Eolico offshore in Italia: 900 MW al 2030 sono troppo pochi

ANEV, AIEE e FREE hanno fatto il punto sugli scenari nazionali connessi allo sviluppo dell’eolico in mare, chiedendo una maggiore ambizione per il futuro a medio termine.

Eolico offshore in Italia
Foto di rdaudt da Pixabay

(Rinnovabili.it) – Le turbine galleggianti hanno riacceso le speranze eoliche di tanti paesi fino ai ieri tagliati fuori dalla tradizione tecnologia offshore. Tra questi c’è anche l’Italia i cui alti fondali hanno fino ad oggi rallentato lo sviluppo delle wind farm in mare. Anche se, ad essere onesti non è stata la tecnologia il più grande ostacolo all’eolico offshore in Italia. Dei noti e delle soluzioni in cui si muove oggi il comparto si è parlato in occasione del webinar organizzato stamane dalle associazioni ANEV, AIEE e FREE; un appuntamento dedicato agli aspetti economici e tecnici connessi allo sviluppo dell’eolico offshore in Italia tra potenzialità e problemi pratici.

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Come ricordato da Simone Togni, Presidente del ANEV, l’attuale transizione ecologica rende oggi necessario il ricorso all’energia del vento “in tutte le sue applicazioni”. “L’eolico offshore ha un buon potenziale nel mediterraneo e in Italia – ha spiegato Togni – anche grazie alle nuove tecnologie flottanti. Ma per far sì che il settore possa portare tutti i suoi benefici, è necessario attuare una transizione burocratica […] intervenendo con opere di velocizzazione e semplificazione sia rispetto all’iter autorizzativo, sia riguardo alla connessione alla rete. Il settore eolico offshore italiano è pronto a portare in Italia i benefici connessi a tale tecnologia innovativa, nel rispetto dei protocolli e delle regole più rigorose di tutela e salvaguardia dell’ambiente, del paesaggio e della fauna marina”.

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“Il PNIEC indica come obiettivo al 2030 la realizzazione di 900 MW di eolico offshore” ha dichiarato Carlo Di Primio, Presidente di AIEE. “Per un Paese con alcune migliaia di km di costa non sono certamente numeri importanti […] Certamente, rispetto a paesi come la Gran Bretagna, l’Olanda o altri paesi che si affacciano sui mari nordici l’Italia non può vantare le stesse potenzialità. È importante però che cerchi di trarre anche da questa tecnologia il massimo contributo ottenibile per lo sviluppo dell’energia rinnovabile e dell’economia green”.

Il tema dell’eolico offshore è importante sia per il percorso di decarbonizzazone dell’Italia che è in netto ritardo sugli obiettivi Ue, sia per un discorso di nuove filiere industriali” afferma Livio de Santoli, Presidente del Coordinamento FREE. “E’ necessaria, in questo quadro una revisione urgente e spedita del PNIEC che deve essere coordinato con il PNRR”. Secondo de Santoli, il nuovo Piano dovrebbe moltiplicare di un fattore 2,5 i 10 GW installati ora e di questi 6 GW saranno off-shore. “Con gli ottomila chilometri che possediamo e con le nostre tipologie marine non possiamo copiare il Nord Europa ma dobbiamo sviluppare una filiera industriale autonomacon aerogeneratori off-shore specifici per la realtà del Mediterraneo. Oltre ciò per sviluppare una filiera italiana è necessario affrontare la questione delle autorizzazioni, perché l’innovazione nel settore delle rinnovabili è rapida e se ci si mettono due o tre anni solo per l’iter autorizzativo l’installazione di tecnologie obsolete è una certezza”.

2 Commenti

  1. Il pericolo è che si sfrutteranno pezzi giganteschi di territorio compreso il mare compromettendo l economia di quei territori senza raggiungere gli obiettivi ecosostenibili un po come la politica che ha guidato il fossile creando più danni che vantaggi

  2. Bisogna anche sensibilizzare il più possibile le amministrazioni del territorio! Penso il particolare alla piattaforma galleggiante approvata per le coste del Sud Sardegna (zona di Portoscuso), che alla fine non è stata installata, a quanto ho potuto verificare in rete, a causa delle contrapposizioni della stessa Regione Sardegna e dei comuni di Portoscuso, Carloforte, Iglesias e altri in zona. Pare che la piattaforma potesse danneggiare la pesca e il turismo locali e anche la “possibile” Area Marina Protetta dell’Arcipelago del Sulcis (di cui si parla da anni ma che non ho capito se effettivamente è “partita” o meno. In Danimarca stanno per costruire una piattaforma galleggiante immensa e in Italia bisogna lottare con burocrazia e con ideologie antiche e niente affatto green anche per poche pale… Senza parole…

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