La Commissione UE ha avviato una consultazione pubblica di 4 settimane per raccogliere contributi utili a definire la nuova direttiva sulle rinnovabili 2040

Verso una nuova normativa comunitaria post-2030
In soli 13 anni la quota di rinnovabili nell’Unione europea è più che raddoppiata, raggiungendo nell’ultimo periodo un tasso di crescita annuale di oltre il 3%. E i risultati sono visibili. Nel 2024, le green energy hanno fornito il 48% della produzione energetica totale dell’UE, nel 2025 il 47,5%, confermandosi per due anni di seguito come principale fonte di energia elettrica del Blocco. Peccato che non basti. Ritmo di diffusione ed impegni nazionali sono ancora disallineati con i target climatici del 2040.
A sottolinearlo è la Commissione europea in occasione del lancio di una nuova consultazione pubblica. Il tema? La futura normativa comunitaria in materia di energie rinnovabili. Nonostante la Direttiva RED III sia ancora relativamente “fresca di stampa” – e molti Stati membri in ritardo nel suo recepimento – l’Esecutivo europeo non intende prendere tempo. E vista anche la nuova virata sulla competitività europea, oggi è impegnato a trovare la quadra tra obiettivi climatici, sicurezza energetica e tutela del comparto industriale. “Ciò – spiega la Commissione sul proprio sito – include la definizione di un quadro per le energie rinnovabili per il periodo successivo al 2030”.
Target FER 2040, gli ostacoli da risolvere
L’obiettivo dichiarato è riuscire ad adottare entro la fine del 2026 una proposta legislativa che finalizzi i target FER 2040. Ma il primo passaggio è come sempre la raccolta di contributi da parte di cittadini e stakeholder che confluiranno nei lavori preparativi.
“Il quadro strategico per le energie rinnovabili per il prossimo decennio mirerà a garantire energia affidabile, accessibile e prodotta internamente per i cittadini e l’industria europei, assicurando al contempo che le energie rinnovabili contribuiscano al raggiungimento dell’obiettivo climatico dell’UE per il 2040 in modo efficiente e sostenibile”.
Ciò richiederà necessariamente il superamento di alcuni problemi strutturali: dalle limitate capacità di rete e scarsa flessibilità del sistema elettrico allo stallo nell’elettrificazione dei trasporti; dagli alti costi iniziali per il riscaldamento e raffrescamento green alla semplificazione delle procedure di autorizzazione, oggi ancora troppo lente; dai progetti osteggiati a livello locale alla mancata competitività in termini di prezzi di alcuni combustibili da fonti energetiche rinnovabili.
Sfide di mercato e utilizzo della biomassa
Senza contare un problema sempre più pressante: i nuovi investimenti nelle rinnovabili sono scoraggiati dall’aumento delle ore in cui i prezzi sono bassi o negativi sui mercati dell’energia elettrica. Ma la Commissione mette in guardia anche dagli effetti che lo sviluppo della bioeconomia nell’UE potrebbe avere sulla biomassa per usi energetici.
“Il potenziale di razionalizzazione delle norme e delle misure dovrebbe essere valutato anche nei diversi settori prioritari. Il quadro dovrebbe inoltre tenere conto del declino del pozzo di assorbimento del carbonio dell’UE, come indicato nella relazione 2025 sui progressi dell’azione dell’UE per il clima, ed esaminare le opzioni per garantire un uso più efficiente e mirato della biomassa sostenibile per l’energia. Tra le opzioni strategiche considerate: spostare l’accento sul sostegno, il monitoraggio e l’orientamento a livello dell’UE; differenziare tra tecnologie mature, già competitive in termini di costi, e tecnologie e combustibili emergenti, che richiedono incentivi normativi più mirati; razionalizzare e migliorare il quadro attuale, le misure degli Stati membri e gli obblighi degli operatori economici”.
La fase di presentazione dei contributi è aperta fino al 16 aprile e la consultazione pubblica fino al 12 giugno 2026.











