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Energia eolica offshore, il North Sea Summit di Amburgo vuole spazzare via Trump

Il vertice serve a confermare l'impegno dei Governi dell'Europa occidentale e settentrionale a favore dello sviluppo dell'energia eolica offshore quale mezzo fondamentale a rafforzare la sicurezza energetica della regione.

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Immagine generata con IA

Entro il 2030 quasi 90 gigawatt in progetti congiunti per rafforzare la cooperazione sull’energia eolica nel Mare del Nord

Lunedì 26 gennaio i leader europei si sono incontrati ad Amburgo per discutere di cooperazione in materia di energia eolica e idrogeno nel Mare del Nord. I Paesi della regione si sono impegnati a cooperare per accelerare lo sviluppo di energia eolica offshore e idrogeno. Tali Paesi si impegneranno a fornire quasi 90 gigawatt di energie rinnovabili offshore entro il 2030 e 360 entro il 2050.

Il vertice è servito a stabilisce azioni e scadenze specifiche per ridurre i rischi degli investimenti, collegare tra loro le reti elettriche transfrontaliere e rafforzare il sistema energetico contro attacchi fisici, informatici o ibridi. In tal modo, la regione diventa meno dipendente dalle importazioni di combustibili fossili.

Il summit di Amburgo conferma l’impegno dei Governi dell’Europa occidentale e settentrionale a favore dello sviluppo dell’energia eolica offshore quale mezzo fondamentale a rafforzare la sicurezza energetica della regione. I Governi coinvolti si terranno aggiornati sulla pianificazione, la condivisione dei costi e il finanziamento dei progetti e sulla creazione di nuovi posti di lavoro.

Il vertice del Mare del Nord

Il North Sea Summit di Amburgo è organizzato quest’anno per la prima volta dal Governo federale tedesco per promuovere la cooperazione transfrontaliera e in particolare l’espansione dell’energia eolica offshore. Il primo si è svolto per la prima volta in Danimarca nel 2022, nel pieno della crisi energetica. Riunisce i Paesi della regione e l’industria. All’edizione 2026 hanno partecipato Irlanda, Francia, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo, Germania, Danimarca, oltre a Norvegia, Islanda, Regno Unito e rappresentanti della Commissione Europea e della NATO.

Trump smentito a Davos sull’eolico

Il vertice vuole mostrare la compattezza dell’Europa di fronte alle minacce di Trump contro gli alleati della NATO per la cessione della Groenlandia.

Soltanto pochi giorni fa, al World Economic Forum di Davos, in Svizzera, il Presidente degli Stati Uniti ha di nuovo deriso l’energia pulita. Trump ha rincarato la dose, affermando che le turbine eoliche sono “per perdenti. Il Presidente ha anche detto che la Cina produce quasi tutti gli impianti eolici, ma che lui non è riuscito a trovare neanche un parco eolico nel Paese.

Guo Jiakun, portavoce del Ministero degli Esteri cinese, ha dovuto contraddirlo pubblicamente: “Gli sforzi della Cina per affrontare il cambiamento climatico e promuovere lo sviluppo e l’applicazione delle energie rinnovabili nel mondo sono evidenti a tutti“.

Nella Repubblica Popolare infatti esiste uno dei più grandi parchi eolici al mondo, precisamente nella Provincia di Gansu. Il parco ha una capacità di 10 gigawatt ed è anche visibile dallo spazio. Secondo il Global Energy Monitor, soltanto nei primi 6 mesi del 2025 la Cina ha installato oltre 4,4 GW di nuova capacità offshore, lo stesso quantitativo registrato nel corso di tutto l’anno precedente. Un rapporto del think tank Ember sostiene inoltre che nel 2024 la produzione eolica della Cina abbia rappresentato il 40% della produzione eolica mondiale.

Energia eolica offshore fondamentale a rafforzare la sicurezza energetica in Europa

Il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, vorrebbe trasformare il Mare del Nord nella “maggiore riserva di energia pulita al mondo“.

