Rinnovabili • decarbonizzazione-industria-studio-fire-catena-valore-tecnologie-elettrificazione-industriale-italia Rinnovabili • decarbonizzazione-industria-studio-fire-catena-valore-tecnologie-elettrificazione-industriale-italia

Lo studio FIRE sulla catena del valore delle tecnologie di elettrificazione industriale in Italia

La transizione energetica del comparto produttivo rappresenta una delle sfide più ambiziose e urgenti per l'Europa. In questo contesto, lo studio FIRE offre una fotografia dettagliata delle rotte tecnologiche e delle opportunità industriali per il nostro Paese.

decarbonizzazione-industria-studio-fire-catena-valore-tecnologie-elettrificazione-industriale-italia
Il convegno “La decarbonizzazione dell’industria”, promosso in collaborazione con il GSE

Convegno sulla decarbonizzazione dell’industria

Il 24 febbraio il FIRE ha presentato, nel corso del convegno “La decarbonizzazione dell’industria“, promosso in collaborazione con il GSE, lo studio Catena del valore delle tecnologie di elettrificazione industriale in Italia, realizzato con il supporto della European Climate Foundation.

La transizione energetica del comparto produttivo rappresenta una delle sfide più ambiziose e urgenti per l’Europa. In questo contesto, lo studio offre una fotografia dettagliata delle rotte tecnologiche e delle opportunità industriali per il nostro Paese.

Il contesto: emissioni industriali e il ruolo del calore

L’industria europea è responsabile di quasi il 20% delle emissioni totali di gas serra. Di queste, una quota preponderante è legata alla generazione di calore, che rappresenta il 66% dell’energia impiegata nei processi industriali. Lo studio evidenzia come, con le tecnologie oggi disponibili, quasi il 60% del calore generato sarebbe già elettrificabile. Lo studio evidenzia quindi un margine di crescita enorme, considerando che nel 2020 solo il 3% dei consumi termici industriali era coperto dall’elettricità. La prospettiva al 2035 è ancora più promettente: dal punto di vista tecnologico, sarà potenzialmente possibile elettrificare il 90% dei consumi termici dell’industria europea.

Come si posiziona l’Italia sulla decarbonizzazione dell’industria

In base allo studio, il tasso di elettrificazione dell’industria italiana risulta piuttosto elevato, attestandosi vicino al 39% al 2022, un valore tra i più elevati in Europa. Il tasso di elettrificazione dell’Italia è il più alto tra i Paesi più grandi e si colloca al di sopra della media europea, che è pari al 33,3%. Questo vantaggio competitivo deriva dalla struttura del tessuto produttivo italiano, caratterizzato da settori che hanno saputo integrare precocemente vettori elettrici e da una spinta verso l’efficienza. Tuttavia, mantenere questa leadership richiede un’accelerazione nella decarbonizzazione dell’industria, agendo sulla produzione energetica, sulla trasformazione dei consumi termici e dove il potenziale di abbattimento delle emissioni può essere più significativo.

Tecnologie e settori: dalle basse temperature agli hard-to-abate

I settori hard-to-abate hanno un ruolo fondamentale nel tessuto industriale italiano poiché da essi dipende il 5% del valore aggiunto lordo nazionale. Se si considera l’impatto emissivo, tali industrie sono responsabili di quasi il 20% delle emissioni complessive di CO2 dirette (scope 1) a livello nazionale. Per questo tipo di indusrie, l’applicazione delle soluzioni elettriche è ancora limitata. Il potenziale delle elettro-tecnologie varia, infatti, in modo sostanziale in base ai requisiti termici dei diversi comparti industriali:

  • Comparti a bassa temperatura (sotto i 200°C): Settori come l’alimentare, il cartario e il chimico sono in una posizione di netto vantaggio. Qui, tecnologie come le pompe di calore industriali e i bollitori elettrici possono già oggi sostituire efficacemente le caldaie a gas. Le pompe di calore, in particolare, permettono non solo di generare calore pulito, ma di recuperare il calore di scarto dei processi, chiudendo il cerchio dell’efficienza energetica.
  • Settori hard-to-abate (alte temperature): Per i settori energivori come la siderurgia, il cemento e la ceramica, che richiedono temperature superiori ai 500-1000°C, la sfida è più complessa. Lo studio identifica soluzioni come i forni ad arco elettrico, il riscaldamento a induzione, le torce al plasma e il riscaldamento a resistenza come i vettori principali per la decarbonizzazione dell’industria pesante entro il 2035.

