Battesimo del mare per la prima nave porta idrogeno liquido al mondo

Il progetto pilota, lanciato dalle nipponiche Kawasaki e Iwatani nel 2019, si basa sulla Suiso Frontier, nave cargo da 8.000 t di stazza con una capacità di carico di 1.250 m3 di idrogeno liquefatto a -253°C

Idrogeno liquido: salpa la prima nave che trasporta H2
crediti: wikimedia commons

L’idrogeno liquido occupa 1/800 del volume dell’H2 in forma gassosa

(Rinnovabili.it) – C’è voluto qualche mese di attesa in più per via del Covid, ma la vigilia di Natale ha preso finalmente il mare la Suiso Frontier. È la prima nave porta idrogeno liquido al mondo, un tassello fondamentale nella creazione di filiere globali dell’H2. Partita dal Giappone, raggiungerà l’Australia dove prenderà il primo carico di idrogeno. Non rinnovabile: il vettore energetico proviene in questo caso da un impianto sperimentale di gasificazione della lignite che si trova a Loy Yang e viene trasportato su gomma al porto di Hastings nello stato di Victoria, nel sud del paese.

È il battesimo del mare per la nave cargo che promette ai due paesi di portarsi all’avanguardia nello sviluppo di supply chain globali dell’idrogeno e di diventare i principali esportatori a livello mondiale. Dietro il tentativo c’è la Kawasaki Heavy Industries, armatore della Suiso Frontier insieme a Iwatani, Shell e Electric Power Development. Insieme formano il consorzio Hydrogen Energy Supply-chain Technology Research Association (HySTRA). Kawasaki e Iwatani hanno avviato altri progetti sperimentali in Australia, come quello che coinvolge anche l’australiana Fortescue per individuare un business model per la fornitura di idrogeno liquido rinnovabile.

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La Suiso Frontier trasporterà il vettore energetico in forma liquefatta, stato che è garantito da una temperatura costante di -253°C. A questi livelli, l’idrogeno occupa appena 1/800 del volume che occupa in forma gassosa. La capienza della nave cargo, che ha una stazza di 8.000 t, è assicurata da una cisterna da 1.250 m3. Un progetto pilota che Tokyo ha supportato con 362 milioni di dollari.

Il progetto a Loy Yang, guidato dalla giapponese Kawasaki insieme alla solita Iwatani, Marubeni, Sumitomo e a AGL Energy, gestore della miniera di lignite, è stato lanciato a marzo e produce circa 70 kg al giorno di idrogeno blu, cioè H2 ottenuto dalla combustione di fonti fossili (in questo caso lignite) con recupero di CO2. L’anidride carbonica prodotta nel processo non viene rilasciata in atmosfera, ma catturata e stoccata sottoterra. La scelta è caduta sulla lignite per via dei costi: le stime di inizio anno ipotizzavano che usare questo tipo di carbone fosse 3 volte più economico dell’impiego di elettrolizzatori per produrre idrogeno verde dall’acqua.

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2 Commenti

  1. Ma qual’è il senso di tutta questa operazione?
    In un momento in cui si parla di energie verdi, ti metti a produrre H2 mediante combustione di fonti fossili;
    In più lo trasporti con una nave attraversando mezzo mondo.
    La sensazione è che i danni superino i benefici.

  2. una follia ecologica, l’idrogeno dovrebbe essere prodotto per elettrolisi con impianti solari a concentrazione installati nel deserto del Sahara o comunque in luoghi ad alta insolazione allora avrebbe un senso senza la necessità assurda di stoccare co2 con costi enervetici enormi

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