Rinnovabili • Perché l'eolico in Europa sta rallentando? Rinnovabili • Perché l'eolico in Europa sta rallentando?

Perché l’eolico in Europa sta rallentando?

Gli ultimi dati sull'energia eolica in Europa pubblicati da WindEurope mostrano un rallentamento in tutti i principali mercati ad accezione della Germania. Colpa di un iter autorizzativo che ancora disattende le prescrizioni della RED II

Perché l'eolico in Europa sta rallentando?

Le previsioni per l’eolico in Europa e Italia

Lo sviluppo dell’eolico in Europa procede a rilento. Così a rilento che WindEurope, la principale associazione di settore a livello regionale, ha dovuto mettere mano ai suoi pronostici 2025. Modificando al ribasso la nuova capacità prevista sia per l’anno corrente che entro il 2030. Fatta eccezione per la Germania, infatti, dove l’installazione di impianti eolici a terra sta segnando nuovi record, negli altri paesi del continente il settore arranca.

RED III, opportunità mancata?

Il rallentamento che sembra avvolgere il mercato dell’eolico in Europa appare paradossale, soprattutto se ci si focalizza sugli Stati Membri dell’Unione. Una delle principali cause di questa fatica strutturale sembra essere l’iter burocratico per i nuovi impianti, processo che, in teoria, la Direttiva sulle energie rinnovabili del 2023 (RED III) avrebbe dovuto contribuire a semplificare.

In che modo? Attraverso misure come il concetto di “interesse pubblico prevalente” o le zone di accelerazione, ossia aree “particolarmente adatte alla rapida messa in funzione di impianti” e per questo in grado di godere di tempi d’attesa ridotti per le autorizzazioni. Tempi che generalmente dovrebbero essere portati entro una scadenza di 24 mesi.

Queste agevolazioni sono state colte al volo da Berlino e porteranno il paese a installare circa 5 GW di nuove turbine eoliche onshore nel 2025; quasi il triplo di quanto realizzato negli ultimi 5 anni. Nello stesso periodo, sono stati autorizzati ben 30 GW di impianti.

Peccato che il resto del settore eolico in Europa non goda della stessa attenzione. Gli altri 26 stati membri dell’UE continuano a disattendere la RED III. Non solo. Secondo quanto rivela WindEurope, in molti paesi il processo di rilascio dei permessi sta addirittura peggiorando. “E introducendo le cosiddette aree di accelerazione delle energie rinnovabili, diversi paesi stanno creando più confusione che semplificazione.”

Un esempio su tutti: l’Italia. Il Belpaese è uno di quelli che fa più fatica a far crescere il proprio parco eolico (e a recepire la Direttiva RED III). Basti pensare che nel 2024 la capacità in esercizio è aumentata di 685 MW e nei primi sei mesi del 2025 di soli 322 MW.

eolico in europa
Tabella di WindEurope

Eolico europeo, previsioni al ribasso per il 2025

Il risultato di questi rallentamenti? L’Europa installerà meno nuova capacità eolica nel 2025 rispetto alle previsioni precedenti. “All’inizio dell’anno ci aspettavamo 22,5 GW di nuove installazioni. Ora ne prevediamo 19. Per l’UE ci aspettavamo 17 GW. Ora ne prevediamo 14,5″, ha spiegato l’associazione, con chiari effetti anche sulle stime a medio termine. A questi ritmi, entro la fine del decennio l’UE dovrebbe raggiungere una capacità eolica totale di 344 GW, di cui 298 GW a terra e 46 GW in mare. L’obiettivo dell’UE per l’energia eolica entro il 2030 è di 425 GW, con un divario di 81 GW rispetto all’obiettivo prefissato.

Scendendo nel dettaglio, per quanto riguarda l’eolico onshore a livello nazionale:

  • Germania: le prospettive sono migliorate grazie a un aumento delle autorizzazioni e a un forte sostegno politico, portando le previsioni a oltre 43 GW di nuove installazioni entro il 2030.
  • Spagna, Francia, Svezia, Danimarca e Italia: le aspettative sono state ridimensionate. In Spagna e Danimarca la mancanza di aste e la concorrenza del fotovoltaico hanno reso meno redditizi i nuovi progetti eolici. Sull’eolico in Svezia pesano invece gli elevati costi di bilanciamento della rete e i bassi prezzi dell’elettricità, che stanno frenando gli investimenti. In Francia l’incertezza politica legata alle elezioni presidenziali del 2027 e il ritardo del piano energetico nazionale hanno creato preoccupazioni per le future aste. Per l’eolico in Italia, invece, le previsioni sono state ridotte a causa di una contrazione nel volume delle aste e dell’incertezza generata dal FER X.

“La riduzione della nuova energia eolica è una cattiva notizia per la competitività dell’Europa in generale”, ha affermato Giles Dickson, CEO di WindEurope. “L’industria europea brama elettricità a basso costo per competere con la Cina e gli Stati Uniti. Ma troppi governi rimangono titubanti riguardo all’espansione dell’eolico. Questo non minaccia solo il settore eolico, ma mette a repentaglio anche l’occupazione e la crescita in ambiti più ampi, come l’acciaio, la chimica e l’ICT. Fare affari in Europa diventa molto più difficile per loro se l’UE non riesce a raggiungere i suoi obiettivi energetici”.

I numeri positivi dell’eolico in Europa

Non tutti i dati, tuttavia, appaiono negativi. Nel primo semestre del 2025, i paesi europei hanno commissionato 11,3 GW di nuove turbine eoliche, con un incremento del 19% rispetto al primo semestre del 2024. Il totale si suddivide in 8,8 GW onshore e 2,5 GW offshore.

Inoltre, l’Europa ha approvato decisioni finali di investimento (FID) per un valore di 34 miliardi di euro per nuovi parchi eolici nella prima metà del 2025, un importo superiore al totale delle FID del 2024. I 34 miliardi di euro hanno finanziato 14 GW di nuova capacità, che dovrebbe entrare in funzione nei prossimi anni. 22 miliardi di euro delle FID sono stati destinati all’eolico offshore, a 6 nuovi progetti, di cui 3 in Polonia, tra cui il più grande investimento privato mai realizzato in quel paese.

Leggi QUI il report sull’eolico europeo.

About Author / La Redazione