Idrogeno, in Scozia la produzione diventa 30 volte più veloce

Messo a punto nell’Università di Glasgow un nuovo processo che memorizza l’idrogeno in un liquido privo di carbonio, e in grado di funzionare anche con l’energia fluttuante delle rinnovabili

Idrogeno, in Scozia la produzione diventa 30 volte più veloce(Rinnovabili.it) – La produzione di idrogeno mette il turbo nei laboratori di chimica dell’Università di Glasgow. Qui, infatti, un team di ricercatori è riuscito a velocizzare il processo di elettrolisi delle molecole cole d’acqua di ben trenta volte rispetto ai metodi attuali, senza ricorrere all’impiego di carburanti fossili per alimentare la reazione di scissione molecolare. Attualmente, infatti, la produzione industriale di questo vettore energetico si basa prevalentemente sull’impiego delle fonti fossili; il metodo più avanzato di generare idrogeno utilizzando invece rinnovabili si affida alla tecnologia delle membrane a scambio protonico (PEM). Per raggiungere la massima efficienza però, le PEM richiedono catalizzatori a base di metalli preziosi, alte pressioni ed un’alta densità di corrente elettrica, elemento spesso difficile da ottenere in modo affidabile se si fa ricorso a vento e sole.

 

Il team di ricerca, guidato dal professor Lee Cronin, è riuscito ad ottenere alte prestazioni in condizioni di pressione atmosferica e con carichi di potenza inferiori, tipici delle energie rinnovabili. Come? Utilizzando quello che gli stessi scienziati chiamano una “spugna liquida”,  ovvero un ossido di metallo che cambia colore man mano che si “carica di idrogeno”. In altre parole, invece di ottenere un gas residuo, come nel caso della produzione di questo vettore dal metano, il nuovo processo memorizza l’idrogeno in un liquido privo di carbonio. “Utilizzando una spugna liquida conosciuta come “mediatore redox” e in grado di assorbire gli elettroni, siamo stati in grado di creare un sistema in cui l’idrogeno può essere prodotto in una camera separata senza apporto di energia supplementare dopo l’elettrolisi dell’acqua”, spiega Cronin. “Il legame tra il tasso di ossidazione dell’acqua e la produzione del vettore è stato superato, permettendo processo 30 volte più veloce rispetto a quello basato sui PEM”.

 

Articolo precedenteLa più grande città del Vermont usa il 100% di rinnovabili
Articolo successivoEdilizia: 5 mln di euro per ristrutturare le scuole di Bologna

1 commento

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui