La transizione energetica secondo Legambiente: lasciare il carbone e stop a nuovo gas

Un nuovo rapporto sulla decarbonizzazione in Italia, in vista dello sciopero nazionale per il clima di venerdì 9 ottobre, parla della necessità di investire seriamente sulle rinnovabili, a partire dal solare e dall’eolico, e di come il governo dovrebbe tagliare i sussidi ambientalmente dannosi nella prossima legge di Bilancio, puntando a chiudere tutte le centrali alimentate da fonti fossili entro il 2040

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Foto di Hans Braxmeier da Pixabay

di Tommaso Tetro

(Rinnovabili.it) – Lasciare il carbone e dire ‘stop’ a nuove centrali a gas. E’ questa la ricetta della transizione energetica targata Legambiente che ha lanciato oggi un nuovo rapporto, ‘La decarbonizzazione in Italia non passa per il gas’, rivolgendosi al governo – a pochi giorni dallo sciopero nazionale per il clima di venerdì 9 ottobre – per far presente che il Paese dovrebbe investire “seriamente sulle fonti rinnovabili, a partire dal solare e dall’eolico, sull’efficientamento energetico, sugli accumuli e sull’innovazione”.

Per l’uscita dal carbone – viene spiegato – non serve realizzare nuove centrali a gas: è sufficiente aumentare l’attività di quelle esistenti da circa 3.200 ore all’anno a 4mila”; ma questo è comunque “poco auspicabile” perché “richiederebbe in sé un aumento dei consumi di metano. E ciò non andrebbe affatto bene”. Nello specifico – si osserva nel rapporto – non si devono più “difendere modelli energetici vecchi e inquinanti”. E il governo con la prossima legge di Bilancio dovrebbe cominciare “a tagliare i sussidi alle fonti fossili”

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L’anima del messaggio di Legambiente è racchiusa da un lato nello stop al carbone e alla realizzazione di nuovi impianti a gas dall’altro nella necessità di aprire “alle semplificazioni per rinnovabili e sistemi di accumulo”. Questo perché “in Italia la decarbonizzazione non può passare dal gas come fonte di transizione in sostituzione del carbone. Bisogna adottare soluzioni credibili e radicali per ridurre le emissioni di CO2″.

“Negli ultimi due decenni le nuove centrali elettriche a metano costruite hanno prodotto una situazione di sovrabbondanza – si rileva nel rapporto – il parco di generazione esistente ammonta a 115.000 Megawatt (MW) di potenza installata, quasi il doppio rispetto alla domanda massima sulla rete” che è stata di 58.219 MW nel luglio 2019.

L’Italia – continua Legambiente – deve avere il coraggio di ridurre, fino ad azzerare, i consumi di gas al 2040, iniziando da subito a non distribuire più risorse economiche per nuovi impianti. Risorse che invece si potrebbero usare per incentivare la diffusione delle fonti rinnovabili. Senza però dimenticare la necessità di mettere in campo politiche di efficientamento del settore industriale, di quello edilizio e della mobilità, oltre ai piani di riconversione delle aree dove sono situate le centrali a carbone. Per queste aree, che dovranno essere riconvertite – viene ricordato – ci sono i fondi europei disponibili per le aree di transizione, il cosiddetto Just trasition fund: ossia circa “7,5 miliardi di euro destinati alla conversione industriale di centrali a carbone, gasolio e altre fonti inquinanti. Senza dimenticare il Recovery fund: parte di quei fondi possono essere destinati per la lotta alla crisi climatica”. La mappa dei ‘posti’ della transizione vanno dalla Sardegna alla Liguria con la Spezia, dal Friuli Venezia Giulia con Monfalcone, alla Puglia con Brindisi.

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Secondo Legambiente il primo passo da compiere è la chiusura entro il 2025 delle centrali a carbone per una capacità di oltre 7.900 MW senza ricorrere a nuovi impianti a gas, per arrivare entro il 2040 alla chiusura di tutte le centrali inquinanti alimentate da fonti fossili, gas metano compreso”.

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