Il documento di lavoro trapelato da Bruxelles insiste su uno scenario centrale che stima una capacità rinnovabile che copra il 65–70% dei consumi. Per l'idrogeno rinnovabile viene indicato un target di consumo indicativo a livello UE pari a 8 Mt.

Verso la nuova Direttiva Rinnovabili 2040 (RED IV)
Con la tenuta del Green Deal sempre più incerta, immaginare il percorso di decarbonizzazione europeo post 2030 appare arduo. Tuttavia le norme comunitarie che disciplinano la strategia energetica del Blocco sono agli sgoccioli e la Commissione si trova oggi fra le mani il delicato compito di definire i target UE per il 2040. Obiettivi che confluiranno nella prossima Direttiva sulle energie rinnovabili RED IV da pubblicare entro la fine del 2026.
Il provvedimento avrà il compito di allineare l’ambizione energetica agli obiettivi riduzione delle emissioni di CO2 entro la stessa data (-90% rispetto al 1990), ma con qualche sfida in più rispetto al passato.
La spinta degli Stati membri verso una maggiore flessibilità energetica
Perché qualche sfida in più? Perché 15 Stati membri tra cui l’Italia e i Paesi dell’Alleanza Nucleare capitanati dalla Francia, stanno da tempo facendo pressioni per allentare l’ambizione che ha caratterizzato le diverse revisioni e modifiche dell’originale Direttiva sulle energie rinnovabili del 2009.
La richiesta primaria del gruppo? “Un quadro energetico flessibile […] che promuova l’uso di tutte le fonti energetiche a basse emissioni di carbonio” che, tradotto in termini spiccioli, significa una sola cosa: ogni Paese dovrebbe decidere in maniera autonoma, senza vincoli e senza una miriade di sotto – obiettivi settoriali.
Un passo nella direzione opposta allo spirito che ha da sempre animato i diversi pacchetti energia e clima dal 2020 in poi, nonostante sia necessario ammettere che negli anni la Commissione abbia fatto già diverse concessioni alla “flessibilità”.
Oggi, nell’attuale clima politico, appare impossibile però che l’Esecutivo comunitario continui con l’attuale struttura di target vincolanti a livello UE per rinnovabili ed efficienza energetica, sostenuti da contributi nazionali guidati da formule precise. L’ipotesi che va configurandosi sembrerebbe indirizzare la politica energetica comunitaria verso “un quadro abilitante” e l’introduzione di indicatori chiave di prestazione, anziché definire rigidi paletti.
Gli scenari di sviluppo per le fonti rinnovabili al 2040
La conferma arriva da un documento trapelato da Bruxelles, riguardante l’impatto della prossima Direttiva RED VI. Il testo analizza la strategia della Commissione europea definendo il percorso tecnicamente ed economicamente più efficiente per centrare l’obiettivo climatico UE al 2040.
Se l’attuale direttiva RED III traguarderà l’obiettivo del 42,5% di rinnovabili al 2030, per il decennio successivo la quota di FER sul consumo finale di energia dovrebbe salire a circa il 65-70% (scenario centrale) per far avanzare la decarbonizzazione come previsto.
Questo significherebbe portare la capacità elettrica verde installata tra i 2.000 e i 2.400 GW entro la fine del 2040 rispetto ai circa 680 GW del 2024. Una mossa che garantirebbe all’Unione di ridurre la propria dipendenza dai combustibili fossili importati fino al 25% rispetto all’attuale 57%.
Ciò dovrebbe però comportare anche l’impiego di KPI – all’interno del prossimo Regolamento sulla Governance – per monitorare aree critiche quali i tempi di autorizzazione, il curtailment (Bruxelles propone una metodologia armonizzata a livello UE per misurare e monitorare il taglio della produzione) e la diffusione di tecnologie pulite specifiche come le pompe di calore, il solare termico e la geotermia . Garantendo trasparenza e comparabilità.
Nel contempo il documento propone un tetto massimo per il riscaldamento domestico, bloccando la contabilizzazione della biomassa solida primaria ai livelli del 2024.
La revisione degli obiettivi per idrogeno e biocarburanti
Per quanto riguarda l’idrogeno, il documento di lavoro propone la sostituzione degli attuali mandati nazionali vincolanti della RED III con un obiettivo indicativo a livello UE di consumo di idrogeno rinnovabile per l’industria e le raffinerie pari a 8 milioni di tonnellate. Prevedendo al contempo crediti e incentivi alla domanda a valle, da implementare attraverso le altre normative. Per gli analisti di Rystad Energy l’approccio non è dei migliori.
“Per il mercato europeo dell’idrogeno, la prospettiva di sostituire gli obblighi nazionali vincolanti aggiunge un ulteriore elemento di incertezza politica in un momento in cui i progetti dipendono ancora fortemente dalla visibilità della domanda a lungo termine per garantire l’acquisto e giungere alle decisioni finali di investimento”, spiega Frederick Andre Wessel, Product Manager di Hydrogen Research di Rystad Energy. “Se i segnali di domanda a lungo termine rimangono forti solo in pochi Stati membri, il mercato rischia di svilupparsi in compartimenti stagni anziché come un mercato europeo integrato”.
Ovviamente un impulso alla domanda di H2 potrebbe arrivare anche con gli effetti dell’attuale conflitto in Medio Oriente, che hanno reso sempre più evidente per il Vecchio Continente l’esigenza di rendersi indipendente anche dall’approvvigionamento di questo vettore e dei suoi derivati.
Un passo indietro potrebbe invece essere previsto per i biofuel “sostenibili”. L’ipotesi dell’Esecutivo sarebbe di eliminare il vincolo della RED III che limitava i biocarburanti da colture alimentari/foraggere a un incremento massimo dell’1% rispetto ai livelli 2020, fissando un tetto armonizzato del 7% per tutti gli Stati membri. Con l’idea, però, di introdurre un meccanismo a livello nazionale che permetta di sospendere o ridurre gli obblighi di miscelazione in caso di impennate o crisi dei prezzi alimentari globali.
E i biocarburanti avanzati? Il testo presuppone che l’attuale minimo combinato per il trasporto tra biofuel avanzati e RFNBO scada dopo il 2030, rendendo la domanda maggiormente dipendente dalle politiche nazionali e complicando ulteriormente il traguardo comune.












