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EGE, il regista della transizione: “Senza competenze, l’efficienza resta solo un costo”

Dalle diagnosi energetiche all'intelligenza artificiale, perché l'Esperto in Gestione dell'Energia EGE è oggi una figura strategica per la resilienza del sistema produttivo

EGE, il regista della transizione: “Senza competenze, l’efficienza resta solo un costo”
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Negli ultimi anni, parlare di decarbonizzazione non significa più soltanto adeguarsi a un’evoluzione normativa, ma è diventato un pilastro fondamentale del sistema produttivo italiano, indispensabile per garantirne la competitività e la resilienza.

In un panorama sempre più complesso, caratterizzato dalla sempre presente burocrazia stringente e dall’estrema volatilità dei mercati, emerge una figura centrale capace di trasformare i tecnicismi in visione strategica: l’Esperto in Gestione dell’Energia (EGE).

Oggi l’EGE non è più soltanto il professionista delle diagnosi energetiche, ma una vera e propria “infrastruttura professionale” che abilita l’innovazione, gestisce l’integrazione di intelligenza artificiale e garantisce che gli investimenti della Transizione 5.0 si traducano in risparmi reali e misurabili. Per capire come sta cambiando questa professione e quale ruolo giocherà nella governance energetica del 2030, ne abbiamo parlato con le due più alte cariche di AssoEGE, l’associazione di riferimento che riunisce gli Esperti in Gestione dell’Energia certificati, il Presidente Francesca Marini ed il Vicepresidente Andrea Maritano. Da anni AssoEGE è in prima linea nel tutelare la professionalità degli EGE, partecipando ai tavoli tecnici istituzionali e promuovendo una cultura dell’efficienza basata su competenza, etica e indipendenza.

Negli ultimi anni la normativa europea sta aumentando ritmo e complessità. In questo scenario, l’EGE diventa una vera “infrastruttura professionale” della transizione. In che modo la figura dell’EGE sta evolvendo e perché oggi è più centrale che mai?

Sono assolutamente d’accordo che l’Esperto in Gestione dell’Energia certificato UNI 11339 – da 2023 riconosciuto anche come Energy Auditor – rappresenti oggi una colonna portante della transizione energetica.

Dal 2015 (anno di prima scadenza per l’adempimento del D lgs 102/14 ) come EGE, insieme alle ESCo, abbiamo svolto quasi 40.000 diagnosi energetiche per conto delle imprese soggette all’obbligo., contribuendo in modo determinante all’attuazione delle politiche di efficienza energetica nel nostro Paese. Dietro ogni grande impresa obbligata, così come dietro tutte le aziende energivore, ci sono sempre un EGE o una ESCo che hanno effettuato misure, analisi approfondite dei consumi e sviluppato un piano strutturato di miglioramento dell’efficienza energetica, successivamente monitorato e seguito nel tempo in un lavoro continuo, spesso poco visibile, ma che  ha di fatto consentito alle organizzazioni di trasformare gli obblighi normativi in risultati concreti e duraturi.

Quest’anno sono diciotto anni che, come EGE, operiamo nel mercato dell’efficienza energetica, affiancando imprese e PA nella progettazione, implementazione e monitoraggio di interventi di efficienza energetica. In tutti questi anni abbiamo accompagnato il sistema produttivo attraverso tutte le principali evoluzioni normative, dai primi Certificati Bianchi, passando per Conto termico fino alle più recenti misure del Piano Transizione 5.0, consolidando competenze tecniche e gestionali uniche e una profonda conoscenza delle dinamiche del settore energetico.

Possiamo affermare che l’EGE si è affermato come una vera e propria infrastruttura del sistema energetico: senza questa figura professionale strumenti fondamentali come le diagnosi energetiche, i meccanismi di incentivazione, le soluzioni tecnologiche per l’efficienza energetica e i Sistemi di Gestione dell’Energia non potrebbero essere efficacemente implementati, né garantire risultati concreti e misurabili.

La nuova Direttiva Europea sull’Efficienza Energetica, attualmente in fase di recepimento, rafforza ulteriormente questo ruolo. Oltre ad ampliare significativamente l’obbligo di diagnosi energetiche, introduce per la prima volta l’obbligo di implementare Sistemi di Gestione dell’Energia ISO 50001 per le imprese a maggior consumo, segnando il passaggio da un approccio basato su interventi isolati ad una gestione strutturata, continua e misurabile dell’energia.

