Greenpeace: l’industria energetica è imprigionata nel passato

Il nuovo rapporto di Greenpeace indaga le ragioni reali per l’opposizione alle energie rinnovabili da parte delle grandi utilities europee

Greenpeace: l'industria energetica è imprigionata nel passato(Rinnovabili.it) – Vecchi modelli di business incapaci di tenere il passo con l’evolversi del mercato. Di questo soffrono oggi i big dell’energia tradizionale europea, imprigionati in un passato che mina i loro guadagni e il loro stesso futuro. A redigere la diagnosi è il nuovo rapporto di Greenpeace, presentato oggi a Bruxelles. Il documento, intitolato “Locked in the past: why Europe’s big energy companies fear change”, denuncia per la prima volta come le 10 più grandi aziende energetiche europee, abbiano nel loro insieme, perso 500 miliardi di euro in cinque anni; una perdita, spiega l’associazione ambientalista, che è essenzialmente frutto di scelte antiquate. Se è vero infatti, che queste società da sole generano ben il 58 per cento dell’elettricità in Europa, solo il 4 per cento della loro fornitura proviene dalle fonti rinnovabili (idroelettrico escluso).

 

Negli ultimi dieci anni aziende come  come Iberdrola, E.ON ed Enel hanno ampliato la loro potenza termoelettrica installata puntando però soprattutto sulle energie fossili: nel dettaglio grazie alle fonti tradizionali sono stati 85 GW , l’equivalente dell’intero parco di generazione da fonti fossili della Germania. Secondo gli analisti per rimanere mantenere la competitività sul mercato i big energetici dovranno necessariamente eliminare 50 GW di potenza installata ‘fossile’ entro il 2017.  Perché tanta paura del cambiamento? A spiegarlo è Franziska Achterberg direttore delle politiche Energia e Trasporti  di Greenpeace EU: “Le aziende energetiche europee sono animali feriti con i profitti sanguinanti e una prospettiva cupa. Finora, la loro risposta è stata quella di sfogare la loro rabbia sulle energie rinnovabili e esercitando pressioni in maniera aggressiva contro tutti i criteri che consentono di proteggere la trasformazione energetica”.

 

«Le grandi utilities europee dell’energia – afferma Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia – sono aziende marcatamente fossili, legate al consumo di combustibili dannosi per il clima, l’ambiente, la salute e sempre meno competitivi sul mercato. Hanno fatto, nel recente passato, enormi investimenti sbagliati e ora che le rinnovabili sottraggono loro importanti quote di guadagno, fanno di tutto per soffocarne la crescita e battono cassa per ottenere compensazioni pubbliche ai loro errori industriali»