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Eolico: ordini record nel 2025 mentre l’offensiva cinese avanza

Con 215 GW di nuove commesse, l'industria delle turbine eoliche segna il suo secondo miglior risultato di sempre. A spingere sono soprattutto gli ordini internazionali per gli OEM cinesi, mentre le crescenti frizioni politiche definiscono una nuova e complessa era

Ordini Eolico, il 2025 è il secondo anno da record
Ordini Eolico, il 2025 è il secondo anno da record – Foto di Iwona Castiello d’Antonio su Unsplash

Gli ordini del mercato eolico globale

Il 2025 è stato un anno da record per l’eolico globale in termini di ordini commerciali. Secondo l’ultima analisi di Wood Mackenzie, lo scorso anno il volume delle commesse per turbine eoliche ha raggiunto i 215 GW, il secondo valore annuo più alto mai registrato. Un risultato reso possibile soprattutto dal boom degli ordini internazionali firmati dagli OEM cinesi.

Sono alcuni anni che gli aerogeneratori Made in China hanno intensificato la concorrenza con le macchine occidentali, forti della nuova spinta manifatturiera nazionale e dei generosi aiuti di Stato. Ma nel 2025, con la flessione delle nuove installazioni nazionali generata dal cambio del regime incentivante, le esportazioni eoliche cinesi hanno accelerato. Nel dettaglio, gli ordini internazionali per i produttori cinesi sono cresciuti del 66% su base annua.

“I principali OEM cinesi stanno ottenendo sempre più ordini in mercati ad alta crescita come Medio Oriente, India e America Latina, sfruttando il rapido roll-out di piattaforme da oltre 10 MW per conquistare quote di mercato”, ha dichiarato Finlay Clark, Principal Analyst presso Wood Mackenzie.

La sfida per l’Europa

Un problema non da poco per i big dell’eolico europeo che, oltre all’impossibilità di competere con il low cost del gigante asiatico, non hanno la stessa flessibilità produttiva. Non solo: in Cina i produttori di turbine possono contare su risorse e catene di fornitura locali strettamente integrate di cui gli OEM occidentali sono sprovvisti. Oggi il rischio più probabile è assistere alla replica di quanto è già avvenuto nel mercato fotovoltaico, perdendo terreno sia all’estero che nel Vecchio Continente.

In alcuni mercati il grado di copertura del Made in China ha quasi saturato la totalità delle commissioni. Nell’area Medio Oriente e Africa, spiega Woodmac, gli sviluppatori hanno privilegiato la disponibilità anticipata di modelli da 10 MW per minimizzare i costi su progetti su scala gigawatt, permettendo agli OEM cinesi di catturare il 95% della capacità regionale nel 2025. Questo spostamento è stato confermato dall’Arabia Saudita, dove Goldwind si è aggiudicata un ordine da 3,1 GW per due siti: il più grande ordine di turbine singole mai registrato nella regione.

In tutto ciò, spiegano gli analisti, l’Europa ha sorpreso positivamente, con ordini onshore in crescita di oltre il 60% grazie alle riforme normative in Germania che hanno sbloccato le autorizzazioni (21 GW autorizzati nel 2025, il doppio rispetto al 2024).

La Top Ten dei produttori

Va da sé che la top ten dei principali produttori eolici (per acquisizione di ordini) vede ancora una volta la predominanza della Repubblica Popolare, che con le sue aziende occupa 8 posizioni su 10. Regina indiscussa del podio è Goldwind, seguita da Envision e Windey, nonostante la maggior parte delle commesse sia ancora per il mercato interno. Gli unici OEM europei della lista sono Vestas e Nordex, rispettivamente al 6° e 10° posto.

“La Cina si è aggiudicata oltre 150 GW di ordini eolici nel 2025, un risultato solido nonostante un calo del 15% rispetto al picco del 2024”, ha affermato Yuan Ren, Senior Analyst, Power & Renewables.

classifica OEM eolici

I prezzi delle turbine eoliche

Nonostante la concorrenza spietata, i prezzi delle turbine sono rimasti stabili e più alti delle medie 2022 e 2023. A complicare il quadro ci pensano le nuove dinamiche geopolitiche: il meccanismo CBAM (la tassa sul carbonio alla frontiera) dell’Unione Europea e i nuovi dazi statunitensi hanno fatto lievitare i costi logistici per i componenti in acciaio.

Per quanto riguarda il CBAM, i costi delle turbine in Europa potrebbero aumentare di pochi punti percentuali; tuttavia, sviluppatori e regolatori continuano a fare pressione per ottenere prezzi più bassi a tutela della redditività dei progetti.

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