinché una popolazione si rinnovi nel tempo con bassa mortalità e senza migrazioni.

Le risorse non sono per tutti

Quindi non ci troviamo più in una situazione di “sovrappopolazione”? E ci siamo mai trovati davvero a fronteggiare un tale rischio? La risposta è complessa. La popolazione mondiale supera ormai gli 8 miliardi e secondo le ultime stime ufficiali dovrebbe raggiungere i 10 miliardi entro il 2060. Questo mese, tuttavia, l’ONU pubblicherà le sue nuove stime; stime che, nello scenario più pessimistico, potrebbero avvicinare il picco globale già al 2053 con solo 8,9 miliardi di persone, prima di intraprendere la discesa.

Questi numeri in sé dicono poco ma acquistano un valore se inseriti negli attuali trend del fabbisogno.

Le risorse non sono accessibili a tutti (sono ad esempio oltre 650 milioni le persone che non hanno ancora alcun accesso all’elettricità) e ogni anno consumiamo sempre più velocemente il “budget terrestre“. In appena 50 anni l’Earth Overshoot Day è passato dalla fine di novembre alla fine di luglio.

Ovviamente è la diversa disponibilità delle risorse a permetterci di “stare ancora a galla”: se tutti gli 8 miliardi di persone avessero oggi gli stessi standard di consumo di un europeo medio, difficilmente riusciremmo a far quadrare i conti.

Il vero problema è che, proprio perché siamo così tanti e con aspettative di vita molto più lunghe del passato, abbiamo bisogno di nuove nascite per sostenere gli attuali modelli economici; abbiamo bisogno di nuova forza lavoro che porti avanti il progresso economico, di nuove generazioni che sostengano i sistemi di protezione sociale e pensionistici, di un futuro che ci permetta di vivere il presente. Per alcuni analisti una crescita demografica lenta o negativa di un Paese rispetto agli altri rischia anche di tradursi in una perdita di potere militare e politico sulla scena mondiale.

Il calo demografico modificherà la domanda energetica?

Sul fronte energetico, però, il calo demografico potrebbe non avere risultati scontati. Studi recenti hanno mostrato come Il consumo totale di energia primaria dipende in egual misura sia dalla crescita della popolazione mondiale che dal consumo energetico medio pro capite. Di conseguenza anche se la popolazione globale dovesse stabilizzarsi, l’aumento dei consumi individuali potrebbe compensare o addirittura superare il calo numerico delle persone, mantenendo il fabbisogno energetico totale in ascesa.

Ed è propria in questa direzione che si muove l’ultima analisi di Wood Mackenzie. Secondo gli analisti di WoodMac, fino al 2035 la domanda energetica crescerà, sostenuta dalla AI e dai consumi in ascesa nei mercati di Asia e Africa. Qui, si legge, “l’aumento dei redditi e della ricchezza stimolerà un maggiore consumo di beni materiali”. Nel dettaglio gli analisti prevedono che il consumo globale di energia primaria aumenterà dell’8% rispetto ai livelli attuali, raggiungendo il picco di 717 exajoule (EJ) nel 2035. Dopodichè dipenderà molto dalla curva demografica. Nello scenario più pessimistico la popolazione mondiale dovrebbe comunque crescere di centinaia di milioni entro il 2060 e la domanda non dovrebbe scender sotto i 672 EJ.

Vi sono poi due tendenze che dovrebbero rimanere costanti: la rapida espansione dell’elettrificazione e dell’intelligenza artificiale che manterranno alta la richiesta di minerali critici, accelerando il distacco dagli idrocarburi. La carenza di nuova forza lavoro potrebbe anche spingere gli investimenti nell’automazione e nell’IA in tutti i settori, favorendo a loro volta la crescita dei consumi elettrici.

“In terzo luogo, – scrivono Simon Flowers e colleghi – è probabile che le pressioni sulle finanze pubbliche e sul costo della vita si intensifichino progressivamente. I governi, pertanto, devono agire con decisione per garantire capitali pubblici e privati al fine di assicurare che il sistema energetico si adatti e si evolva prima che il profilo demografico cambi drasticamente dopo il 2060. Ciò include incentivare un sistema energetico sostenibile – reti intelligenti e pulite – finché i finanziamenti sono disponibili. Se attuato in modo efficace, il vantaggio è che i guadagni di produttività derivanti dall’intelligenza artificiale potrebbero stimolare la crescita economica compensando gli effetti negativi del cambiamento demografico, e le finanze pubbliche potrebbero risultare più resilienti dopo il 2060”.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili, le rassegne regionali e le newsletter tecniche. Oggi, tra le altre cose, si occupa della copertura quotidiana delle novità normative sulle fonti rinnovabili, delle politiche energetiche nazionali, europee ed asiatiche, e dei grandi temi connessi all'innovazione e al mercato. Segue da vicino i brevetti e le ricerche scientifiche sulle tecnologie, con un focus su sistemi di accumulo, fotovoltaico, eolico e geotermia. Ha pubblicato articoli legati all'hi-tech e alle rinnovabili su Repubblica.it. Dal 2025 è Vice Direttrice della testata.