Il Presidente Asso EGE Francesca Marini e il Vicepresidente Andrea Maritano

In un contesto in cui i prezzi dell’energia sono tra i più alti d’Europa e del mondo, l’EGE non supporta solo la sostenibilità ambientale, ma rappresenta una leva strategica per la competitività delle imprese italiane. Garantire efficienza, ottimizzare consumi, integrare produzione e flessibilità significa proteggere le aziende dall’instabilità dei mercati energetici e trasformare la gestione dell’energia in un vantaggio competitivo reale.

In questo scenario, l’EGE non è più solo un consulente tecnico: è la garanzia concreta che norme, incentivi e strategie energetiche si traducano in risultati reali, misurabili e duraturi, capaci di generare valore per le imprese e rafforzare la resilienza e la competitività del sistema Paese.

Per questo motivo l’EGE è senza ombra di dubbio una figura strategica e fondamentale per la transizione energetica.

Il mercato dell’efficienza energetica è sovraccarico di tecnologie e proposte commerciali, spesso non confrontabili tra loro. Qual è il ruolo dell’EGE?

In un mercato dell’efficienza energetica sempre più ricco di soluzioni tecnologiche, offerte commerciali e modelli contrattuali complessi, il ruolo dell’EGE è quello di garantire l’oggettività tecnica e la correttezza delle scelte di investimento in ambito energetico. L’EGE rappresenta in questo contesto un presidio di competenze indipendenti, capace di riportare ogni decisione al dato reale e al fabbisogno energetico effettivo dell’organizzazione.

Partendo da analisi strutturate dei consumi e diagnosi energetiche conformi alle norme, oggi integrate dai dati provenienti da sistemi di monitoraggio continuo, l’EGE è in grado – infatti – di confrontare diverse soluzioni tecnologiche basandosi su indicatori di prestazione, analisi costi-benefici e ciclo di vita, verificando i risultati attesi e di costruire interventi realmente coerenti con i processi produttivi, gli usi finali dell’energia e le specificità di ciascuna impresa o PA.

Grazie all’EGE, le organizzazioni sono nelle condizioni di scegliere in modo consapevole, basandosi su criteri tecnici oggettivi e – aspetto molto importante-  con piani di misura che permettono la verifica dei risultati.

Il ruolo dell’EGE è fondamentale anche per evitare distorsioni di mercato. Senza una figura terza e qualificata, il rischio è che l’efficienza energetica venga ridotta a una semplice vendita di tecnologie, scollegata dai reali bisogni energetici e dagli obiettivi di medio-lungo periodo. L’EGE, invece, opera come elemento di equilibrio tra domanda e offerta, tutelando l’impresa e contribuendo alla credibilità dell’intero sistema.

La revisione della Direttiva introduce obblighi più stringenti, audit più rigorosi, monitoraggio continuo e responsabilità crescenti. Quali competenze devono sviluppare gli EGE e quali rischi emergono se le aziende non elevano il proprio livello tecnico?

In primo luogo, le competenze di gestione strutturata dell’energia, coerenti con i requisiti dei Sistemi di Gestione ISO 50001 diventano centrali. L’EGE non è più solo il professionista che svolge la diagnosi, ma il regista di un processo continuo di pianificazione, monitoraggio, analisi e miglioramento, basato su dati affidabili e indicatori di prestazione energetica.

Cresce sicuramente l’importanza delle competenze in ambito  digitalizzazione e intelligenza artificiale: sistemi di misura avanzati, piattaforme di energy management, integrazione dei dati energetici con quelli produttivi e ambientali, modelli energetici basati sull’AI. La Direttiva EED3 richiede evidenze oggettive e tracciabili, e questo implica per gli EGE una maggiore capacità di leggere, interpretare e valorizzare i dati complessi e tradurli in decisioni operative.

Un altro ambito chiave riguarda la valutazione tecnico-economica degli interventi, sempre più legata a criteri di sostenibilità, riduzione delle emissioni e coerenza con gli obiettivi climatici europei.  L’EGE deve saper valutare gli interventi in termini di sostenibilità, decarbonizzazione, accesso agli incentivi e ritorno economico con una visione integrata. In questo contesto si rafforza il ruolo dell’EGE anche come figura di raccordo organizzativo: capacità di governance, gestione dei processi interni, coinvolgimento delle persone e supporto alle decisioni strategiche. Le responsabilità crescenti previste dalla Direttiva rendono indispensabili competenze trasversali, non solo tecniche ma anche gestionali per poter dialogare con il management aziendale e le funzioni finanziarie.

