Le buone pratiche dell’agrivoltaico, pubblicate le prime linee guida

Il documento pubblicato da SolarPower Europe definisce standard di settore e best practices per diversi modelli di business agrisolare

buone pratiche dell'agrivoltaico
Credits: BayWa r.e.

(Rinnovabili.it) – Una guida sulle buone pratiche dell’agrivoltaico per migliorare la sinergia tra mondo energetico e produzione alimentare. A redigerla è SolarPower Europe, l’associazione che rappresenta le aziende fotovoltaiche a livello europeo. Il documento, presentato ieri durante il SolarPower Summit, fornisce un aiuto cocreto agli sviluppatori energetici, al mondo agricolo e alle comunità rurali. Come? Mostrando lo stato dell’arte e facendo il punto della situazione rispetto a “cosa funziona” e “cosa no”. E fornendo una serie di consigli per realizzare impianti agrivoltaici “di successo”. Una parola quest’ultima che non definisce solo la questione economica, ma che è strettamente connessa anche allo sviluppo rurale sostenibile e alla tutela di biodiversità ed ecosistemi.

“Siamo estremamente orgogliosi di aver guidato la pubblicazione della prima edizione delle Linee guida per le migliori pratiche dell’Agrivoltaico – commenta Eva Vandest, presidente del gruppo di lavoro – in collaborazione con […] i partner del settore agricolo. Le 19 best practices trattate aiuteranno chiunque desideri sviluppare un progetto agrifoltaico a garantire che funzioni sia a livello agricolo che solare, fornendo benefici ambientali e finanziari”. 

Ecco perché il manuale si rivolge oltre che a società solari e agricole, anche a investitori, proprietari terrieri, PA, associazioni, centri di ricerca scientifica, società di consulenza, fornitori e, più in generale, a qualsiasi soggetto interessato al tema.

La guida riporta requisiti minimi, casi studio e raccomandazioni elaborate direttamente dalle esperienze dei membri del gruppo di lavoro Agrisolar (lanciato dall’associazione lo scorso anno). E opera una prima ma fondamentale suddivisione tra tipologie di impianto. Nel dettaglio, i sistemi agrivoltaici vengono suddivisi a secondo dell’approccio. In quello focalizzato sulla cosiddetta Controlled Environment Agriculture, ossia l’agricoltura in ambiente controllato, si mira a massimizzare la produzione agricola attraverso l’ottimizzazione delle risorse naturali come acqua, energia, terra, spazio e luce. È il caso dei moduli fotovoltaici installati su strutture sopraelevate a protezione delle colture sottostanti o delle serre solari.

L’approccio storico è invece quello dell’agrivoltaico in campo aperto, dove l’attività agricola è parallela a quella di produzione energetica. Un esempio? Gli impianti a terra realizzati nei pascoli: l’erba cresce sotto e tra i moduli che possono offrire anche riparo agli animali. Un approccio che potrebbe essere integrato anche a preziosi servizi ecosistemici a supporto della protezione della biodiversità, inclusa ad esempio la creazione di habitat per la fauna locale o di corridoi per la fauna selvatica.

“Adesso è il momento di raccogliere i frutti di Agrisolar sostenendone lo sviluppo in tutta l’UE”, ha commentato Walburga Hemetsberger, CEO di SolarPower Europe“Massimizzeremo questi benefici se il progetto Agrisolar inizierà sempre con la definizione di ciò che abbiamo chiamato il ‘Concetto di agricoltura sostenibile’. Integrando questo approccio nello sviluppo del progetto, gli sviluppatori dei progetti Agrisolar garantiranno che il progetto funzioni correttamente come progetto agricolo e come impianto di generazione FV, oltre a fornire servizi socioeconomici e ambientali”. 

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