Farri: vizi e virtù del fotovoltaico, settore che presto esploderà

La lucida e appassionata “visione” di Averaldo Farri, importante manager del settore fotovoltaico, che per la prima volta si presenta con la nuova divisa di direttore vendite mondiale della multinazionale ABB Solar

Averaldo Farri (foto di www.giornalemetropolitano.it)Dott. Farri, per quale motivo Power One è stata assorbita da ABB o comunque ha deciso un percorso comune alla grande multinazionale?

Diciamo che ci hanno scelto loro. ABB aveva la necessità di investire nelle energie rinnovabili per crescere ulteriormente rispetto ai settori che già rappresentavano. Hanno così analizzato il mercato cercando un’azienda che avesse una bella gamma di prodotti e una presenza diffusa nel mondo e che potesse ben inserirsi nel “sistema ABB” rappresentando i prodotti che compongono la filiera del solare. Ha identificato Power One, la sua linea di prodotti e la penetrazione nel mercato e ha fatto un’offerta in borsa, perché Power One era quotata al NASDAQ.

 

Posso conoscere l’entità dell’offerta?

Un’offerta di 1 miliardo e 28 milioni di dollari.  Gli investitori hanno giudicato l’offerta adeguata e l’hanno venduta. Quindi siamo diventati ABB, non tanto perché noi lo abbiamo voluto, ma perché ci hanno cercato e scelto.  E noi di questo siamo davvero orgogliosi.

 

Immagino che questa nuova “dimensione” abbia allargato i vostri orizzonti …

ABB è una multinazionale vera, nel senso che opera in 103 paesi e ha 46 siti produttivi nel mondo, 150mila dipendenti, più o meno un fatturato annuo di 46 miliardi di dollari. Quindi per noi si è creata una situazione assolutamente nuova di “globalizzazione” della nostra attività. Nelle ultime settimane è stata disegnata un’organizzazione aziendale integrata, perché fino a marzo abbiamo lavorato parallelamente come Power One e ABB con pochi riferimenti e contatti.  Adesso siamo veramente integrati. Alcuni di noi, fra cui io, hanno avuto un ruolo globale.  Adesso, quindi, lavoriamo come una sola azienda.

 

Quali saranno le nuove prospettive rispetto al mercato internazionale e in particolare a quello nazionale?

L’obiettivo è quello di sviluppare il settore fotovoltaico, ma anche l’intero settore legato alle rinnovabili, portando i nostri prodotti sul mercato globale per diventarne il numero uno al mondo. La visione di ABB è di investire nel settore un po’ in opposizione a quello che stiamo vivendo in Italia, dove da un punto di vista politico e normativo sembra che si cerchi di rallentare o, addirittura, uccidere le rinnovabili.

 

Ci riusciranno ad uccidere le rinnovabili?

Voglio essere ottimista.  Credo che in Italia siamo in un momento di transizione: stiamo andando da un sistema incentivato ad un sistema non incentivato, siamo il primo paese al mondo che prova a far questo. E’ un passaggio storico ed in questo momento le aziende sono praticamente in mezzo al guado.  E la situazione di difficoltà per il settore, che noi viviamo oggi in Italia, è dovuta secondo me proprio a questo, si passa da un sistema in cui ti pagavano per produrre energia ad un sistema in cui lo fai con investimenti tuoi.  L’importante è che l’Italia scelga se andare nella direzione dell’energia distribuita – e quindi sostenere le rinnovabili, non con incentivi, ma almeno senza interventi legislativi a loro ostili – oppure rimanere nel secolo scorso…

 

Ce la farà l’Italia a fare questa scelta?

Questa direzione non la indico io, ma il mondo intero, da Obama al Giappone alla Germania ai paesi africani, il pianeta sta andando verso una generazione dell’energia elettrica a produzione distribuita ed è quella la strada. Sta a noi decidere se sposarla o no. Se la scegliamo, questo è un settore che creerà lavoro, che si aprirà a nuove tecnologie, come le smart grids, le smart cities, gli accumuli, la mobilità elettrica e a tante altre ancora. Diversamente rimarremo un Paese arretrato e fuori dal mondo.

 

AbbA proposito delle scelte: c’è chi dice che nell’ultimo anno e mezzo siamo addirittura tornati indietro, non tanto come fatturato del settore, quanto come mentalità e approccio su queste nuove tecnologie. Lei come vede il mercato attuale italiano e gli sviluppi in un futuro molto breve.

Ciò che è molto grave, in Italia, è la mancanza di un’informazione corretta sulle questioni della sostenibilità energetica. Quello che si dà in pasto alla grande parte dell’Italia, attraverso i talk show e i giornali, è un’informazione falsata. Mi dispiace dirlo, ma è così. Ho sentito un economista che ha detto che abbiamo investito in una tecnologia antica (cfr fotovoltaico), come se Germania, USA e Giappone investissero a occhi chiusi, e che basterebbe dipingere un tetto di una vernice conduttiva per… creare energia. Lui è un economista? Faccia l’economista.  Perché l’ingegnere, non lo sa fare.

Ciò che invece si percepisce nei protagonisti di quest’industria, è un interesse gigantesco, la voglia di innovare, di investire e di trovare soluzioni anche alternative alle “mazzate” che prendiamo da varie parti del paese.

 

Come convogliare queste “energie positive” del settore?

Vedo due obiettivi principali. Il primo è di riuscire a comunicare correttamente quanto c’è di buono, di moderno e di innovativo in questa tecnologia.  In tal senso le testate come Rinnovabili.it hanno un ruolo straordinario e vitale per lo sviluppo e la consapevolezza del paese. L’altro è di riuscire a dimostrare che la nostra è un’industria che si autosostiene, che è competitiva e che può creare economia. Se noi riusciamo a farlo – e son certo che ci riusciremo – non ho dubbi: è solo questione di tempo.

Alla fine il nostro settore volerà altissimo.