I rischi per le aziende che non elevano il proprio livello tecnico sono concreti. Da un lato, il rischio di non conformità normativa, con possibili sanzioni o esclusione dai meccanismi di incentivazione. Dall’altro, il rischio di perdere competitività: senza competenze adeguate, l’efficienza energetica resta un costo e non diventa mai un fattore di creazione di valore.

Affidarsi a professionisti non adeguatamente qualificati o mantenere un approccio minimale significa esporsi a diagnosi di bassa qualità, investimenti inefficaci e opportunità mancate. Al contrario, puntare su EGE certificati e su un innalzamento reale delle competenze tecniche rappresenta oggi una scelta strategica, non solo per rispettare la normativa, ma per governare in modo consapevole e duraturo la transizione energetica e sostenere la competitività e la continuità del business.

I nuovi CAM Edilizia richiedono competenze avanzate su LCA, materiali e circolarità. Quanto è preparato il mercato italiano e quale ruolo può giocare l’EGE?

Il mercato italiano non è ancora pienamente pronto ad affrontare tutti i temi della sostenibilità applicata all’edilizia. Su materiali e soluzioni impiantistiche, ad esempio, c’è già una certa familiarità: gli EGE conoscono bene i CAM precedenti e possono supportare efficacemente la progettazione e la valutazione dei fabbricati, compresa la definizione di configurazioni impiantistiche e di isolamento termico.

Aspetti più recenti come l’analisi del ciclo di vita (LCA) e l’analisi della circolarità sono invece ancora in fase di sviluppo e richiedono competenze che il mercato sta lentamente acquisendo.

In questo contesto, gli EGE possono svolgere un ruolo strategico di presidio tecnico, affiancando imprese e progettisti nella valutazione dei consumi operativi e verificando se le misure progettuali previste siano realmente efficaci, anticipando le esigenze future e supportando una transizione verso pratiche più sostenibili e misurabili.

Va ricordato che  gli EGE e le ESCO sono i soggetti abilitati  a redigere diagnosi energetiche obbligatorie  in ambito CAM, confermando il ruolo tecnico centrale della figura e che AssoEGE ha attivamente partecipato ai tavoli tecnici di definizione dei CAM recentemente pubblicati.

Il nuovo Conto Termico 3.0 promette di accelerare in modo significativo gli interventi di efficientamento. Ma senza una reale capacità di valutazione energetica si rischiano investimenti non ottimizzati, oversizing o scelte poco coerenti con la domanda reale. In che modo Asso EGE e la figura dell’EGE stesso può garantire che i progetti siano efficaci, misurabili e tecnicamente solidi?

Un EGE certificato segue un approccio strutturato: analisi dei fabbisogni reali, definizione di baseline verificabili, valutazione comparativa delle soluzioni e verifica della coerenza tra investimento, risparmio atteso e ciclo di vita dell’opera.

Il suo ruolo è determinante: non si tratta di scegliere la tecnologia più incentivata, ma l’intervento che genera  la miglior prestazione energetica  nel contesto specifico. Il tema dell’over sizing nel CT3.0 non rappresenta di fatto un problema, il meccanismo opera secondo dei massimali di costo che limitano questa eventualità.

Il Piano Transizione 5.0 affida all’EGE un ruolo di certificatore dei risparmi energetici. Quali sfide concrete emergono?

La finanziaria 2026 ha eliminato  le maggiorazioni previste dalla Transizione 5.0 per gli investimenti in beni strumentali che garantiscono una riduzione misurabile dei consumi energetici. lasciando operativa solo la Transizione 4.0, senza vincolo diretto con obiettivi di efficienza energetica.

Alla luce di questa scelta, AssoEGE ha sottolineato che politiche industriali prive di requisiti chiari e verificabili di efficientamento sono in contrasto con il principio europeo “Energy Efficiency First”.

Alla luce di questo principio  si ritiene essenziale che le politiche industriali  incentivino in modo esplicito e verificabile l’efficienza energetica, supportando imprese più competitive, resilienti e autonome dal punto di vista energetico. L’esclusione di meccanismi 5.0 rappresenta quindi un segnale molto negativo per il percorso di decarbonizzazione e innovazione del sistema produttivo italiano, percorso in cui gli Esperti in Gestione dell’Energia (EGE) sono al fianco delle imprese per garantire progetti industriali realmente efficienti, misurabili e sostenibili. 

Molti professionisti non sono pronti ad affrontare richieste su digitalizzazione, data analytics, LCA, compliance normativa e nuovi modelli energetici. Quali competenze risultano più urgenti?

L’EGE non è un profilo teorico o accademico, ma un professionista attivo e operativo, che intercetta quotidianamente le esigenze reali di imprese e Pubbliche Amministrazioni e, proprio per questo, è spesso in grado di anticipare le competenze richieste dal mercato e dalla normativa.

