La multinazionale olandese e il sultano dell’Oman spendono 53 milioni di dollari in un progetto che porterà all’uso di energia solare sui pozzi di petrolio. Così si abbatte il costo di estrazione e un settore in crisi può rifiorire. A spese dell’ambiente

Entrambi i Paesi, infatti, possiedono risorse petrolifere che attualmente non sfruttano perché i costi dell’operazione non valgono la candela. Ma adesso Glasspoint Solar può essere la risposta a tutti i loro problemi: dopo un progetto pilota avviato nel 2011, adesso l’“azienda degli specchi” ha la possibilità di entrare a piè pari nel grande mercato dell’energia fossile, non già come cavallo di troia delle tecnologie rinnovabili, ma piuttosto come fedele scudiero dei petrolieri. Il vapore generato dalla radiazione solare potrà, infatti, ridurre il consumo di gas e le emissioni dell’80%, sostiene Glasspoint Solar. Inoltre, il basso costo dell’energia solare rischia di rendere più conveniente l’uso di combustibili tradizionali. Fatto che porterebbe inevitabilmente ad un loro rientro in voga del tutto indesiderato. Almeno per il clima.