L’energia pulita di produzione nazionale – hanno dichiarato a Politico il Segretario all’Energia britannico, Ed Miliband, e il Commissario UE per l’Energia, Dan Jørgensen – offre un’alternativa alla crescente dipendenza dell’UE dal gas naturale liquefatto importato, gran parte del quale ora proviene dagli Stati Uniti“.

Fare così tanto affidamento sui combustibili fossili, che provengano dalla Russia o da qualsiasi altro Paese, non può garantirci la sicurezza energetica e la prosperità di cui abbiamo bisogno. Ci rende incredibilmente vulnerabili alla volatilità dei mercati internazionali e alle pressioni di attori esterni“, hanno aggiunto.

Promuovendo l’energia pulita stiamo difendendo il nostro interesse nazionale. In questo modo permetteremo al Regno Unito di scendere dalle montagne russe dei combustibili fossili e garantiremo al Paese la sovranità e l’abbondanza energetica“, ha dichiarato inoltre Ed Miliband in una nota.

L’impegno europeo a favore dell’energia eolica nel Mare del Nord

Nel 2023 i Paesi del Mare del Nord avevano concordato un obiettivo di 300 gigawatt di capacità eolica offshore da raggiungere entro il 2050, ora l’obiettivo passa a 360. Tre anni fa la regione intendeva rispondere all’invasione russa dell’Ucraina, che aveva sollevato il tema della dipendenza dell’Europa dal gas russo. Questa volta gli stessi Paesi hanno voluto ostentare la propria indipendenza dagli Stati Uniti.

Le discussioni al North Sea Summit di Amburgo hanno riguardato i quadri di investimento necessari a realizzare i progetti transfrontalieri nell’ambito dell’eolico offshore. Lo scopo è garantire una maggiore cooperazione nello sviluppo delle infrastrutture energetiche, come previsto dalla nuova iniziativa UE “Autostrade dell’energia che, con il “Pacchetto reti europee“, individua otto corridoi infrastrutturali strategici. Il rafforzamento dell’interconnettività è un requisito base per raggiungere l’indipendenza energetica. Ad Amburgo è discusso anche di come proteggere le infrastrutture critiche e di come rafforzare la resilienza del sistema energetico in un contesto internazionale fortemente instabile.

L’UE rischia la dipendenza energetica dagli Stati Uniti

L’eccessiva dipendenza da una qualsiasi fonte di approvvigionamento rischia solo di ripetere i problemi già visti in Europa. Gli Stati Uniti sono il maggiore esportatore mondiale di GNL e da quando l’UE ha iniziato a ridurre le importazioni di gas russo, quelle di GNL dagli Stati Uniti sono quadruplicate, in base ai dati dell’Institute for Energy Economics and Financial Analysis, organizzazione no-profit per il clima. Proprio per trovare alternative alle forniture russe, a settembre Roma e Washington si sono impegnate ad ampliare i legami energetici, anche attraverso un incremento delle esportazioni di GNL dagli USA.

Le importazioni di GNL statunitense nell’UE sono passate da 21 miliardi di metri cubi nel 2021 a circa 81 miliardi di metri cubi nel 2025. Sono 13 Paesi dell’UE ad aver importato GNL dagli Stati Uniti nel 2025. L‘analisi avverte che la crescente dipendenza dell’UE dal gas naturale liquefatto statunitense potrebbe causare un’altra forma dipendenza potenzialmente molto rischiosa. Tale dipendenza potrebbe anche compromettere l’adempimento degli impegni europei sulla domanda di gas.

Lo studio evidenzia che se l’UE desse seguito a tutti gli accordi di fornitura pattuiti con gli USA, nel 2030 il blocco potrebbe arrivare a rifornirsi dagli Stati Uniti per il 75-80% delle importazioni di GNL, rispetto al 57% del 2025. Affidarsi eccessivamente al GNL statunitense, il più costoso per gli acquirenti dell’UE, contraddice quanto previsto dal piano REPowerEU per la protezione della sicurezza energetica dell’UE, da assicurare attraverso la diversificazione e la riduzione della domanda.

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About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.