Una  di queste competenze  riguarda sicuramente la digitalizzazione. Il monitoraggio dei consumi energetici è diventato una vera e propria tecnologia abilitante, non solo per l’efficienza energetica ma per la digitalizzazione stessa delle aziende. La capacità di progettare, leggere e interpretare sistemi di misura, piattaforme di energy management e flussi di dati è oggi una competenza imprescindibile per l’EGE, perché consente di trasformare l’energia in un’informazione strategica.

Un secondo ambito in forte crescita è quello della sostenibilità, che per la componente ambientale si basa sempre più su dati energetici strutturati e affidabili. Indicatori, baseline, emissioni, LCA e reporting ambientale trovano nell’EGE un punto di riferimento naturale, grazie alla sua conoscenza profonda dei consumi e dei processi energetici. Anche in questo caso, l’evoluzione è già in atto, ma richiederà un ulteriore rafforzamento delle competenze nei prossimi anni.

Un ulteriore fronte di competenza riguarda la conoscenza dei mercati energetici e dei nuovi modelli di approvvigionamento, ambito che sta cambiando molto rapidamente. In questo senso, il ruolo dell’EGE si interseca sempre più con quello dell’utility manager, richiedendo una visione aggiornata su prezzi, contratti, flessibilità, autoproduzione e comunità energetiche.

Guardando al prossimo futuro quindi, digitalizzazione, sostenibilità e mercati  saranno certamente tra le aree da potenziare maggiormente, anche attraverso il dialogo con figure professionali emergenti, come i Sustainability Manager, gli Utility Manager e gli esperti di IA. Si tratta di ruoli diversi, ma con numerosissimi punti di contatto, che rendono l’EGE una figura centrale di integrazione e coordinamento.

Le nuove forme di partecipazione attiva al sistema energetico richiedono competenze ibride. L’EGE può essere la “cinghia di trasmissione”?

Senza dubbio.

L’evoluzione del sistema energetico – dall’autoproduzione alle comunità energetiche, dallo stoccaggio alla flessibilità, fino ai nuovi modelli di mercato – richiede professionisti in grado di governare la complessità, evitando soluzioni frammentate o scollegate tra loro.

In questo scenario, l’EGE può e deve svolgere il ruolo di vera “cinghia di trasmissione” tra tecnologie, regole e modelli di business, traducendo opportunità spesso complesse in scelte concrete, sostenibili ed efficaci per l’utente finale.

L’EGE è una  figura di sintesi , capace di integrare competenze tecniche, normative ed economiche in una visione gestionale a 360 gradi. È probabilmente l’unica figura in Italia disciplinata da una norma tecnica specifica in grado di coordinare competenze eterogenee e trasformare complessità in scelte concrete, sostenibili ed efficaci.

In un sistema che chiede sempre più consapevolezza, responsabilità e partecipazione attiva, l’EGE non è solo un supporto tecnico, ma un facilitatore di scelte energetiche mature, capace di mettere in relazione esigenze operative, obiettivi economici e vincoli normativi, contribuendo in modo concreto alla competitività e alla sostenibilità del sistema produttivo italiano.

Digitalizzazione, intelligenza artificiale e diagnostica predittiva stanno crescendo nel sistema nazionale. Come cambiano ruolo e responsabilità dell’EGE?

La digitalizzazione degli impianti e l’introduzione di strumenti avanzati di analisi dati e intelligenza artificiale stanno trasformando in modo significativo il mestiere dell’EGE, rafforzandone il ruolo e ampliandone le responsabilità. L’EGE passa sempre meno tempo a lavorare su fotografie statiche dei consumi e sempre più a governare processi dinamici, basati su dati continui, affidabili e strutturati.

Il monitoraggio evoluto dei consumi è oggi il cuore di questa trasformazione. Sistemi di misura diffusi, piattaforme digitali e algoritmi di ottimizzazione consentono di individuare inefficienze in tempo reale, correlare i consumi ai processi produttivi e supportare decisioni rapide e informate. In questo contesto, l’EGE diventa il regista del dato energetico, responsabile non solo della sua raccolta, ma soprattutto della sua corretta interpretazione e del suo utilizzo ai fini del miglioramento delle prestazioni.

L’uso dell’intelligenza artificiale e della diagnostica predittiva introduce nuove opportunità, ma anche nuove responsabilità. L’EGE è chiamato a validare modelli, verificare la qualità dei dati in ingresso, distinguere tra correlazioni statistiche e reali cause tecniche, evitando automatismi che possano portare a decisioni errate. La tecnologia non sostituisce la competenza, ma la rende ancora più necessaria.

