Investire nelle rinnovabili: da dove arriva e dove finisce il denaro?

Dai fondi pensione alle Banche di sviluppo, dalle famiglie ai fondi sovrani: un rapido sguardo sui flussi di capitale nel mondo dell’energia pulita

Investire nelle rinnovabili

 

Chi sceglie, oggi, di investire nelle rinnovabili?

(Rinnovabili.it) – Il sistema energetico mondiale si sta trasformando e lo sta facendo più rapidamente di quanto si sarebbe potuto immaginare solo 10 anni fa. Malgrado l’industria fossile ribadisca con tenacia di essere qui per restare, la nuova capacità verde sta lentamente rosicchiando le risorse tradizionalmente assegnate a carbone e petrolio. Investire nelle rinnovabili oggi conviene. E non solo perché il quadro politico mondiale ha accettato di intraprendere un percorso di decarbonizzazione, favorendo il disinvestment dai combustibili fossili. In molti casi, le energie rinnovabili si dimostrano l’opzione più vantaggiosa, grazie a prezzi fissi garantiti su lunghi periodi.

 

IRENA, l’agenzia internazionale delle energie rinnovabili, ha cercato di tracciare i flussi finanziari che attraversano il settore. In collaborazione con l’Iniziativa per la politica climatica (CPI) ha pubblicato il report “Global Landscape of Renewable Energy Finance” in cui si delineano le principali tendenze degli investimenti globali tra il 2013-2016. Il documento offre una panoramica completa dei flussi di capitale per regione e tecnologia, esaminando il diverso ruolo delle finanze pubbliche e di quelle private e cercando di definire una prospettiva futura per quanti vogliano investire nelle rinnovabili.

 

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Uno dei primi dati che emerge è la netta differenza tra pubblico (Governi, fondi climatici, banche di sviluppo ecc.) e privato (investitori istituzionali, Private Equity, Venture Capital, sviluppatori, cittadini, ecc.). Che le risorse del primo settore siano decisamente inferiori a quelle messe in campo dal secondo è un risultato praticamente scontato. Meno, forse, che i livelli di capitale più bassi provengono attualmente proprio dai principali investitori istituzionali -fondi pensione, compagnie assicurative, fondi sovrani – a livello mondiale: negli ultimi tre anni hanno contribuito con meno dell’1% alla spesa totale nelle green energy. Il motivo? Secondo gli analisti una ragione potrebbe essere che le dimensioni degli asset non sono ancora abbastanza significative per attirarli. “Una volta che gli sviluppatori potranno presentare portafogli multi-miliardari di progetti operativi, gli investitori istituzionali potrebbero essere più inclini a impegnarsi”, scrive IRENA.

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La parte da leone la fanno ovviamente gli sviluppatori, seguiti a ruota dalle famiglie e dalle aziende, attraverso il proprio capitale o tramite lo strumento del debito. Ma le finanze pubbliche possono svolgere un ruolo chiave determinante, coprendo il rischio del progetto nella fase iniziale e portando a maturazione i nuovi mercati.

In generale, nonostante i minori investimenti nel 2016 rispetto al 2015 (da 330 miliardi a 263 miliardi), il 2016 ha registrato aumenti record nella capacità rinnovabile, segno della aumenta efficienza del settore: oggi si può spendere di meno e crescere di più Il fotovoltaico e l’energia eolica dominano la spesa globale per i nuovi progetti verdi.

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