La supply chain: un’eccellenza italiana ed europea

Lo studio FIRE-ECF evidenzia la solidità della filiera produttiva. Per quanto concerne le pompe di calore, l’Italia detiene una posizione di primato nella componentistica: il 60% dei componenti delle pompe di calore è di produzione italiana.

Ampliando lo sguardo al contesto continentale, la filiera della realizzazione di queste apparecchiature è quasi interamente europea, con una quota che oscilla tra l’85% e il 90%. Il dato sottolinea come la decarbonizzazione dell’industria, oltre a essere un obiettivo ambientale, rappresenti anche un’opportunità di politica industriale per rafforzare l’autonomia strategica e la competitività economica dell’Europa e dell’Italia, riducendo la dipendenza da tecnologie extra-UE.

Per quanto riguarda l’assemblaggio, l’Italia è il secondo Paese dopo la Germania in Europa sia per valore occupazionale sia per valore della produzione.

Principali ostacoli alla decarbonizzazione dell’industria italiana

In base allo studio, i principali ostacoli alla decarbonizzazione dell’industria italiana sono riconducibili a diversi fattori:

  • Tempi di ritorno sull’investimento ritenuti troppo elevati.
  • Complessità tecnica e integrazione: non sempre è semplice integrare le nuove elettro-tecnologie negli impianti industriali esistenti. Spesso è necessaria una revisione profonda dei processi produttivi, che comporta rischi operativi e costi aggiuntivi.
  • Carenza di competenze professionali: lo studio sottolinea la necessità di investire nella formazione di figure specializzate. Mancano infatti progettisti, installatori e manutentori con le competenze tecniche specifiche richieste dalle nuove tecnologie della filiera.
  • Incertezza normativa e contrattuale: La mancanza di un quadro regolatorio stabile e la difficoltà nel sottoscrivere contratti di fornitura a lungo termine, che potrebbero invece stabilizzare i costi energetici, rappresentano un ulteriore freno agli investimenti.

Regolazione mercato dell’energia elettrica e del gas

Attualmente, la regolazione e le politiche fiscali tendono a penalizzare il vettore elettrico con imposte e oneri di sistema più elevati rispetto a quelli applicati al gas naturale. Ecco perché lo studio considera una priorità la revisione di imposte e oneri tra elettricità e gas naturale mirata a ridurre gli extracosti in genere sostenuti per KWh elettrico. Auspicabile dunque, una legge che riveda la distribuzione delle imposte sui due vettori energetici e indichi ad ARERA di procedere a ridistribuzione degli oneri di sistema.

Certificati Bianchi

Il meccanismo dei Titoli di Efficienza Energetica (TEE) è riconosciuto dagli operatori tra gli strumenti più efficaci a supporto dell’efficienza energetica. Negli ultimi anni la semplificazione di alcune procedure e una maggiore flessibilità nell’interpretazione delle regole hanno migliorato la fiducia nello schema. Per renderlo davvero attrattivo agli occhi delle imprese e della filiera, gli stakeholder suggeriscono in particolare di:

  • valorizzare maggiormente il ruolo degli EGE e dei professionisti dell’energia, che possono
    accompagnare le aziende nella progettazione degli interventi e nell’accesso ai TEE;
  • ampliare le schede standard anche a interventi industriali innovativi, oggi poco rappresentati,
    riducendo il ricorso a richieste di chiarimento e ulteriori pratiche a consuntivo, più complesse e
    costose.

In tale prospettiva i certificati bianchi restano uno strumento centrale, ma necessitano di un continuo miglioramento ed adattamento alla nuova generazione di interventi legati all’elettrificazione e al recupero termico.

Migliorare la convenienza economica delle elettro-tecnologie

Per superare queste barriere, lo studio suggerisce politiche di supporto mirate, come incentivi per la riduzione dei costi di capitale, il sostegno alla filiera italiana della componentistica e la promozione di contratti energetici di lungo periodo.

Per promuovere lo sviluppo delle pompe di calore e delle elettro-tecnologie in generale lo studio sottolinea che è necessario ridurre i CAPEX poiché queste richiedono investimenti iniziali molto significativi, che possono appunto frenarne l’adozione da parte delle aziende. Per fare questo bisogna incrementare le economie di scala, ottimizzando le strategie di approvvigionamento e investendo in R&D.

Per stimolare la decarbonizzazione industriale bisognerebbe premiare l’adozione di tecnologie efficienti attraverso una revisione dell’imposizione fiscale, prendendo spunto dai Paesi Bassi che hanno implementato un modello simile. Importante continuare a incrementare la quota di rinnovabili e migliorare la flessibilità del sistema elettrico.

Vai allo studio Catena del valore delle tecnologie di elettrificazione industriale in Italia

Rinnovabili •

About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.