Cresce inoltre la responsabilità dell’EGE nel garantire la coerenza tra strumenti digitali, obiettivi energetici e requisiti normativi, in particolare nell’ambito dei Sistemi di Gestione dell’Energia ISO 50001 e degli obblighi introdotti dalla nuova Direttiva sull’Efficienza Energetica. La tracciabilità dei dati, la misurabilità dei risultati e la continuità del miglioramento diventano elementi centrali del suo ruolo.

Infine, la digitalizzazione rafforza la funzione dell’EGE come interfaccia tra tecnologia e organizzazione. L’EGE deve saper dialogare con fornitori di soluzioni digitali, responsabili IT, manutenzione e management aziendale, traducendo output complessi in indicazioni operative e strategiche comprensibili. In questo senso, l’evoluzione digitale non snatura la professione, ma ne conferma il valore: l’EGE rimane il garante della razionalità energetica, oggi supportato da strumenti più potenti, ma sempre guidato da competenza, esperienza e responsabilità.

Guardando al 2030, quali responsabilità emergeranno e quali condizioni servono perché l’EGE diventi attore stabile della governance energetica nazionale?

La digitalizzazione, l’intelligenza artificiale e la crescente attenzione alla decarbonizzazione stanno contribuendo a un riconoscimento sempre più forte della figura dell’EGE, sia da parte del mercato sia del quadro normativo. Le imprese e le Pubbliche Amministrazioni chiedono con sempre maggiore frequenza competenze qualificate in grado di governare la complessità energetica, e la normativa europea e nazionale individua esplicitamente l’EGE come figura di riferimento per diagnosi, sistemi di gestione e responsabilità energetiche.

Tuttavia, questo riconoscimento non sempre si traduce in un coinvolgimento tempestivo e strutturato. Troppo spesso l’EGE viene interpellato in una fase avanzata, quando una soluzione tecnologica è già stata individuata o un progetto di innovazione è stato impostato, limitando il suo contributo a una validazione ex post. In questo modo si perde la possibilità di analizzare in modo strategico scenari alternativi, valutare l’impatto complessivo su consumi, costi, flessibilità e sostenibilità, e orientare le scelte verso soluzioni realmente ottimali nel medio-lungo periodo.

L’avvento dell’intelligenza artificiale nella gestione dell’energia e nei percorsi di decarbonizzazione rende ancora più evidente questa criticità. L’AI può essere uno strumento potentissimo per il monitoraggio, l’ottimizzazione e la previsione, ma richiede una governance competente: dati corretti, modelli coerenti con i processi reali e obiettivi chiari. Senza una visione energetica complessiva, il rischio è quello di adottare soluzioni tecnologicamente avanzate ma strategicamente inefficaci.

In un contesto in cui i prezzi dell’energia resteranno un fattore di forte attenzione nei prossimi anni, le decisioni energetiche non possono più essere episodiche o reattive. Serve una regia capace di integrare efficienza, approvvigionamento, autoproduzione, flessibilità e decarbonizzazione. L’EGE è la figura naturalmente deputata a svolgere questo ruolo, perché unisce competenze tecniche, conoscenza normativa e capacità di lettura dei mercati.

Per questo è fondamentale che l’EGE venga coinvolto fin dalle fasi di ideazione delle politiche industriali e dei progetti di innovazione, non come supporto operativo ma come attore strategico. Solo così sarà possibile sfruttare appieno le potenzialità delle nuove tecnologie e dell’intelligenza artificiale, trasformando la gestione dell’energia da centro di costo a leva competitiva e di resilienza per il Sistema Paese.

AssoEGE lavora a fianco degli EGE per tutelare la professione, garantire formazione continua, qualità del lavoro ed etica, valorizzando al contempo il network tra professionisti. Attraverso tavoli tecnici, confronto continuo e dialogo con istituzioni e stakeholder, l’associazione supporta gli EGE nel prendere decisioni informate, coerenti e trasparenti, contribuendo a far evolvere la professione in linea con le reali esigenze della transizione energetica.


Alberto Affronti, referente Lombardia di AssoEGE è stato recentemente ospite sul palco del Rinnovabili District a Smart Building Expo 2025, presso Fiera Milano, intervenendo come relatore nel panel “Il ruolo dell’EGE: come condurre un’analisi approfondita dei consumi energetici aziendali”.

Rivedi l’intervento completo al seguente link:

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